Cattolica, tutti gli uomini del presidente

Da un accertamento Consob fari accesi sul fratello di Bedoni. La moglie e il figlio in intermediarie della compagnia

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Cattolica Assicurazioni. Dubbi sul reale utilizzo dei 500 milioni derivanti dall’aumento di capitale del 2014. Incarichi riservati al fratello del presidente, Paolo Bedoni. Operazioni immobiliari che coinvolgono sua moglie e una controllata della società. E la Consob indaga.
Dopodomani a Verona l’assemblea dei soci dovrà approvare il bilancio 2015. E soprattutto dovrà sciogliere il nodo del nuovo consiglio di amministrazione. Il board è conteso da due liste. La prima è quella che si presenta nel segno della continuità e del mantenimento degli impegni presi «nei confronti degli azionisti» per riproporre l’attuale assetto, al cui vertice siede Bedoni, ex presidente della Coldiretti scaligera. Con lui l’amministratore delegato Giovan Battista Mazzucchelli (rispettivamente da sinistra a destra in foto). Sul fronte opposto Michele Giangrande, commercialista molto noto a Verona che propone una lista «nel segno della discontinuità, del rinnovamento e della trasparenza». Quest’oggi, fra l’altro, la Consob é entrata gamba tesa nel dibattito pre-assembleare chiedendo chiarimenti sui rapporti di “rilevanza strategica” con la Banca Popolare di Vicenza (a cui fa riferimento il vicepresidente della compagnia, Enrico Maria Ambrosetti, che é l’avvocato di Gianni Zonin). Vvox aveva affrontato la questione qui.

ESPOSTI DEI SOCI
Ai primi di aprile Linkiesta.it aveva dato conto di una serie di esposti (il principale è stato redatto ai primi di febbraio del 2015) indirizzati alla Consob. Oggetto principale: una trentina di milioni di euro investiti nell’aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza. L’autorità di vigilanza chiedeva lumi sulla modalità in cui l’aumento di capitale era stato perfezionato e sulle procedure seguite per la elezione del collegio sindacale. Il sospetto è che in qualche modo siano stati favoriti alcuni soggetti come BpVi che avevano interesse ad «incrementare la propria partecipazione». La compagnia, lamentavano gli estensori degli esposti, avrebbe potuto cogliere altre opportunità. Per esempio acquisire compagnie assicurative: «cosa che non avvenne». Inoltre, a tutt’oggi molti azionisti di minoranza non hanno digerito il fatto che «non si sappia a che cosa siano serviti i soldi dell’aumento di capitale».

VIGILANZA IN AZIONE
La Consob ha deciso di avviare una serie di accertamenti che Vvox può documentare in esclusiva. Formalmente l’indagine entra nel vivo tra l’estate e l’autunno dello scorso anno. Porta il protocollo 30625/15, è condotta dalla “Divisione Mercati – ufficio Abusi di mercato” e porta la firma dei funzionari Carlo Milia e Maria Antonietta Scopelliti. Nella istruttoria a carico di Cattolica si chiedono spiegazioni non solo sull‘aumento di capitale da mezzo miliardo, ma anche sulle consulenze. Per acquisire informazioni sensibili, la vigilanza si é avvalsa di una task force della Guardia di Finanza, coordinata dal tenente colonnello Antonio Ape (come risulta dal «processo verbale delle operazioni compiute» firmato dallo stesso Ape, un rapportp di 7 pagine datato 16 gennaio 2016).
Sulla ricapitolizzazione, il nocciolo é riassumibile così: “cara Cattolica, tu hai chiesto a noi soci 500 milioni per rafforzarti ovvero per attuare una politica di espansione e consolidamento. Ma lo hai fatto veramente?”. In una lettera che l’istituto veronese invia alla Consob il 22 ottobre 2015 viene prodotto uno specchietto composto da tre voci: uno, «100 milioni da usare per investimenti a sostegno del piano industriale; due, «250 milioni finalizzati al fabbisogno di capitale per coprire la crescita organica lungo l’arco del piano industriale»; tre, «150 milioni disponibili per potenziale crescita esterna». Ed è proprio sul termine «potenziale» che si potrebbe innescare, una tra molte, la battaglia tra aficionados e detrattori dell’attuale cda. Tanto che se si compulsa ancora la risposta «circa l’impiego provvisorio della liquidità reveniente dall’aumento di capitale», si scopre che il 2,8% è stato indirizzato su investimenti di tipo azionario; il 48,3% su titoli governativi (non è specificato di quale nazionalità, ma si presume italiana); il 2,6% su titoli governativi statunitensi; l’11,5% su «corporate bond» dei quali non è esplicitato il dettaglio; il 21,2% su strumenti monetari e il 13,6% in liquidità.

