Gesto “mafioso” contro attivista No Spv

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Antonino Casale ieri ha passato mezza giornata a risistemare la sua abitazione a Monteschiavi, frazione di Castelgomberto, piccolo comune dell’Ovest Vicentino. Il giorno prima, ovvero giovedì, ignoti gli sono entrati in casa, mentre lui e la moglie, sono in giro per alcune commissioni. Al ritorno l’amara sorpresa: la casa, che è un tutt’uno con la sua attività di olivicoltore, è a soqquadro. Qualcuno dopo averla messa sottosopra, ha rubato qualche centinaio di euro e un po’ di ori della moglie. «Ma ho la netta sensazione – spiega l’agricoltore di origine siciliana – che fossero in cerca di qualcosa di preciso tra le mie carte».

La voce è ferma, ma lo sguardo di Casale mostra stanchezza e sofferenza insieme. Nel 2002 quando il suo comitato diede un appoggio esterno al candidato del centrosinistra Beppe Berlato Sella, a Casale (in foto) incendiarono un piccolo deposito in cui aveva sistemato alcuni mobili antichi da restaurare (la sua grande passione dopo l’agricoltura). Due anni fa «in circostanze che per me vanno ancora chiarite» andarono a fuoco un centinaio di olivi. Azione per la quale in valle dell’Agno si parlò di gesto mafioso o comunque intimidatorio volto a colpire Casale come simbolo dell’impegno civico e dell’ambientalismo della vallata. Della cosa, che fece scalpore in vallata, si parlò anche su alcuni media locali.

Casale infatti, professore di filosofia col pallino della politica dal basso, ex consigliere comunale castrobrecense, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, ha combattutto e vinto col suo comitato di attivisti una serie di battaglie ambientali di peso: dal blocco del piano urbanistico Poia al blocco dell’anfiteatro voluto da Manuela Dal Lago a Villa Cordellina, dal caso della zona industriale di Castelgomberto fino alla vicenda più eclatante, quella che ha portato al vincolo tombale di una vastissima area verde vicino a Villa Da Schio, detta Praderia. Un blocco che ha chiuso la porta in faccia ad appetiti speculativi enormi attorno al tracciato della Pedemontana Veneta.

«Non vorrei che con la deregulation portata in grembo dallo sblocca Italia, certi appetiti si siano rimessi in circolo e che l’episodio di queste ore, magari portato a compimento da qualche delinquentello di infimo livello, sia invece stato concepito da qualcuno che pensa di tenere il sottoscritto sotto pressione, magari perché vede me e coloro che hanno militato nel comitato, come ostacolo a qualche interesse legato alla Spv». Ad ogni modo l’imprenditore agricolo e sua moglie chiedono che le autorità indaghino sull’accaduto e preparano una denuncia quando «avremo ben chiaro ciò che è stato portato via».

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