BpVi, Pfas e Borgo Berga: le critiche alla Procura

Dal M5S (che vede un Cappelletti con toni più morbidi rispetto a altri esponenti locali) all’Adusbef fino agli ambientalisti: «più velocità nelle indagini»

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Il sit-in del Movimento 5 Stelle in programma per domani sotto il tribunale di Vicenza per sensibilizzare l’opinione pubblica sui casi BpVi, Pfas ed ex Cotorossi avrà due anime. Una caratterizzata dall’understatement del senatore Enrico Cappelletti. E una più barricadera di chi ritiene che la procura della città del Palladio, se vuole evitare i sospetti di inerzia o peggio, debba darsi una mossa. Secondo il senatore vicentino lo scopo della manifestazione è il «sostegno e stimolo all’attività della Procura berica nelle inchieste relative all’inquinamento da Pfas, agli scandali della Banca Popolare di Vicenza ed alla speculazione edilizia ed ambientale del mostruoso complesso edilizio di Borgo Berga». Parole ben ponderate rese pubbliche con una nota del giorno 8 luglio.

Ma il Movimento Cinque Stelle la pensa tutto allo stesso modo? Daniele Ferrarin, consigliere pentastellato nel capoluogo berico, il giorno 8 giugno aveva parlato in pubblico davanti ai cronisti e alle telecamere della Rai (in foto), nel giorno in cui comitati e M5S annunciavano l’ennesimo esposto penale per l’affaire Borgo Berga: «I nostri senatori, i senatori del M5S, in queste ore stanno valutando di chiedere che la procura di Vicenza non sia più idonea a valutare questo caso…». Pochi minuti dopo gli faceva eco Giordano Lain, uno dei volti più noti del M5S a Vicenza: «Il M5S sta ragionando se sia il caso di chiedere da parte della procura generale di Venezia perché qui a Vicenza sembra giacere tutto immobile… Questo immobilismo risulta insopportabile anche perché le risultanze che dovrebbero far portare ad un sequestro del cantiere sono evidenti da troppi mesil’avocazione della inchiesta in capo a Vicenza presso la procura generale di Venezia. c’è una grande sensazione di ingiustizia. Sembra che la Procura non si muova mai quando ci sono questioni importanti. I famosi poteri forti qualcuno li chiama. BpVi, Pfas e Borgo Berga… Non sta succedendo niente di quello che i cittadini si aspettano dalla amministrazione della giustizia».

E sempre sullo stesso argomento si erano pronunciati attivisti e consulenti che da mesi battagliano a fianco dei Cinque Stelle. Anche in questo caso le parole verso la magistratura vicentina, interessata in questi giorni da un procedimento ispettivo del Csm, non sono affatto tenere. Il giorno 8 giugno l’affondo parte da Marco Mirabile, avvocato del gruppo giuridico di Legambiente: «Il provvedimento di sequestro che è stato richiesto si risolve in un nulla di fatto. È stato sequestrato solo un lotto, il lotto E, dove non erano neanche iniziate le opere. E al tempo stesso è stato autorizzato il passaggio di mezzi nel lotto sequestrato. Circostanza che consente ed agevola la ultimazione dei lavori negli altri lotti che comunque fanno parte di una lottizzazione abusiva».

Poco dopo tocca a Paolo Crestanello, portavoce del Comitato contro gli abusi edilizi, altro soggetto che da tempo affianca il M5S nella battaglia contro la malagestio urbanistica: «Al procuratore Antonino Cappelleri rinnoviamo la nostra richiesta di sequestro. Peraltro secondo la procura la lottizzazione è abusiva… Il Gip ha confermato l’impianto accusatorio… Qui abbiamo una lottizzazione abusiva. Questo sarebbe già motivo sufficiente per chiudere il cantiere e per sequestrare tutta l’area. In più si aggiunge il fatto che i lavori sono senza titolo autorizzativo. A breve invieremo una lettera al sindaco e alla polizia locale chiedendo il fermo dei lavori».

