Vicentini e trevigiani, alzate la testa

La crisi di BpVi e Veneto Banca é stata il fallimento di un capillare sistema di potere. La speranza é fra i pochi che ne sono rimasti fuori

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I vicentini e i trevigiani sono stati beffati. Milioni di euro scomparsi, presi dai loro portafogli, dai loro risparmi accumulati in anni di duro lavoro. I vicentini e i trevigiani sono stati beffati perché si sono fidati della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Si sono fidati di una stampa silenziosa, di un sistema economico che li rassicurava mentre mangiava sulla loro testa, di politici che hanno preferito tacere piuttosto che disturbare il manovratore. E si sono fidati di una magistratura a dir poco assente e con la tendenza ad approfittare delle cosiddette “porte girevoli” a fine carriera (ben due magistrati in pensione e già in servizio a Vicenza sono stati assunti come amministratori del gruppo Bpvi poco dopo l’inizio della pensione, per dire).

A Vicenza e Montebelluna é successa una cosa nuova: la classe dirigente locale ha fatto bancarotta. Imprenditori, professionisti, politici e giornalisti – tutti quelli che hanno comandato in questi anni – hanno fallito il loro compito. Non hanno più alcun tipo di legittimità. Certo, c’è stato qualche coraggioso: ma sempre fuori dai circuiti ufficiali, sempre emarginato in posizioni irrilevanti. In questo sistema marcio non c’era spazio per il dissenso. Non c’era spazio per chi volesse difendere gli interessi della gente comune. A chi entrava nel sistema veniva chiesto di firmare un patto implicito: di certe cose non si parla, su certe cose non si discute. Potete riparare i marciapiedi, ma non discutere le scelte di lorsignori.

Ora stanno cercando di convincerci che l’unica soluzione è firmargli un’altra cambiale in bianco. Di lasciare la stanza dei bottoni così com’è, con una leggera ritinteggiatura a ricoprire la muffa che ha intaccato le pareti. Ma un sistema marcio come questo è destinato a ricreare le stesse condizioni che hanno portato al dramma della BpVi e di Vb. Possono cambiare i protagonisti, ma le logiche perverse sono destinate a rimanere intatte.

Di fronte ad una classe dirigente fallita – che ha portato la nostra società ad un impoverimento che potrebbe esserle letale (e già lo è per decine di famiglie e imprese) – alla gente comune non rimane che alzarsi in piedi e reclamare quello che è suo. I vicentini e i trevigiani non possono aspettarsi niente da un sistema che li ha traditi e derubati: devono riprendere la parola. Rassegnarsi vuol dire preparare il prossimo scandalo, il prossimo furto.
Vicenza e Montebelluna hanno bisogno dei cittadini senza voce, senza potere e con le tasche svuotate. Perché solo loro possono salvarla dalla decadenza a cui l’ha condannata l’avidità di chi comanda.

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