BpVi, la maggioranza “camerale” è di BpVi

Secondo i dati camerali il pacchetto di maggioranza è formalmente attribuito alla stessa banca

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La Banca Popolare di Vicenza controlla la Banca Popolare di Vicenza. E per il colossale ammontare di 62 milioni 818 mila 340 di azioni, che corrispondono al 62,45% del capitale. Questo dicono i registri della Camera di Commercio dove recentemente è stato trascritto il libro dei soci da quando, con l’assemblea straordinaria del 5 marso scorso, l’ex istituto cooperativo è diventato una società per azioni, con conseguente obbligo di pubblicità dei titolari delle quote azionarie.

L’articolo 2357 del Codice Civile proibisce per le spa l’acquisto di azioni proprie. Tuttavia prevede alcune deroghe, molto stringenti sia nei modi sia nei tempi: «La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea, la quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale l’autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo». Sarà il tempo a dire se in questo volume di titoli, evidentemente riacquistati dalla stessa banca con il fondo apposito approntato per l’emergenza, vi sono quelli risultati dalle operazioni “baciate” di scambio fidi-azioni al vaglio della magistratura di Vicenza che sta indagando parte degli ex vertici di via Battaglione Framarin. Come sarà il tempo e soprattutto i bilanci che saranno depositati a esplicitare quante azioni sono in mano a soci “veri”, quante invece sono realmente in pancia della banca e quante invece risultino solo formalmente intestate alla banca perché raggruppate per una questione di semplicità nella stesura degli elenchi dei soci.

Ad ogni modo venerdì scorso, l’assemblea che ha approvato il bilancio 2015 ha clamorosamente detto no ad una azione di responsabilità, agognata a più voci in passato, nei confronti degli amministratori, a partire dall’ex presidente Gianni Zonin per finire con la stragrande maggioranza dell’attuale cda, che é ancora quella del passato. Nelle società per azioni non conta il numero in assoluto dei soci che si esprimono per una decisione piuttosto che per l’altra (voto capitario), ma ma il numero delle azioni da questi possedute (voto societario). In questo contesto quel 62,45% quanto ha pesato in termini di moral suasion, visto che pezzi di quel pacchetto potrebbero essere nelle mire di altri soci importanti?

Salta agli occhi, in secondo luogo, il dislivello, il salto fra la posizione di testa e il secondo posto nella lista dei soci:  Cattolica Assicurazione detiene “solo” 894.674 azioni, lo 0,89% del totale. Numeri che rimangono nello stesso ordine di grandezza anche per gli altri soci di peso (tra i vari i fratelli Ravazzolo, la Elan, i Morato, gli Amenduni, Allianz, Generali): il tutto secondo l’elenco camerale, valido al 29 marzo.

Ora, se si prende come riferimento il prezzo di recesso fissato per BpVi (6,3 euro ad azione) il pacchetto oggi in mano alla banca vale, alla grossa e teoricamente, 400 milioni di euro. Più è alto è il numero delle azioni che rimane di proprietà della stessa banca, minore è il numero di azioni che fuori da quel recinto è necessario acquistare per controllarla. E di conseguenza, a parità di condizioni, maggiore è il valore della singola azione in mano a terzi. Questo gli operatori economici lo sanno bene, tanto che questo meccanismo sarà una delle chiavi di volta per la collocazione in Borsa.

 

Oggi, giovedì 31 marzo, ad integrazione e rettifica dell’articolo di cui sopra ecco la seguente nota:  BpVi, la banca a quota 0,6%

 

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