Commissione Via, i misteri di Zaia

Dirigenti strapagati, ma la Regione Veneto colleziona consulenti esterni

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Per l’uomo della strada, la commissione Via suona più o meno come un oggetto alieno. In realtà si tratta di uno degli organi tecnici più importanti della Regione Veneto. Le cui decisioni si dispiegano su decine di migliaia di cittadini. “Via” è infatti l’acronimo di «Valutazione d’impatto ambientale»: e il suo parere è essenziale per dire sì o no a piani urbanistici, grandi infrastrutture, cave ed altre opere pubbliche e private di amplissima portata.

La riforma di questa commssione è stata nell’ultimo quinquennio la bestia nera del governatore veneto Luca Zaia. Il movimento ambientalista ha chiesto e richiesto un cambio di passo, considerando le procedure farraginose, discrezionali e opache. Lo stesso vale per l’Europa, visto che dal 2017 la stretta per ridurre incompatibilità e conflitti di interesse inserita nelle direttive europee dovrà essere recepita dalle norme italiane.

INTERESSI IN BALLO
La commissione, composta da alti funzionari regionali e da professionisti esterni nominati dall’amministrazione, vaglia progetti che spesso e volentieri hanno un impatto enorme in termini ambientali e di vivibilità e con un valore di decine se non centinaia di milioni di euro. Ne sa qualcosa Claudio Niero, vicepresidente in quota Pd della commissione ambiente del consiglio regionale: «Noi per primi in aula abbiamo sollevato la questione. E Zaia ci ha dovuto rincorrere come ha dovuto rincorrere le inchieste giudiziarie della magistratura per cercare di fare un po’ di pulizia». Se da una parte l’ultima finanziaria regionale, anche sull’onda della imminente campagna elettorale, ha ridotto di 250.000 euro i costi dovuti ai membri esterni, l’ammontare delle cui spettanze è ancora un mezzo mistero, poco si è fatto in materia di trasparenza. Diversi membri esterni, spesso architetti, oltre a fornire un parere vincolante per una dato progetto in un dato territorio, nello stesso territorio possono curare l’interesse di vari committenti privati. Il che secondo molti consiglieri regionali genera un problema non da poco, ovvero quello per cui il controllato nomina il controllore.

IL CAMBIAMENTO ABORTITO
Le opposizioni in consiglio avevano propugnato l’inserimento nelle commissioni Via anche dei sindaci e dei presidenti di provincia del territorio interessato. «Ma al contempo – attacca Niero – avevamo pure chiesto di inserire tre condizioni ostative per i membri esterni». Ma quali sono? «Non può fare parte della commissione Via chi ha proposto progetti da sottoporre alla medesima commissione. Avevamo poi formulato un espresso divieto di partecipazione nei confronti di figure presenti nel direttivo di soggetti economici, pubblici o privati non importa, i quali soggetti risultino committenti di opere pubbliche o private soggette alla Via. In ultimo – prosegue Niero – avevamo proposto il divieto di partecipazione nei confronti di azionisti o comunque figure che esprimono un qualche controllo verso società o entità economiche che in ultima istanza propongono progetti soggetti a Via».

ZAIA NEL MIRINO. In questo senso le aperture della maggioranza si sono trasformate in chiusure, tanto che l’opposizione è durissima col governatore. In tanti si domandano infatti come mai Zaia, che aveva cominciato il suo mandato auspicando un taglio netto con «l’eredità dell’era Galan», non abbia ottenuto «sua sponte» il cambio delle regole per la nomina della Via. I cui verbali completi spesso non sono nemmeno disponibili nella loro articolazione completa. Secondo il Pd la giunta si è arroccata su questa posizione in ragione di patti interni alla maggioranza: leggasi spartizione e gestione del potere, in una con forti pressioni esterne. Il che non vale solo per la commissione Via ma anche per altri soggetti simili come Vinca, Vas, Nuvv. Sigle astruse che però celano potentissimi pezzi di apparato.

MILIONI AI DIRIGENTI
Rimane un’altra incombenza per chi vincerà le prossime elezioni. Il costo dei membri esterni delle commissioni Via pesa svariati milioni di euro. In più occasioni, associazioni come Legambiente si sono fatte una domanda banale: ma come mai tali incombenze non possano essere in capo ai soli funzionari regionali visto che tipicamente una commissione è composta da una dozzina o da una quindicina di individui?
Solo i dirigenti regionali con competenze tecniche o giuridiche in materia ambientale, territoriale, infrastrutturale o paesaggistica sono una cinquantina su un totale di 180. Cinquanta persone che percepiscono una retribuzione annua complessiva di ben 4,3 milioni di euro con punte di 190.000 euro come nel caso del segretario generale Tiziano Baggio: il tutto per una media pro dirigente che per quanto a spanne vale 85.000 euro. E senza contare i funzionari di alto e medio livello. Un esercito di architetti, ingegneri, geologi, avvocati o dottori in scienze giuridiche, che ha nei curriculum la competenza per sostituire, a costo zero, i chiacchieratissimi membri esterni. Ma fino ad oggi una pratica «virtuosa» come questa non è mai stata fatta propria dalla Regione.

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