Cancro

Delle microsfere da 40 a 400 micron contenenti farmaci o radioattive che vengono iniettate direttamente nelle arterie e che vanno a chiudere i vasi che portano sangue alla massa tumorale impedendone lo sviluppo. E’ questa l’incredibile tecnica nata dalla sinergia tra la Radiologia dell’istituto oncologico veneto e la Chirurgia epatobiliare dell’Azienda ospedaliera di Padova. I numeri parlano chiaro: in 4 anni sono stati trattati 3200 malati e, ad oggi, il 70% dei pazienti si sposta da tutto il Paese per venire a curarsi qui.

«E’ una procedura per pazienti non operabili e colpiti da lesioni epatiche primitive, cioè epatocarcinoma o colonagiocarcinoma, o secondarie, ovvero metastasi — spiega il dottor Camillo Aliberti al Corriere del Veneto —. S’inietta nell’arteria epatica il farmaco legato alle microsfere, indirizzando la dose massima al fegato. Non va in circolo, quindi si azzerano gli effetti di tossicità e si crea una zona di ipo-afflusso sanguigno che manda il tumore in ipossia. Cioè lo si soffoca, così le cellule maligne non riescono a replicarsi e sono più sensibili alla chemioterapia».

Il vantaggio di questo nuovo approccio terapeutico è di riuscire a mantenere in vita un gran numero di pazienti in attesa di trapianto. Ma non vengono trattati solo pazienti con tumore epatico: la nuova tecnica infatti è stata testata anche sarcomi ossei avanzati e su patologie benigne come cisti osee ed emorragiche. Sono interventi in Day Hospital, la terapia dura un’ora e poi il paziente rimane in osservazione per altre 5-6 ore, dopodichè va a casa.