Pedemontana, il primo progettista all’attacco

Arriva dalla Puglia un duro esposto indirizzato alla Regione Veneto dalla Sics ingegneria srl, il cui amministratore unico ha informato anche la Corte dei conti

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«Al riguardo, si ritiene doveroso evidenziare che la scrivente società fu di fatto indotta, contro la propria volontà, dalle pressioni e le ingerenze dell’ingegnere Claudio Dogliani… tese a dissimulare i negozi effettivamente voluti dalle parti…» per quanto concerne «l’intera progettazione definitiva ed esecutiva della Pedemontana Veneta». È questo uno dei passaggi chiave di un esposto giunto ieri sulla scrivania del governatore veneto, il leghista Luca Zaia. Mittente è la società pugliese Sics ingegneria, cui venne affidato il primo incarico per la progettazione della Pedemontana ed un tempo partner strategico del gruppo Dogliani. Gruppo che attualmente è l’asse portante di Sis, il consorzio che sta realizzando la Spv.

Il documento, inviato a più soggetti tra i quali anche la Corte dei conti pone interrogativi che pesano come pietre sulla fase di progettazione della Spresiano Montecchio. In un altro dei passaggi più delicati sta scritto testualmente che tali negoziazioni «… in sospettissimo sentore di violazione o quantomeno elusione del divieto di subappalto» sono state in qualche modo concepite affinché qualcuno potesse indebitamente arricchirsi grazie alle «ingenti somme pubbliche destinate a remunerare l’effettivo progettista delle opere». E ancora, l’esponente parla espressamente di «complicati meccanismi societari, contrattuali e comportamentali posti in essere dal Gruppo Dogliani».

L’esposto in realtà, 18 pagine fitte fitte e firmate dall’amministratore unico di “Sics ingegneria srl” Giuseppe Capocchi, contiene una serie di accuse molto dettagliate tra le quali c’è pure un riferimento a «pratiche del tutto non ortodosse seguite per affidamenti, subaffidamenti non soggetti ad autorizzazione, subappalti ed interessi privati che nulla hanno a che fare con il sano utilizzo delle risorse pubbliche, con evidente e conclamata responsabilità erariale». Detto in altri termini Capocchi paventa ai destinatari della missiva la possibilità che il mancato rispetto delle norme sugli appalti abbia cagionato un danno allo Stato. Si tratta di profili di illiceità sia di tipo erariale sia di tipo penale che a detta dello stesso estensore della segnalazione dovranno essere vagliati «dalla competente magistratura».

Per di più a pagina 8 del documento c’è una passaggio preciso che ipotizza il rischio per l’attuale concessionario, la Sis-Spv, eventualità già evidenziata sui media, di una incapacità dello stesso concessionario di «rispettare gli obblighi di finanziamento assunti in base alla convenzione» pur a fronte del possibile mantenimento della autorizzazione a realizzare i lavori. Una eventualità mal vista dalla Sics. Ma come mai quest’ultima sarebbe venuta allo scoperto in questo modo? «La società Sics – spiega Capocchi contattato da Vvox.it – lamenta infatti di essere stata danneggiata dal comportamento tenuto un tempo dall’ex partner, ovvero il gruppo Sis e dall’ex suo direttore tecnico ingegner Adriano Turso. Comportamento, descritto nell’esposto, che ancora oggi starebbe producendo i suoi effetti nefasti sull’impresa. La quale anche per dimostrare la sua estraneità alle circostanze che l’hanno messa alle strette sul piano finanziario, avrebbe approntato una strategia ad ampio raggio in previsione di una serie di azioni di rivalsa sul piano legale».

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