Cave, Giorgetti (Fi) finanziato da azienda del settore: «nessun problema»

Il consigliere regionale azzurro spinge in aula per aumentare le estrazioni: «le necessità reali sono date dal mercato»

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

«Io non capisco tutto questo clamore attorno all’incontro tenuto dal sottoscritto col responsabile del settore estrattivo di Confindustria Veneto Ezio De Prà. E’ stato un incontro formalmente richiesto al gruppo consiliare, in una sede istituzionale. Tutto è lineare poiché è compito degli eletti è quello di ascoltare le istanze che giungono dal territorio, ivi incluse quelle del mondo imprenditoriale». A parlare è Massimo Giorgetti, vicepresidente del consiglio regionale veneto in quota Forza Italia.

Alla base di una presa di posizione così marcata c’è la polemica infuriata la scorsa settimana a palazzo Ferro Fini che sta discutendo una finanziaria che in pancia contiene un corposo collegato con alcune novità cruciali in tema di ambiente e urbanistica. Si tratta di «novità importanti ed utili per i nostri territori», sostiene la maggioranza di centrodestra guidata dal governatore Luca Zaia mentre le opposizioni, fra le stilettate dei Cinque Stelle e gli strali dei Dem (tra i più infuriati c’è il consigliere Andrea Zanoni), parlano di scempi a non finire che si riperquoteranno sulla vita dei veneti.

Il Veneto dal 1982 non aggiorna il piano cave. A detta di molti, a partire dalle associazioni a difesa del paesaggio e dell’ambiente, si tratta di una «cronica deregulation» che ha avuto come effetto una urbanizzazione selvaggia senza paragoni in Italia, anche perché l’estrazione è il primo passaggio di una filiera che arriva sino al cemento, al calcestruzzo e alle costruzioni. E che il Veneto sia in una condizione critica lo ha segnalato a più riprese anche l’Ispra parlando di consumo di suolo costa alla collettività ben 137 milioni all’anno: un record cui tiene testa a mala pena la Lombardia. È chiaro che in un clima così teso l’incontro tra Giorgetti e il leader dei cavatori veneti De Prà, che è pure indagato per corruzione, abbia fatto notizia.

Giorgetti non si scompone. Ha proposto un emendamento alla legge finanziaria che triplica sino a 30 milioni di metri cubi nel prossimo decennio il fabbisogno estrattivo regionale in termini di ghiaie che già la giunta prevede di aumentare, anche se fino a 10 milioni: «Non bisogna affatto prendere per oro colato quello che dice Zanoni. Quanto all’inchiesta su De Prà, le indagini spettano alla magistratura, i rappresentanti delle istituzioni hanno il diritto e il dovere di parlare con i protagonisti della scena sociale ed economica della regione. Quanto poi alla necessità di una ipotetica stretta sulle cave ricordo a tutti che non viviamo sotto un regime stalinista. E che le esigenze estrattive sono dettate dal mercato, ovvero dalle necessità reali. Per di più la novità da me caldeggiata introduce un concetto di armonizzazione tra i vari operatori che prima mancava» giacché il vecchio regime avvantaggerebbe, sostiene l’azzurro, gli imprenditori trevigiani.

Frattanto la polemica è deflagrata, tanto che in alula si è cominciato a parlare di quali fossero i consiglieri che avessero beneficiato di un contributo da società legate alla filiera dell’estrattivo. «Io non ho problemi a dire – sottolinea Giorgetti – di avere ricevuto per l’ultima campagna delle regionali un contributo da un mio amico che proviene da quel settore». Ma chi sarebbe l’imprenditore? Di fronte a questa domanda il vicepresidente taglia corto: «È agli atti dell’amministrazione».

E così bisogna andare a rintracciare con pazienza i documenti depositati presso gli uffici, dai quali risulta che il vicepresidente abbia beneficiato, per l’ultima campagna, di un contributo regolarmente registrato pari a 3 mila euro da parte della trentina Adige Bitumi. Un gruppo con più propaggini, anche venete, e che ha in corso partnership strategiche con società legate più o meno direttamente a palazzo Balbi: tra queste la Cav, che gestisce tra le altre il passante di Mestre; il gruppo Brescia-Padova, oggi spagnolo e Vi.Abilità, ovvero una sorta di mini Anas della provincia berica.

A tirare le fila dell’azienda é Paolo Tellatin, imprenditore del Vicentino ben noto nel panorama industriale berico (rivista trimestrale Impresa Vicentina in pagina 50, giugno marzo 2005). Il nome di Paolo Tellatin ricorre  sui media quando la stampa rivela le generalità dei soggetti sanzionati da Consob per «…carenze di carattere procedurale “nonché condotte operative irregolari relative alla valutazione di adeguatezza” della clientela» da parte dei vertici della BpVi. Nel cui cda figura proprio tale Paolo Tellatin. Sarebbe stato importante conoscere se la persona che fa capo al gruppo Adige e quella interessata dal provvedimento di Consob siano la stessa. O se si tratti di un caso di omonimia. Vvox.it ha infatti cercato di contattare, pure per iscritto, il presidente del gruppo Adige, ma senza ottenere risposta nel merito, ma solo un  laconico «sull’argomento non abbiamo alcun commento da rilasciare».

Le cave sono un tema bollente. Quando durante l’ultimo scorcio della precedente consiliatura guidata da Zaia la maggioranza di centrodestra provò a riformare la norma, l’intervento delle lobby di riferimento riuscì ad affossarla per stessa ammissione dell’allora assessore all’ambiente Maurizio Conte: al tempo col Carroccio, oggi consigliere di minoranza col gruppo tosiano. Al tutto si aggiunge poi il fiele distillato dal consigliere del M5S Patrizia Bartelle che bolla come «mafiogena» la modifica normativa cara al centrodestra. «Si tratta di affermazioni diffamatorie. Non si può infangare così il nome dei partiti e il nome dei consiglieri» tuona Giorgetti che nei giorni passati ha annunciato querele.

Tags: , ,

Leggi anche questo