IL FRATELLO…
Capitolo consulenze. Scrive la Consob: «Da documentazione in atti è emerso che il signor Marco Bedoni, fratello del presidente del consiglio di amministrazione di Cattolica avrebbe prestato servizi di consulenza professionale alla società nel periodo 2009-2012. Inoltre dalla medesima documentazione risulterebbero intercorse operazioni di vendita immobiliare tra la famiglia Bedoni e la medesima società Cattolica». La compagnia così risponde: «Con riferimento ai servizi di consulenza professionale resi dall’avvocato Marco Bedoni nel periodo 2009-2012 si segnala che il medesimo è uno dei legali fiduciari della società… da oltre dieci anni». Basta una scorsa veloce al curriculum dell’attuale presidente Paolo Bedoni (che è stato anche membro del cda di BpVi dal 2007 al 2012, mentre l’ex presidente della banca berica ha ricoperto la carica di componente il cda si Cattolica sempre sino al 2012) per notare che proprio Paolo Bedoni ricopra tale carica dal 2006. E che sia entrato come semplice componente dello stesso cda addirittura nel 2000.
La Cattolica fornisce anche dettaglio del costo delle consulenze affidate al fratello del presidente: 180mila euro. Ai quali vanno aggiunti 8.600 euro per attività stragiudiziale svolta nel 2010. Ma a suscitare la curiosità della Consob é stato anche un maxi-incarico da 389 mila euro assegnato dalla compagnia assicurativa ad un collegio legale per la difesa del presidente Paolo Bedoni, nell’ambito di un procedimento penale relativo a reati di natura fiscale (1282/2010 RGNR) portato avanti dalla Procura di Verona. Secondo le carte fornite dall’assicurazione il procedimento venne archiviato dal Gip. Tuttavia nel collegio istituito a difesa del presidente c’era proprio suo fratello Marco assieme al collega milanese avvocato Enrico Allegro. Cattolica nella sua relazione non specifica l’importo di quanto venne liquidato a ciascun componente del collegio difensivo.

…E LA MOGLIE
Ancora. La compagnia, incalzata da Consob, chiarisce a proposito di una cessione immobiliare tra una società del gruppo e la moglie del presidente, Ivana Bazzoni. L’assicurazione rimarca che l’operazione, «in ossequio alle allora vigenti disposizioni», veniva opportunamente segnalata al cda di Cattolica. Riguardo alla moglie di Bedoni, sul proprio blog il gruppo di Giangrande “Cattolica al centro”evidenzia una ulteriore «curiosità» allorché segnala che «Assiservice sas di Pinali Eros & C. è un intermediario assicurativo che svolge l’attività per la Cattolica. Tra i soci di Assiservice – si legge su una pagina web dedicata – c’è la signora Ivana Bazzoni, socio accomandante e moglie dell’attuale presidente di Cattolica Assicurazioni signor Paolo Bedoni». Fra i collaboratori della stessa Assiservice, sempre secondo il portale che riporta le visure camerali, figura anche «il signor Andrea Bedoni, figlio dell’attuale presidente… Paolo Bedoni», collaboratore anche di Galatea Srl, altro intermediario assicurativo che, sempre secondo “Cattolica al centro”, svolge attività per la compagnia veronese.

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  • zeusnet

    Ecco perché alla agenzia di zevio non si poteva negare nulla

  • nettuno

    Allora io vorrei sapere come mai i direttori Antonarelli e Cardinaletti hanno autorizzato le polizze dei pomodorini pomì fatte dall’agenzia di Zevio al consorzio di Casalasco, che hanno determinato s/p disastrosi negli ultimi 6 anni (svariati milioni di euro di perdite) a Cattolica.

    Ma c’è qualche consigliere di amministrazione o organo di vigilanza che controlla questi conflitti di interesse?

  • Paolo Maria Ciriani

    ma dichè parlate? guardate che nelle aziende private l’intreccio di parenti ed amici è del tutto normale: avviene così in tutto il mondo! Cattolica non è un’azienda pubblica e lì comanda chi ha in mano il cosìddetto pacchetto di controllo: se non ti va così, metti i tuoi soldi in un’altra SPA o ti organizzi per fare sindacato per aver peso nelle decisioni del CDA e se ci sono illeciti bisogna avere il coraggio di denunciarli e di farli mettere a verbale!