Arena, fuori gli scheletri dagli armadi

Il commissario Fuortes dà segni di voler fare chiarezza, a partire dalla controllata Extra. Ma il conflitto d’interessi di Girondini non c’era

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Sono giorni decisivi per il futuro di Fondazione Arena. Le due audizioni parlamentari sullo stato della lirica in Italia, tenute nel giro di una settimana dal ministro della cultura Dario Franceschini (Pd), hanno chiarito che il commissario Carlo Fuortes (nella foto), ancorché assai poco presente a Verona, ha ormai il quadro completo della situazione. E il fatto che finalmente mercoledì prossimo – a tre settimane dalla nomina – incontrerà i sindacati, a questo punto dimostra non tanto la deriva dei “tempi romani”, come qualcuno già cominciava a temere, ma la chiara consapevolezza delle priorità: in cima alla lista ci sono i conti.

Naturalmente, le cose dette da Franceschini sulla Fondazione veronese derivano dai “rapporti” di Fuortes, oltre che dal lavoro di verifica e controllo degli uffici ministeriali. Il 28 aprile il ministro ha messo a fuoco la situazione di bilancio, facendo capire chiaramente che è peggiore del previsto (molto peggiore di quanto continua a essere detto e scritto): patrimonio disponibile in negativo per quasi 9 milioni, debiti verso i fornitori a quota 11 milioni nel 2015. Il debito certificato nel bilancio 2014 era di 34,8 milioni, lo sbilancio nel conto economico di 6,2 milioni.

Il 4 maggio, Franceschini ha specificato che molta attenzione è puntata su Arena Extra, la controversa società creata dalla stessa Fondazione nel 2009, oggetto nei mesi scorsi di un esposto dei 5 Stelle veronesi all’Autorità Nazionale Anticorruzione e già nell’occhio del ciclone in passato, con esposti alla magistratura archiviati e polemiche ricorrenti. Ora può essere che la Procura debba tornare in campo (e in parallelo con essa la Corte dei Conti) perché gli uffici dell’Anac hanno rilevato conflitto d’interessi nel doppio ruolo di Francesco Girondini, sovrintendente di Fondazione Arena e amministratore delegato (a titolo gratuito) di Arena Extra nel periodo che va dal 2009 al 2016. La determinazione appare sorprendente nei presupposti, visto che Arena Extra è stata creata ed è totalmente partecipata da Fondazione Arena, pensata (ma molto poco realizzata) come braccio operativo per iniziative collaterali alla lirica di vario tipo. E si vedrà presto quali conseguenze potrà avere. Ma è cruciale per capire che Fuortes (come auspicava Vvox anche recentemente) sembra proprio intenzionato a non trascurare nulla, spalancando le finestre anche delle stanze più buie e aprendo i cassetti più polverosi dell’ente.

La storia è nota: a fine 2013, Fondazione Arena ha ceduto ad Arena Extra costumi di scena e materiale multimediale vario, valorizzandoli 12,3 milioni di euro e riportandoli ovviamente ad attivo patrimoniale (immobilizzazione finanziaria), anche se Arena Extra ha un capitale di 90 mila euro e utili (nel 2014) di 10 mila euro. Se si toglie questa posta “fantasma” dal bilancio, si capisce che la situazione è ancora più critica. Quale sarà la sorte di Arena Extra è difficile immaginare: dal 2013 la sua principale funzione sembra essere stata quella di giustificare quell’operazione di “cosmesi” finanziaria, o come anche si dice, di “finanza creativa”.

Ora, con i fari dell’Anac, della Corte dei Conti, forse nuovamente della Procura accesi su questa realtà, fare finta di niente non è possibile e Fuortes lo sa benissimo. Si tratta di capire se questa chiarezza sarà la condizione di una seria e duratura ristrutturazione del debito o se sarà la chiave di volta per chiudere la partita. L’adesione alla legge Bray (da ottenere entro il 30 giugno) consentirebbe di avere il minimo di risorse e tempo necessari per avviare un risanamento radicale, che sarà lungo e difficile perché gli errori sono stati prolungati e reiterati. Certo, non è un buon segnale l’esasperante lentezza della tranche di 8,3 milioni di euro del Fus, già assegnata dal ministero, necessaria per pagare gli stipendi di marzo (mai corrisposti) e presto quelli di aprile, ma anche per mettere in moto il festival estivo. Quei soldi ci sono, dicono tutte le fonti ufficiali. Eppure non si vedono ancora.

Nell’ipotesi peggiore, quella della liquidazione coatta, il sindaco Flavio Tosi esulterebbe, visto che questa è la sua parola d’ordine da tempo. La sua strategia è radere tutto al suolo per ripartire con condizioni contrattuali più favorevoli, si tratti di una nuova Fondazione lirico-sinfonica (fattispecie del tutto nuova e probabilmente giuridicamente impraticabile) o di una gestione privatizzata più o meno avventuristica. La voragine del debito, però, non sparirebbe certo. E il commissario straordinario avrebbe – per legge – la facoltà di proporre azione di responsabilità per i disastri gestionali. Contro il consiglio di indirizzo, il suo presidente e il sovrintendente, è ovvio. Non certo contro i dipendenti.

Tags: , , ,

Leggi anche questo