Zonin, il valzer delle società di famiglia

Una serie di trasferimenti azionari di alcune società riferibili all’ex presidente BpVi sono avvenute poche settimane prima che Iorio prendesse le distanze da azioni legali contro gli ex vertici

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«Rispetto le azioni giuridiche, ma credo siano un approccio sbagliato. Più la gente andrà dagli avvocati, più ci sarà incertezza, più l’azione varrà di meno… C’è una presa d’atto da fare: o si è concordi sul punto di ripartenza, oppure si va al commissariamento e non avremo nulla. Non si può pensare di ripartire da prima di tutto quello che è accaduto. Non potremo ridare a nessuno 62 o 48 euro per azione, non è fattibile. L’unica consapevolezza che i risparmiatori dovrebbero avere è che la banca ha un futuro da costruire. Qui un problema c’è stato, vuoi per colpa del mercato o per colpa di scelte non adeguate, ma oggi c’è un conto da pagare. Il valore della banca è stato distrutto e questo valore si recupera solo con il tempo. Non vedo altre ipotesi». Sono queste le testuali parole usate dall’amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, il 30 gennaio in una lunga intervista rilasciata al Messaggero Veneto.

Ma come mai Iorio, che diverse settimane fa aveva fatto intendere di una prossima azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori della banca, oggi riconsidera in modo tanto negativo ogni azione di rivalsa sul piano giudiziario, sino a sminuire strumenti che sono previsti dall’ordinamento? Come mai Iorio arriva a sconsigliare di denunciare a chi ne ha diritto? C’è solo il futuro della banca di mezzo? O Iorio sta pensando anche a se stesso?

Riavvolgiamo il nastro. La storia dell’istituto di credito berico cambia profondamente quando a fine settembre l’ex presidente Gianni Zonin finisce sotto inchiesta insieme ad altri vertici o ex vertici della popolare. Il clamore è massimo. Ne parlano tutti media nazionali. Pochi mesi più tardi però altre operazioni, stavolta nel riserbo degli studi notarili, prendono corpo alla svelta. E stavolta riguardano la galassia delle imprese della famiglia di Gianni Zonin, che si dimette dalla presidenza della banca il 23 novembre. Un mese dopo, tra il 22 e il 23 dicembre 2015, Zonin cede a terzi il 2% delle sue quote in capo alla Tenuta Rocca di Montemassi, una società vitivinicola di gran prestigio che sorge nella maremma grossetana. Attuale possessore del 100% della Montemassi è Silvana Zuffellato, la consorte di Gianni Zonin, la quale nel 2008 era stata lambita da una storia di aerotaxi noleggiati da BpVi presso una compagnia della quale la stessa Zuffellato era socia.

Un altro movimento prende corpo sul finire del 2015. Riguarda la società immobiliare San Marco. A ridosso della antivigilia di Natale, infatti, Zonin si sbarazza delle quote di sua spettanza lasciando ad altri il 31% della società. In questa cornice gli unici beni mobili che secondo gli archivi camerali rimangono nelle disponibilità dell’ex presidente sono: il 5,38% della Vinicola Zonin; lo 0,3% di Goldenfly spa in «liquidazione fallimento»; lo 0,02% di Immobiliare Golf Colli Berici; il 21,69% della holding Mobiliare Montebello; il 31% di Fattoria di Albola spa che però è stata «cancellata il 22 ottobre 1997»; lo 0,4% della Immobiliare Il campo; lo 0,005% de “Il Podere” di Elio Marioni; lo 0,13% de Golf club colli berici; il 71% di Azionaria conduzioni terreni della quale però tra il 2006 ed il 2007 Zonin cede a terzi un sostanzioso pacchetto azionario (qui il documento camerale completo per una panoramica a 360 gradi).

A questo punto, premesso che il particolare dei movimenti illustrati prima può essere acquisito solo spulciando fra la documentazione di specie depositata nelle Camere di Commercio, o più in dettaglio presso i notai che hanno perfezionato gli atti, alcune domande nascono spontanee. Nel caso di una azione civile della “nuova” BpVi (per vero l’attuale cda è in buona misura in continuità col precedente) contro l’ex presidente Zonin, queste sostanze sono sufficienti a coprire una eventuale richiesta di danni? Le società in questione hanno in pancia beni immobili di valore? A Zonin, ai suoi familiari o ai suoi fedelissimi sono riferibili società fiduciarie? Gli inquirenti hanno monitorato eventuali anomalie nell’assetto patrimoniale dell’ex presidente o dei suoi “aficionados”? I piccoli soci che si ritengono danneggiati (o quanto meno i loro legali) verranno messi ufficialmente al corrente di questo quadro o di altri scenari connessi?

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