Imam Schio espulso, la contraddizione illiberale

A colloquio con il questore vicentino Giampietro e la Digos: il terrorismo non c’entra. Si ripropone lo scontro tra sicurezza e libertà personali

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«Istiga i bambini al terrorismo, espulso dall’Italia l’ex imam di Udine». Il titolo scelto dal Messaggero Veneto dell’1 ottobre è forse quello che meglio rende il clima di allarme che si è creato sui media regionali all’indomani del provvedimento che ha colpito Sofiane Mezzerreg, 36enne algerino, una delle guide spirituali del centro islamico “Guida retta” di Schio nell’Alto Vicentino. Ma le cose stanno davvero così?

Il primo a fare chiarezza è il questore di Vicenza Gaetano Giampietro, il quale ci spiega che il decreto di espulsione è un provvedimento amministrativo, passibile di ricorso al Tar, preso dal Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Non equivale, insomma, ad un arresto o ad un’indagine, decisioni che spettano alla Magistratura. In seguito ad alcune segnalazioni ricevute da una scuola elementare scledense, la condotta dell’imam è stata oggetto di analisi da parte della Digos berica, che ha fatto scattare «un provvedimento di natura sì preventiva ma con puntuali riscontri». Tradotto: le autorità si sono attivate non per le prediche del “salafita” (come si è autodefinito lui stesso, identificandosi con una corrente musulmana che sostiene una sorta di “ritorno alle origini” coraniche), ma per i comportamenti scaturiti presso soggetti terzi (bambini figli di genitori islamici, che si sarebbero rifiutati di ascoltare musica e con gli amichetti avrebbero usato espressioni come «mi farò esplodere») in seguito alla sua opera di proselitismo. Giampietro parla di indagini «svolte con scrupolo e precisione».

Ma l’espulsione non è in nessun modo un procedimento penale, perché i fatti non costituiscono reato. «In tale circostanza infatti si sarebbe dovuta avvisare la Procura della Repubblica, con tutto ciò che ne consegue» ci dice il dirigente della Digos di Vicenza Nevio Di Vincenzo. Che aggiunge un altro tassello in termini di chiarezza: la decisione presa al Viminale ha il suo cardine nel dettato dell’«articolo 13 del Testo unico sulla immigrazione», dove quest’ultimo stabilisce che «per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, il Ministro dell’interno può disporre l’espulsione dello straniero anche non residente nel territorio dello Stato, dandone preventiva notizia al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Affari esteri…». Di Vincenzo poi sottolinea che le autorità competenti, a partire dalla Questura di Vicenza, si sono concentrate sulla «valutazione del titolo di soggiorno di una persona residente nel nostro Paese», nel caso di Mezzerreg dal 2002, e nel Vicentino dal 2013.

Al momento non è ancora dato sapere se l’imam deciderà di ricorrere o meno al Tar. Se lo farà, almeno sul piano del diritto, si riproporranno quelle contraddizioni che puntualmente finiscono sui tavoli dei tribunali amministrativi. Da una parte ci sono le leggi pensate per la salvaguardia dell’ordine pubblico e più in generale della sicurezza nazionale. Dall’altra ci sono le libertà personali garantite dalla Costituzione. Basti vedere quanto accaduto poche settimane fa a Vittorio Veneto sulla scorta delle proteste per le condizioni di un centro di accoglienza. All’epoca dei fatti sui media ci fu uno scontro tra fautori della linea dura pro espulsione e i loro critici che accusarono pezzi del mondo della cooperazione di speculare sul dramma dei migranti. In queste ore, pur a fronte di fatti completamente diversi, la dicotomia si ripropone con un canovaccio simile. Appurato che certi fatti e certi comportamenti sono chiaramente avvenuti, l’interpretazione di quei fatti è sufficientemente sostanziata sul piano giuridico per decretare una espulsione che comunque è un atto di limitazione delle libertà personali? In altri termini: gli uomini della Questura hanno certamente scattato una istantanea fedele di quanto accaduto, ma l’interpretazione che ne dà il Viminale è corretta in termini di diritto?

Se le stesse condotte riscontrate a carico di Mezzerreg fossero attribuibili ad un cittadino italiano di pura razza Piave, un Toni Brusaporco da Trebaseleghe, che però abbia fatto la libera e legittima scelta di convertirsi alla fede islamica, la disciplina prevista dal testo unico sulla immigrazione non si sarebbe potuta applicare. Ovvero: ad una persona di cittadinanza italiana è consentito fare ciò che non è consentito ad uno straniero. Ed è a partire da situazioni come queste che l’applicazione del diritto amministrativo italiano diventa ardimentosa. L’accezione di «sicurezza dello Stato e di ordine pubblico» è così ampia che non sempre per i magistrati è facile collocarla correttamente rispetto a fatti di volta in volta diversi. E di volta in volta oggetto di un diverso procedimento. Con le contraddizioni potenzialmente illiberali che ne conseguono.

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  • zenocarino

    Deve predicare a casa sua e, come lui, tutti coloro che intendono applicare il Corano in Italia.
    O ti adegui o te ne vai a casa dalla mamma.

    • giubra63

      Il problema é che chi rispetta il Corano deve uccidete tutti i non musulmani, come fa Shura del Bottino. L’ideologia islamica ha influenzato Hitler e il nazionalsocialismo, e la Chiesa Cattolica fino al Concilio Vaticano II, era attenta al pericolo islamico. Dopo che hanno fatto dimettere S.S. Benedetto XVI, emarginato i pensieri e gli scritti dei compianto Cardinale Giacomo Biffi e mons.Maggiolini, assistiamo ad una invasione islamica senza precedenti e senza più difese, orde di seguaci ai Fratelli Musulmani e allo Stato Islamico sono già in Europa, l’antiterrorismo stima nel 5% su 26.000.000 dei musulmani in Unione Europea, pronti ad immolarsi per la jihad, mentre salgono al 20% dei 26.000.000 dei musulmani nella UE, chi appoggia verbalmente la jihad dei Fratelli Musulmani e dello Stato Islamico.
      Ricordiamo le parole di Oriana Fallaci, di Pim Fortuyn, di Jorg Haider, di Magdi Cristiano Allam ma anche di Souad Sbai.