BpVi, Dalla Grana l’anti-Zonin: «fare luce su toghe e Bankitalia»

Trattato come un «rompiscatole» per anni, querelato da Zonin (che perse la causa), ora spera nella giustizia. Nonostante le parole «gravissime» di Cappelleri

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Maurizio Dalla Grana (in foto) è uno storico contestatore della gestione Zonin in Banca Popolare di Vicenza. Nell’assemblea dei soci del 2014, voce isolata, chiede ai vertici di «verificare se la banca ha fatto affidamenti o dato garanzie ai soci o non soci per sottoscrivere azioni». Riuscì anche a procurarsi la perizia che stabiliva il valore del titolo, ma dietro impegno di non divulgarne in alcun modo i contenuti. Molti anni prima, nel 2003, aveva denunciato che i bilanci del 1998 erano falsi. Zonin e altri consiglieri d’amministrazione lo querelano per diffamazione. Nel 2012 la sentenza del giudice dà loro torto: la notizia «non è falsa», è socialmente utile ed espressa con «forma civile». I querelanti non fanno appello e la cosa finisce lì. Ed è sempre stato Dalla Grana, assieme ad altri soci, a denunciare in tribunale Zonin e gli ex vertici l’anno scorso (qui un servizio di Vvox), alla vigilia della tempesta giudiziaria che si sarebbe scatenata a fine settembre.

La sua azienda, la “Dalla Grana dottor Enrico spa”, commercializza prodotti per l’agricoltura molto nota a Lonigo e nei dintorni del Vicentino. Dopo gli studi superiori, per volontà dei genitori comincia immediatamente ad occuparsi a pieno regime dell’azienda di famiglia, le cui redini controllerà completamente dopo la laurea in Economia e Commercio a Verona. «Fu mio padre a consegnare la ditta nelle mie mani che ero appena 18enne – spiega l’imprenditore – perché dopo quel cambio della guardia si eclissò, per così dire, per fare ciò a cui veramente teneva, ovvero il presidente della allora Banca Popolare di Lonigo: il che avvenne dal 1966 al 1980 ricoprendo anche per molto tempo anche la carica di vicepresidente della associazione nazionale delle banche popolari. Ruolo che gli fu proposto non in ragione del peso della banca di Lonigo, che era davvero una piccola popolare, ma in ragione della competenza della dedizione e della conoscenza approfondita di quel mondo». Un mondo la cui aria, spiega sempre l’imprenditore, respira da quando era piccolo.

Tira aria di normalizzazione” sul caso BpVi e Vb, secondo lei? A parte i 1500 lavoratori che stanno per perdere il posto, la rassegnazione sembra regnare sovrana.
Per provare a dare una risposta devo fare una premessa. Va dato atto al premier Matteo Renzi di avere chiesto con vigore e poi ottenuto un decreto legge che trasformasse in banche ordinarie delle popolari che popolari non erano più. Avevano assunto una dimensione gigantesca e per questo assommavano in sé i difetti degli istituti tradizionali e quelli di molte popolari tra i quali una gestione familistica del potere che inevitabilmente finisce nella mani di chi controllava queste popolari monstre. Da anni erano divenute ingestibili.

E quindi? Anche molti anti-zoniniani storici paiono aver perso la voce. O no?
Alla luce di tutto ciò è difficile dire se la gente si sia assopita. Io credo che questa finirà per assomigliare sempre più ad un fiume carsico che spesso e volentieri riemerge in superficie in modo eclatante. Va poi aggiunta una cosa. I critici della galassia Zonin si dividono in due fronti. Quelli che criticavano quel sistema tout court. E quelli che lo criticavano perché speravano in una poltrona in prima fila da sfilare alla vecchia guardia.

E in buona sostanza che cosa prevede per i soci azzerati?
I ricchi si limiteranno a patire quella che considerano comunque una pubblica umiliazione. I piccoli, quelli che hanno perduto una vita di risparmi, camperanno nella disperazione per sempre.

