Conflitto d’interessi in Arena, Tosi ha (quasi) ragione

Sul caso Girondini, in linea di principio, un’incompatibilità non c’era. Ma restano le ombre su Arena Extra

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Intorno ad Arena Extra e all’ipotesi di conflitto d’interessi per l’ex sovrintendente Girondini, è cominciato lo scaricabarile. E non è un bello spettacolo. Girondini dice che nel 2008 era stato tutto concordato – compreso il doppio ruolo – con l’allora direttore generale del ministero e per tre mesi commissario della Fondazione, Salvatore Nastasi. Quest’ultimo replica che a suo tempo aveva creato la società accogliendo una proposta del sindaco di Verona e dei dirigenti della Fondazione, ma che certo non gli si può attribuire la responsabilità che Girondini ne sia rimasto per tutto questo tempo alla guida.

Tosi glissa sull’autore dell’input per costituire Arena Extra, ma ribadisce che Nastasi nominò Girondini amministratore delegato «a tempo indeterminato fino a revoca o dimissioni». E aggiunge che non può esistere conflitto d’interessi fra il ruolo del sovrintendente e quello dell’ad perché la Fondazione Arena non ricade nelle prescrizioni della legge Severino (del 2012) in quanto di diritto privato; e soprattutto perché il duplice ruolo fu pensato sia per risparmiare un ulteriore compenso ad altra persone, sia «per garantire il coordinamento tra l’attività lirica e quella extra-lirica, che devono essere svolte con la massima collaborazione reciproca e non in concorrenza fra loro».

Al netto delle complessità giuridiche, su cui dovrà esprimersi l’inchiesta già aperta dalla Procura di Verona (Fondazione Arena è privata, ma soggiace agli obblighi di trasparenza degli enti pubblici), questa volta il duo Girondini-Tosi qualche ragione ce l’ha. Almeno in via di principio, infatti, appare logico affidare la guida di una società controllata alla stessa persona che gestisce la controllante (proprietaria del 100 per cento). Proprio per evitare qualsiasi conflitto fra le due realtà e agevolare la migliore sinergia. Che poi questo sia davvero accaduto, però, va verificato alla luce di quello che è successo per quanto riguarda le scelte e le attività di Arena Extra. Solo ricostruendo la storia di questa società in rapporto con l’attività della capofila, la Fondazione Arena, si potrà essere certi che tutto è filato liscio secondo il buon principio enunciato dal sindaco e dall’ex sovrintendente.

Purtroppo, a fare luce non aiuta la persistente opacità sia sull’attività che sulla situazione contabile di Arena Extra. Di quest’ultima si conoscono pubblicamente solo i pochi dati centellinati nel bilancio 2014 della Fondazione, l’ultimo pubblicato. Nella Nota Integrativa si legge che “si è ritenuto di non redigere il bilancio consolidato in considerazione dell’irrilevanza dei dati della controllata”. Le poche cifre fornite riguardano capitale sociale (90 mila euro), utile di esercizio (10 mila) e patrimonio netto (12,7 milioni: derivanti dalla controversa cessione di ramo d’azienda – costumi e archivio multimediale – dalla Fondazione ad Arena Extra). Ma nulla si legge, ad esempio, dei debiti di Arena Extra verso i fornitori (cospicui, secondo i “si dice”: ma quanto?), mentre dalla voce “Crediti verso imprese controllate” si evince che la società era debitrice alla Fondazione, a fine 2014, di 417 mila euro.

Solamente facendo piena luce sui dati mancanti e completando il puzzle degli elementi di bilancio, corredato di relazione sull’attività, si potrà davvero essere certi che conflitto d’interessi non ci sia stato, secondo le virtuose e condivisibili affermazioni di principio. Quand’anche fosse, immutato resterebbe il “conflitto delle incompetenze”.

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