Mondeggi, gli “abusivi” da cui rinasce la Toscana

In provincia di Firenze una “comune” di contadini si é ripresa la terra. Viaggio in un esperimento “illegale”. Ma di cuore

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La bellezza della Toscana è tutta qui, in questo paesino in provincia di Firenze. Un pezzo di campagna ricoperta di ulivi, dove il pane è rigorosamente senza sale. Mondeggi, così si chiama, ha una storia complessa, e quando i suoi abitanti si presentano come abusivi mi chiedo come sia possibile incastrare questa parola con un progetto che funziona, che ha creato un collante straordinario tra la popolazione che ci vive e la terra che coltivano e da cui mangiano.
Arriviamo un sabato mattina, fa caldo si sente l’aria della primavera e delle piante in fiore, una stradina sterrata ci porta fino al caseggiato: è la prima tappa della Carovana per i Diritti dei Migranti che percorre l’Italia da Torino alla Sicilia. La prima tappa è qui perché parlare di migranti, è parlare di terre, mie, tue vostre, terre che condivideremo o che terremo nostre. O che venderemo.

Come vogliono fare qui. La storia inizia sette anni fa, quando l’azienda privata che aveva l’appezzamento di terra vicino a Bagno a Ripoli fallisce, per la legge dei grandi numeri, per non avercela fatta nella battaglia della sopravvivenza che vede oggi solamente un milione e mezzo (dati Istat, anno 2014) di aziende agricole in tutto il Paese. Passano cinque anni di abbandono, dove trovano spazio droga e prostituzione. Poi un giorno di due anni fa si trovano, contadini, agronomi, cittadini che non ci stanno a uno spreco del genere, non così, non a qualche passo dalle centinaia di agriturismi per turisti che punteggiano questo territorio. «Non volevamo che nessuno comandasse, non volevamo ordini dall’alto perché non ce n’era bisogno, perché non hanno funzionato qui. Oggi siamo organizzati solo con un’assemblea che decide, senza nessun metodo della maggioranza, solo con unanimità e se non c’è si parla, si discute: ci vuole più tempo e noi ne abbiamo», ci dice A., uno dei ragazzi che vive permanentemente a Mondeggi.

Non è stato un percorso facile, come non lo è nessuno che va contro la legge e vicino al cuore, che cerca una soluzione alternativa e che continua a vedere i protagonisti come abusivi: «la città metropolitana di Firenze che ha la proprietà di questi 180 ettari non si vuole neanche mettere a tavolino con noi, per loro siamo abusivi, illegali», ci dice C. diventato padre da qualche giorno proprio nel caseggiato di Mondeggi.

12961305_787503998059932_2325059862790099020_oQueste persone abusive si sono organizzate e nel giro di due anni hanno recuperato terre abbandonate e ricominciato la produzione di olio d’oliva, di miele, di frutta, hanno una tabella con la produzione e alla fine dell’anno dividono sulla base delle ore di lavoro di ciascuno. Tranne il 50%, quello rimane per la cassa comune di Mondeggi. «Abbiamo quasi tutti altri lavori, questa è una passione che richiede impegno e dedizione, non è stato facile all’inizio e continua a non esserlo, ci sentiamo clandestini nella nostra terra e consapevoli che potrebbe arrivare un ordine da un giorno all’altro», continua C. mentre passeggiamo dove fanno il miele. Era da cinquant’anni che la popolazione civile non si riappropriava delle terre nei confronti dello Stato.

La terra di Mondeggi è grande, troppo grande per le persone che ci lavorano: «abbiamo chiesto alla popolazione locale di unirsi a noi, siamo andati di casa in casa a chiedere se volevano occuparsi di piccole aree che avevamo diviso, trentacinque olivi ciascuna: stiamo parlando di persone anche di una certa età che non avevano mai partecipato a un’assemblea nella loro vita, e hanno detto sì». Così Mondeggi “illegale” si è arricchita del lavoro dei cittadini e della costanza di chi non vuole perdere la sua terra.

«Neanche volendo, la legge italiana oggi mette grandi ostacoli a chi vuole fare davvero l’agricoltore e la normativa tende a facilitare le monocolture, sotto la spinta delle grandi aziende che vogliono omologare», mi risponde così F., quando gli chiedo se ci sarebbe stata un’alternativa all’illegalità. Barba bianca e mani da lavoratore, si muove tra questi ulivi con la disinvoltura di chi, alla terra, ci ha dedicato la sua vita.

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