Il procuratore berico Antonino Cappelleri ha rilasciato un’intervista a La Verità che ha fatto molto discutere (qui l’intervista). Lei l’ha letta? Che ne pensa?
La prima cosa cui penso è la portata del numero, della varietà e della gravità delle violazioni, anche penali, che hanno contraddistinto questa storia sciagurata.

E pertanto?
E pertanto quando Cappelleri sentenziando con parole soft che la magistratura berica negli anni è stata troppo «tiepida» fa in realtà una affermazione gravissima. Che nei fatti finisce per gettare una luce tetra sull’operato delle toghe che l’hanno preceduto. Io tra l’altro ho il timore che tra gli inquirenti berici, pur a fronte di illeciti patenti, non ci sia nemmeno il know how investigativo e il bagaglio di conoscenza delle normemper gestire ogni minuzia di un caso giudiziario tra i più grandi, quanto a numero di vittime coinvolte, della recente storia del Paese. Sarebbe stato meglio che un’indagine di tale portata potesse gestirla una grande procura come Roma. O ancor meglio Milano, che è la più attrezzata per i reati finanziari.

Cappelleri è già stato sentito dal Csm, che sta esaminando il caso delle ripetute archiviazioni a carico di Zonin e di parte degli ex amministratori (qui un approfondimento di Vvox). Ci sono altri attori da chiamare in causa sulla scena?
Un giorno bisognerebbe fare luce anche negli interstizi più reconditi della Banca d’Italia. Anche questo istituto è soggetto alla legge. E nonostante questo a fronte delle ripetute e chiare violazioni che per anni hanno ammorbato BpVi poco o nulla è stato fatto per censurarli o quanto meno per correggerli. Via Nazionale non solo dalla sua aveva l’obbligo delle norme, ma anche gli ampi poteri che queste comportano.

Morale della favola?
Molti, troppi comportamenti illeciti, hanno potuto dispiegare il loro effetto in ragione di una giustizia che arriva, se arriva, quasi sempre troppo tardi. Sarebbe comunque una iattura, una offesa irrimediabile all’etica ed alla giustizia se i tanti reati commessi non fossero perseguiti e puniti secondo legge. Non ci si può rassegnare.

E sul piano più personale che cosa ha imparato?
Paradossalmente ho avuto ben altre soddisfazioni. Da molti miei colleghi mi è stata riconosciuta la lungimiranza di avere disinvestito quasi vent’anni fa una grandissima parte del mio capitale in azioni BpVi. Mi è stata riconosciuta la bontà dei miei addebiti: sempre esternati nelle sedi opportune. Alcuni colleghi imprenditori, quasi increduli, quasi scocciati, mi vedevano come un alieno, un rompiscatole che si permetteva di mettere in discussione non solo le rassicurazioni del board, ma anche gli organi di vigilanza e di controllo a partire dai sindaci. Oggi molti si sono scusati con me. Tanti mi hanno fatto i complimenti per averci visto giusto, biasimando loro stessi per non avermi dato ascolto.

Quanto alla proposta del neopresidente di BpVi Gianni Mion che senza peli sulla lingua parla di fusione tra Veneto Banca e Vicenza nonché di esuberi di massa, lei che dice?
Quando si mettono insieme due soggetti deboli non può nascerne uno forte, ma solo un ammalato grave.

Lei prima ha parlato della stampa. Come si sono comportati negli anni i media con le due popolari venete?
Tanto per fare un esempio, nonostante le mie denunce pubbliche riprese da tv, radio e giornali nazionali, il Giornale di Vicenza non mi ha mai intervistato. È stato drammatico, sul piano dell’informazione. Alcune testate di nicchia e qualche altro giornale hanno fatto bene il loro dovere. Ma la stampa mainstream è stata troppo silenziosa.

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  • Lorenzo

    Lo vorrei Presidente della Repubblica !