Anche Fulvio Rebesani, altro portavoce storico del comitato, non le manda a dire: «C’è anche una critica da fare alla procura per la sua tiepidezza. E perché con il suo comportamento nei fatti viene modificato quello che è l’equilibrio previsto dal codice di procedura penale. La cosiddetta pubblica accusa ha un ruolo di iniziativa,  quasi di attacco se si vuole. Il pubblico ministero non è un giudice, è un magistrato. Il giudice è il Gip; il giudice è il tribunale… Ci sono timidezze e paure che non dovrebbero sussitere. Cappelleri non può fare la pubblica accusa e anche il giudice. Faccia la pubblica accusa. E quindi prenda tutti i provvedimenti che ad essa competono. E poi sarà il Gip o altro giudice a valutare se vanno bene o meno. Al di fuori di questo schema alteriamo l’equilibro processuale… La nostra critica a Cappelleri non avviene solo per la sua timidezza ma anche sul piano tecnico-giuridico. Non ci riconosciamo in questo modo di gestire un procedimento così importante che non vediamo rispecchiato nel codice di procedura penale».

Stessi toni perentori anche da Giovanna Dalla Pozza, presidente di Italia Nostra Vicenza: «Non condividiamo le affermazioni del procuratore quando ai microfoni di Rai News24 afferma, minimizzando la situazione, che sì c’è qualche problemuccio idraulico e che il Bacchiglione è un fiume capriccioso… e che non può fare rientrare nella sfera penale un giudizio di bello o brutto sul complesso di Borgo Berga. Nessuno dei comitati, nessuna delle associazioni ha mai espresso un giudizio estetico. Ha invece sempre espresso un giudizio sulla legalità delle procedure… Tuttavia che un procuratore dica questo non lo accettiamo».

La musica non cambia nemmeno quando si parla dell’affaire BpVi. Elio Lannutti, presidente nazionale di Adusbef esprime usa le parole tipiche più di un verdetto che di un commento: «Ciò che pensiamo della Procura di Vicenza lo abbiamo scritto in un esposto al Csm, dove abbiamo anche chiesto la riabilitazione di Cecilia Carreri, massacrata dalla cricca. Infine in una istanza di avocazione del processo su Zonin e BpVi presentata 15 giorni fa al procuratore generale della Corte di appello di Venezia, per evidente inerzia su Zonin lasciato a piede libero senza neppure la confisca dei beni».

E che le aspettative verso la giustizia vicentina potrebbero trasformarsi in delusione lo confermano anche le preoccupazioni espresse addirittura il 27 maggio da Edoardo Bortolotto, l’avvocato incaricato da Medicina Democratica e dal gruppo regionale del M5S di redigere alcuni esposti in sede penale per la vicenda della contaminazione da Pfas. La cornice è un dibattito pubblico organizzato a Lendinara nel Rodigino da associazioni e comitati locali impegnati nei temi ambientali. Il legale davanti ad una sala gremita da una cinquantina di persone tira dritto al punto: «Le nostre segnalazioni le abbiamo fatte. La nostra documentazione l’abbiamo portata. Io mi auguro che adesso arrivino gli interventi. È chiaro che stiamo alzando il livello della denuncia… se dopo vediamo che nulla si muove siamo anche pronti a chiedere l’avocazione della inchiesta alla procura generale di Venezia». Parole che sul caso Pfas-Miteni fanno il paio con gli addebiti rivolti alla gestione dell’indagine dall’avvocato veronese Luca Tirapelle, presidente del centro di azione giuridica di Legambiente Veneto. Ascoltato il 22 giugno 2016 durante la seduta 105 il legale lanciava l’allarme: «Attualmente l’indagine investigativa è affidata a due carabinieri, un capitano, che credo sia alla soglia del trasferimento, almeno così mi diceva, e un maresciallo estremamente giovane. Credo che implementare la fase investigativa su questi temi sia quanto meno opportuno».

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  • zenocarino

    Ma, purtroppo, l’ombra della “prescrizione” si avvicina. Pare, però, che la “cittadinanza”, sia persino poco interessata. Pecoroni o ……altro ?