«Tutti gli errori in Confindustria Belluno»

L’ex presidente Cappellaro non demorde sulle critiche all’attuale numero uno, Barbini: «troppe deleghe alla Berton». Sullo sfondo, il business idroelettrico

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C’é burrasca fra gli industriali bellunesi. L’ex presidente di Confindustria Belluno, Gian Domenico Cappellaro, assicura: «la mia uscita non vuole avere alcun intento polemico nei confronti di chicchessia». Resta che a sbattere la porta in faccia all’associazione di palazzo Doglioni Dalmas sia proprio chi l’aveva presieduta dal 2010 al 2014. Con, sullo sfondo, una questione spinosissima: il business dell’idroelettrico. Un tema che da anni scatena un dibattito durissimo, a partire dall’affaire Gosaldo (qui un approfondimento di Vvox). Un vero e proprio caso nazionale, con possibili inerzie giudiziarie su cui il deputato bellunese Fedrico D’Incà (M5S) ha chiesto lumi alla Procura del capoluogo con una durissima interrogazione del 20 maggio scorso, rimasta finora senza risposta. Frattanto la Confindustria locale ribolle dopo le dichiarazioni esplosive dell’ex referente per la piccole imprese Marco Baldovin, che sul Corriere Veneto del 29 giugno ha puntato l’indice contro l’attuale presidente degli industriali bellunesi Luca Barbini accusandolo di essere «troppo concentrato sull’idroelettrico». Il tutto, mentre una pattugia di nomi di spicco lascia o sta per lasciare l’associazione.

Sulla questione delle centraline Cappellero, titolare della alimentare Serbosco di Fonzaso, preferisce un secco «no comment». Difficile stabilire se la cosa derivi dalle critiche da lui patite in passato per l’apertura di credito sul tema delle centrali o perché sull’argomento abbia cambiato idea. Segno, in ogni caso, che la delicatezza della polemica viene anche, se non soprattutto, da lì. Sta di fatto che «l’amaro in bocca rimane per chi come me considerava e considera Confindustria la sua famiglia. E per chi come me aveva riportato un po’ di serenità» dopo la tempesta del biennio 2009-2010. Biennio che aveva visto proprio a palazzo Doglioni deflagrare una cruenta guerra intestina condita di strascichi legali legati ad una grande impresa del ramo elettrico.  «La mia non è una rimostranza sul piano personale – rimarca Cappellaro – ma non condivido il metodo con cui il nuovo presidente ha gestito l’associazione. Barbini nel 2014 ha vinto solo per un voto. Eppure allo schieramento che a lui si era contrapposto ha concesso pochissimo in termini di posizioni in giunta. È stata una scelta non equilibrata a partire dal numero esorbitante di deleghe assegnate ad un solo membro della giunta, tra cui quella delicatissima della comunicazione». L’ex presidente non fa il nome, ma basta una scorsa di dieci secondi sul portale di Confindustria Belluno per constatare che il riferimento è a Maria Lorraine Berton, che oltre alla comunicazione ha assunto la delega allo sviluppo associativo, alle risorse umane, e alla internazionalizzazione: quattro referati chiave che hanno sbarrato visibilità e spazio al gruppo capitanato dal giovanissimo Jury De Col, che aveva sfidato Barbini sfiorando per un soffio la vittoria.

Ma l’amarezza di Cappellaro è ancora più palpabile quando ricorda che durante la sua presidenza ha sempre «puntato sul dialogo tra le varie componenti, facendo affidamento anche su un lungo lavoro di ascolto delle diverse anime di una associazione che è pur sempre più piccola rispetto ad altre sue sorelle regionali». Il titolare della Serbosco si lamenta anche del licenziamento dell’ex direttore generale Marco Melchiorri: «Ci sta tutta che il nuovo presidente ne scegliesse uno che coincidesse con il nuovo corso avviato nel 2014. Cosa che è avvenuta con la nomina di Andrea Ferrazzi che era alla comunicazione e che io avevo assunto e chiamato in Confindustria per la sua professionalità. Ciò che non comprendo invece è il licenziamento tout court di Melchiorri che vantava una esperienza ultraventennale nonché doti notevoli sul piano diplomatico ed organizzativo. Era una figura che poteva fare ancora bene».

Anche il Bellunese condivide con il resto del Veneto un momentaccio sul piano economico. Il rovescio delle popolari venete richia di diventare una palla al piede ulteriore per le imprese, mentre la provincia dolomitica sconta un gap “geografico”: «Effettivamente – spiega Cappellaro – la nostra provincia, caratterizzata da una geografia così particolare piena di montagne, sul piano industriale subisce la concorrenza delle nostre cugine venete, mentre su quello territoriale dobbiamo vedercela con il Trentino, l’Alto Adige e il Friuli che sono regioni a statuto speciale e nord abbiamo anche un piccolo confine con l’Austria. Recentemente – aggiunge – Cortina ha ottenuto la designazione per i mondiali di sci del 2021. È una occasione straordinaria a patto che nulla sia concesso al malaffare. E lo è soprattutto se il territorio in rete sarà in grado di incanalare flussi turistici in modo intelligente come accade in Tirolo o in Francia. Si tratta di uno sforzo al quale Confindustria deve partecipare con tutti gli attori. E per il quale servono anche risorse pubbliche oculatamente stanziate. Personalmente – conclude Cappellaro – io sono un fautore della vocazione internazionale delle nostre imprese. Il fatto che da noi ci sia il polo mondiale dell’occhialeria lo dimostra. Ma in nessun momento dobbiamo scordarci le nostre radici. L’ambito internazionale dell’impresa deve andare in armonia con quello locale. Altrimenti non ha senso vivere qui. Forse pochi lo sanno, ma su Belluno insiste il 60% delle dolomiti che sono patrimonio Unesco dell’umanità. La montagna e le valli devono essere la nostra forza. Non la nostra debolezza».

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