Miatello, portavoce dell'associazione di soci "Ezzelino III da Onara", spiega la sua possibile «soluzione». Ma non boccia l'offerta di rimborso delle due banche

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«Pur con tutta la prudenza del caso l’offerta di conciliazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca va accolta positivamente perché costituisce un primo passo verso la soluzione di una parte del contenzioso». Commenta così Patrizio Miatello (in foto), imprenditore e portavoce del coordinamento Ezzelino III da Onara che raccoglie «un nutrito gruppo tra risparmiatori e imprenditori colpiti dal rovescio delle popolari Venete», il pacchetto di ristoro a 9 euro ad azione per BpVi e al 15% della perdita per Vb in cambio della rinuncia a cause legali.

«Sarà una coincidenza, io non lo so – dice Miatello – ma dopo la nostra discesa in campo col coordinamento Ezzelino questa opportunità che si è materializzata nelle ultime ore aveva cominciato a prendere forma un poco alla volta. Lo abbiamo notato dal comportamento dei vertici dei due istituti. Adesso ci ricevono, prima nemmeno ci prendevano in considerazione». Il suo gruppo si è allontanato dal Coordinamento don Torta, da più d’un anno raduna varie associazioni di soci delle due ex popolari: «In passato pur a fronte di proteste e manifestazioni varie non si era cavato un ragno dal buco. Oggi le cose sembrano cambiare. Per noi non è saggio volere attaccare le banche. Per noi non è saggio volerle distruggere. Per noi queste banche debbono tornare a camminare con le proprie gambe, ad esprimere il legame col territorio. Per questo non condividiamo l’idea di chi ha tempestato le procure con esposti a valanga che rischiano di intasare la macchina della giustizia, come non crediamo nelle cause civili».

Tuttavia, lui punta comunque sulla via legale. «Noi crediamo nella necessità di sottoporre al magistrato i soli reati di aggiotaggio e falso in bilancio e di coltivare in parallelo, fuori dalle aule dei tribunali civili, ove consentito dalla legge, la possibilità di accordi transattivi con gli istituti di credito». A curare la parte tecnica di questa iniziativa sono due professionisti: «Un avvocato, il professor Rodolfo Bettiol, ed un tributarista, ovvero il dottor Loris Mazzon. Questi due specialisti interverranno nei procedimenti penali pendenti a carico dei dirigenti e sindaci delle due banche innanzi alla Procura di Roma e di Vicenza. Si occuperanno di aspetti procedurali importanti come la costituzione di parte offesa, la costituzione di parte civile, la presenza alle udienze preliminari. Il che porta alcuni vantaggi a partire dalla unificazione delle ragioni della azione legale intentata, che in particolare per l’aggiotaggio, rende possibile l’azione in comune da parte di più persone danneggiate».

Tanto che se si sommano gli sforzi, specifica Miatello, «il costo per il singolo è sicuramente inferiore al costo di una causa civile. Per di più non esiste rischio di rifondere le spese alla controparte in caso di soccombenza. E solo attraverso il processo penale si potranno acquisire le prove solide dei reati commessi dalle banche. Quello di cui non abbiamo bisogno è intasare gli uffici delle procure con ipotesi di reato diverse dall’aggiotaggio e dal falso in bilancio che difficilmente saranno perseguibili». Ma come si può negare ad una persona che si ritiene danneggiata da una truffa o da una estorsione di agire in sede penale? «Certo – replica Matiello – che non si può negare tale diritto, ma lunghezza e la farraginosità di certi processi non l’ho inventata io. E per questo noi propugnamo quella che ci sembra essere la strada più semplice e diretta».