Pfas, l’esposto: «sequestrate la Miteni»

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«Giudici sequestrate la Miteni di Trissino». È questa in estrema sintesi la richiesta avanzata stamane dall’avvocato Giorgio Destro alla Procura della Repubblica di Vicenza in relazione all’arcinoto caso di inquinamento da derivati del fluoro (pfas) che ha colpito il Veneto centrale. L’istanza è contenuta in un esposto firmato dalla padovana Renza Pregnolato presidente della associazione “Terra dei Pfas” e inoltrato alla magistratura berica dopo che Vvox.it aveva rivelato l’esistenza di uno scottante dossier (puntualmente menzionato agli atti) che porta la firma del segretario generale della Sanità veneta Domenico Mantoan e che era stato indirizzato in novembre a cinque diversi destinatari.

Si tratta dell’assessore regionale alla sanità Luca Coletto, dell’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin, dell’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan, del capo della segreteria generale della Regione Veneto Ilaria Bramezza e del presidente della provincia di Vicenza Achille Variati. Nel documento a firma Mantoan li si esortava «alla tempestiva adozione di tutti i provvedimenti idonei a tutelare la salute della popolazione indirizzati a rimuovere la principale causa di contaminazione individuata».

Nell’esposto si legge che «nelle cinque pagine della relazione… appare evidente e dimostrato da fonti autorevoli» (come la giunta regionale del Veneto o l’Istituto superiore della Sanità) che i Pfas rappresentino «un concreto e reale pericolo per la salute pubblica tale da indurre l’estensore di detta relazione a richiedere la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione». E ancora: «Non risulta all’esponente che i soggetti istituzionali destinatari della relazione… abbiano ad oggi intrapreso alcuna iniziativa, ciascuno di propria competenza, benchè sollecitati in termini di urgenza: si chiede pertanto che la procura voglia valutare se gli stessi siano incorsi nella commissione del reato di omissione di atti d’ufficio previsto e punito dall’articolo 328 del codice penale». In quest’ultimo passaggio si chiede al magistrato di vagliare anche eventuali negligenze del presidente Pd della provincia berica, ma anche di alti esponenti della Regione, il che, per competenza, potrebbe portare ad interessarsi della cosa anche la procura di Venezia, sede di palazzo Balbi.

Il legale, con la consulenza tecnico-scientifica della dottoressa Marina Lecis (i due, assieme all’avvocato berico Edoardo Bortolotto, in sede amministrativa, avevano già agito contro i limiti sui Pfas imposti da palazzo Balbi), arriva a chiedere i sigilli per l’industria chimica della valle dell’Agno. Nelle carte depositate oggi si legge che «…responsabile dell’inquinamento, che più correttamente deve essere ricompreso nell’ipotesi di disastro ambientale… è stato accertato dalle autorità procedenti essere la società Miteni Spa di Trissino… Dato il grave pregiudizio per l’incolumità pubblica ed in ossequio al principio di precauzione… si chiede che venga disposto sequestro penale preventivo» nei confronti della stessa società. «Grazie alle recenti novità introdotte dal legislatore in tema di reati ambientali», ha spiegato Destro (in foto), «abbiamo potuto chiedere alla procura di trasmettere quanto di dovere alla Presidenza del consiglio dei ministri, alla Procura generale presso la Cassazione e alla Commissione antimafia».

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