Idroelettrico, lettera di fuoco da Belluno

Comitati sul piede di guerra contro la centrale di Gosaldo scrivono a Zaia. Chiedendo una rigorosa valutazione ambientale

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

È una lettera di fuoco quella che stamane le associazioni e i comitati bellunesi hanno inviato al governatore veneto, il leghista Luca Zaia, per sollevare ancora una volta la questione delle centrali idroelettriche nella valle del torrente Mis. La missiva prende di mira la commissione tecnica che dopodomani, a meno d’una improvvisa marcia indietro, deciderà se sottoporre o meno alla procedura di impatto ambientale, la Via, il progetto voluto dal gruppo trvigiano En&En per la realizzazione di una centrale elettrica appena fuori il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel comune di Gosaldo.
Il parterre delle firme comprende non solo le associazioni ambientaliste ma anche una nutrita galassia di associazioni sportive, vale a dire Wwf di Feltre, Cai del Veneto, Legambiente Veneto, Italia Nostra Belluno, Associazione pescatori canne blu di Agordo, Associazione pescatori Agordino, Spinning club Italia e Mosca club Valbelluna.

L’ATTACCO
Gli estensori del documento, inviato peraltro anche al Settore Via regionale e all’assessorato all’Ambiente, si lamentano delle inerzie degli uffici tecnici della Regione e chiedono che una eventuale realizzazione dell’impianto sia sottoposta alla più rigida valutazione di impatto ambientale, la Via. Un’argomentazione propugnata in punta di diritto: «Siamo stupiti, basiti, nell’apprendere che si continuano fare riunioni di commissione tecnica, Via, in Regione, perché non si trova il coraggio di applicare appieno la normativa nazionale e le direttive europee». Subito appresso vengono invece richiamate alcune tra le principali preoccupazioni sul piano ambientale: «Perché privare i cittadini di uno strumento utile ad evitare l’ennesimo disastro ambientale? Perché non applicare il principio di precauzione? Il valore della fauna ittica, diatomee, macrofite acquatiche, macroinvertebrati è per i funzionari regionali assolutamente trascurabile?». Poi un’altra stoccata per i timori di ciò che potrebbe capitare al Torrente Mis: «Come… si può… costringere un corso d’acqua al regime di magra per quasi tutto l’anno» senza capire che la cosa «comporta una grave alterazione» dell’habitat? Secondo la missiva l’impianto voluto dai privati potrebbe mettere a rischio anche quel po’ di prospettiva in termini di resa turistica che il comprensorio, proprio per la presenza del parco, sta cercando di mettere a frutto con la collaborazione delle comunità e degli enti trentini confinanti.

LE PENDENZE DI TESTA
A questa si aggiunge un’altra ferita aperta. Quella di un secondo impianto idroelettrico progettato da Eva Energie Valsabbia Spa di Gavardo (a pochi kilometri dalla sponda bresciana del Garda) che vede nel suo cda un frammento del gotha del capitalismo energetico italiano, a partire dal presidente Chicco Testa. Nel 2012 la struttura, con una storica sentenza definitiva pronunciata dalla Cassazione a sezioni riunite, è stata dichiarata abusiva. O meglio sono state dichiarate illegittime le procedure grazie alle quali gli enti coinvolti, regione in primis, autorizzarono la costruzione. Da questo punto di vista i comitati sono in fibrillazione (Vvox.it ha già approfondito la vicenda recentemente) e si preparano a chiedere conto dell’accaduto anche sul piano penale. Il tutto mentre denunciano «un’altra stortura tipica dell’amministrazione regionale»: quella per cui, in forza di una delibera di giunta, la 694 del 2013, ai richiedenti veniva fornita la concessione energetica ben prima che l’iter autorizzativo fosse concluso, anche per un combinato disposto con la legge nazionale. «Un regalo per i privati – denunciano i comitati – rispetto al quale ben magra consolazione è la revoca di questa prassi sancita da una delibera del 2015 giacché ormai le vacche delle concessioni e le relative possibili speculazioni sono già fuggite dalla stalla».

ANCORA DANNI
Da quattro anni i resti del cantiere, soprattutto relativamente agli impianti di presa dell’acqua, si sono trasformati in ruderi pericolosi. Mentre il privato, pur a fronte di una sentenza che ordina il rispristino dei luoghi, non ha adempiuto all’obbligo indicato dalla suprema Corte. Il che ha esasperato ancor di più gli animi, perché oltre a quello che viene definito «uno scempio sul fiume» (vedi foto) i privati, durante i lavori preparatori per la centrale vera e propria, nella posa dei tubi e consimili, «hanno anche danneggiato la sede della Provinciale numero 2, la quale in alcune curve pericolose è appunto sprovvista dei cosiddetti guard-rail» attacca Corrado Campedel, uno degli attivisti che da anni si batte per «la salvaguardia del nostro torrente e dei nostri luoghi».
Anche da questo versante la partita è delicata perché la SP2, aperta negli anni ’90 dopo richieste e battaglie durate anni, è l’unica vera alternativa alla strada regionale dell’Agordino. Ed una eventuale chiusura della prima per motivi di sicurezza, genererebbe problemi di non poco conto alla popolazione. In questo caso la patata bollente è ancora in capo alla Regione, visto che la gestione dell’arteria è di Veneto strade, la società regionale partecipata anche da altri soggetti pubblici e privati.

LA PARTITA DEGLI INDUSTRIALI
Sullo sfondo comunque rimane uno scontro, quanto meno sul piano concettuale, con la Confindustria bellunese, che vede con favore gli impianti idroelettrici i cui ricavi sono abbondantemente incentivati dallo Stato. «Valorizzare la risorsa acqua per produrre energia pulita è una opportunità che la montagna deve cogliere proprio nell’ottica di uno sviluppo orientato alla sostenibilità e alla green economy», aveva dichiarato il 13 febbraio 2016 sul Gazzettino Luca Barbini, numero uno dei confindustriali di Belluno. Una uscita che si potrebbe leggere in filigrana rispetto agli assetti societari di En&En: tra i principali soci della spa, infatti, figurano Elio Tramontin e Angelo Caneve, due imprenditori e manager molto conosciuti a Belluno per una esplosiva querelle legale del 2010 proprio all’interno della locale aassociazione degli industriali. La loro En&En è la compagine che controlla interamente California srl, la società cui è stata ceduta la domanda per la costruzione della centrale.

Tags: , , ,

Leggi anche questo