Dal 2026 saranno 12 in più: vittoria del nuovo presidente Fifa. Stupirsi? Neanche per idea

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La Fifa ha deciso: dall’edizione del 2026 saranno 48 le squadre ammesse alla fase finale dei Campionati mondiali di calcio. Il Consiglio della organizzazione che gestisce il calcio a livello globale ha ratificato all’unanimità la proposta del presidente Gianni Infantino, 45 anni, avvocato svizzero di origine italiana, segretario generale della Uefa, eletto nel febbraio del 2016.

La formula a 32 squadre rimarrà invariata nei prossimi due Mondiali, in calendario l’anno prossimo in Russia e nel 2012 in Qatar. Fra dieci anni invece le novità: ci saranno 16 gruppi di 3 squadre ciascuno e le prime 2 classificate passerano al tabellone finale a 32 squadre. Una innovazione radicale poi sarà la introduzione della eliminazione diretta dai sedicesimi. Per consentire di giocare al massimo di 7 gare (come nella formula attuale) per arrivare in finale. Nella prima fase poteva presentarsi la possibilità di risultati di comodo, ma la Fifa ha evitato questo rischio facendo giocare le prime due partite di ogni gruppo alle teste di serie determinate dal ranking ufficiale.

«Il passaggio del Mondiale a 48 squadre porta solo vantaggi, senza provocare alcun inconveniente» ha dichiarato con soddisfazione Infantino, aggiungendo che «la durata della competizione non sarà aumentata e, al massimo, una nazionale giocherà sette gare, proprio come oggi. Dall’altro canto sedici squadre supplementari avranno l’opportunità di partecipare al Mondiale».

Una riforma dunque per il bene del calcio, per adeguarsi alla globalizzazione di questo sport e alla crescita diffusa del livello tecnico? Non tutti la pensano così. Anzi qualcuno insinua che le novità volute dal successore di Blatter abbiano ben altri obbiettivi. Prima di tutto economici. È stato calcolato che un Mondiale a 48 squadre varrebbe 630 milioni di dollari (605 milioni di euro) ben di più di Russia 2018. E poi 12 nazionali in più ammesse alla fase finale significano altrettanti nuovi mercati e quindi nuovi ricavi da diritti televisivi, merchandising, sponsor, tour operator.

Le insinuazioni non si fermano ai soldi. Si allude anche a motivazioni elettorali. La Fifa ha 211 membri, 135 dei quali sono federazioni di paesi che non hanno mai giocato una fase finale del Mondiale. Fra i 115 elettori di Infantino, un anno fa, ci sono stati 41 dei 54 membri africani e 10 su 11 dell’Oceania. Un punto centrale del suo programma elettorale è stato proprio la espansione del Mondiale. All’inizio aveva proposto un aumento a 40 squadre, poi ne ha aggiunte altre 8. Secondo i critici dunque la riforma non sarebbe altro che il pagamento di un pegno elettorale.

“Siamo consapevoli che questa decisione è stata presa puramente per motivi politici piuttosto che sportivi” ha dichiarato l’Eca, la Associazione dei Club Europei che conta 220 club associati appartenenti a 53 Federazioni. Dalla sede di Nyon, in Svizzera, spiegano: “non condividiamo l’urgenza di questo passo così importante, senza l’adeguato coinvolgimento delle parti interessate”.

Negativo anche il parere di Javier Tebas, presidente della Liga spagnola, che ha attaccato Infantino con una dichiarazione al quotidiano sportivo francese L’équipe, in cui accusa il capo della Fifa di non aver mantenuto l’impegno di consultare preventivamente la associazione mondiale delle Leghe. “Si comporta come Blatter” ha chiosato Tebas. E non è certo un complimento.

E in Italia? «Siamo favorevoli alla proposta del Mondiale a 48 squadre. Sarebbe importante per una partecipazione democratica», ha detto il presidente della Figc Carlo Tavecchio, come sempre allineatissimo ai poteri forti. Ha invece qualche dubbio sulla qualità di una competizione allargata Robi Baggio, che si preoccupa anche di un calendario molto gravoso per giocatori reduci da una stagione già piena di impegni.

L’espansione del Mondiale di calcio comunque stupisce  solo le anime candide. Da decenni è in corso una trasformazione verticale di questo sport, dai campionati nazionali alle coppe continentali alle manifestazioni periodiche riservate alle nazionali (Olimpiadi comprese), in cui il fattore determinante è il business. Fifa, Uefa e associazioni consorelle sono in mano ai network televisivi ed agli sponsor, alla ricerca di nuovi mercati e ricavi. Il calcio non è più uno sport, è un grande show televisivo.

  • Enrico V Vezzaro

    Sono 16 in più, in realta….