Vittoria del No, associazioni categoria si chiedano perché

Erano tutte per il Sì. Da che parte della barricata voglio stare in futuro?

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In Veneto i No hanno vinto con il 61,9%. Una vittoria schiacciante, rafforzata da un’incredibile affluenza del 76,6% (alle ultime politiche era stata poco più alta dell’80%, per capirci). Una vittoria potente, corale, di popolo.

Una vittoria della Lega di Salvini? Sarebbe riduttivo. Non solo per lo schieramento ampio schierato sul No (leghisti e forzisti, certo, ma anche grillini e gran parte della sinistra sociale). Ma anche perché segnala chi ha veramente perso in Veneto. Non solo il Pd, nella sua giravolta rottamatrice e liberale. Ma soprattutto l’incredibile ed unanime schieramento di quei “grandi” imprenditori e di quelle burocrazie associative schierati a difesa di una riforma che era – fondamentalmente – simbolo della loro posizione di potere.

Praticamente tutte le associazioni di categoria (e la Cisl, il sindacato più rappresentativo della Regione) erano schierati con la riforma. Questo non è bastato. E in un tempo in cui numerose i richiami alla “crisi della rappresentanza” si fanno quotidiani, viene da chiedersi: e se in crisi fossero i rappresentanti? Se il problema non fossero i corpi intermedi, ma le burocrazie che li guidano?

Il Veneto si è schierato, risolutamente, contro un sistema economico e sociale percepito come lontano e truffaldino (e sulle banche popolari c’era qualcosa di più di una percezione…). Le associazioni di categoria dovrebbero iniziare a farsi qualche domanda sulla parte della barricata in cui dovrebbero stare. Prima che l’onda travolga anche loro.

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  • Fabrizio Paolin

    Ma lasciamo pure che vengano travolte…..non credo che ci sarà l’apocalisse anche se dovessero sparire.

  • don Franco di Padova

    Le Associazioni di categoria sono ormai un apparato burocratico e amministrativo lontano dai problemi dei loro associati, più ancora delle Organizzazioni sindacali antagoniste.
    In realtà, oltre che essere molto supponenti, mancano di aggancio con i problemi quotidiani e, quindi, non solo con i problemi dei dipendenti (i lavoratori) ma anche con quelli dei datori e i loro stessi interessi che dovrebbero rappresentare, basta vedere l’immobilismo contrattuale in questi tempi di lunghissima crisi.
    Concordo con Fabrizio Paolin, se scomparissero vi sarebbe l’1% di risparmio sul costo del lavoro, beneficio di certo superiore al valore dei servizi da loro resi.