Quel doppio ruolo di Girondini e la “misteriosa” Arena Extra

Fuortes doveva fare chiarezza, che dopo nove mesi non c’è ancora stata. Per ora il conto lo stanno pagando solo i dipendenti

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La recente audizione del commissario straordinario del governo per il risanamento delle Fondazioni liriche, avvenuta in commissione Beni Culturali al Senato, ha offerto della situazione dell’Arena di Verona un’istantanea sconfortante e inquietante. Sconforta constatare come la procedura di accesso ai benefici della Legge Bray (10 milioni di euro) viaggi con un’esasperante lentezza burocratica, con tempi al rallentatore. Queste lungaggini saranno anche funzionali alla necessità politica di attendere le elezioni per affidare al prossimo sindaco di Verona e non all’attuale la gestione del ritorno alla normalità, ma non sono comunque rassicuranti nella prospettiva del rilancio.

Del resto, sono i tempi con cui la Fondazione veronese sta affrontando la preparazione della prossima stagione, che si vuole sia quella del rilancio. Della nuova produzione di Nabucco, destinata ad inaugurare il festival estivo 2017, non si sa infatti ancora nulla e più il tempo passa (al debutto mancano quattro mesi o poco più), più si affievolisce la speranza che questo spettacolo, chiaramente improntato all’emergenza organizzativa, possa invertire la tendenza negativa delle ultime annate. Inquieta l’evidenza che emerge dalle parole del commissario Gianluca Sole (il video dell’intero incontro è consultabile qui; dell’Arena si parla dal punto 1h10’ 30”).

Dopo dieci mesi di commissariamento, la soluzione di alcune delle più grosse criticità della gestione precedente è ancora al palo. E per ora il conto lo stanno pagando solo i dipendenti: i danzatori licenziati quasi in blocco, innanzitutto, e tutti gli altri che si sono visti lo stipendio ridotto di quasi il 20 per cento. I problemi sono indicati, ma il loro superamento è tutt’altro che certo. E permane un’opacità che danneggia gravemente lo sforzo di risanamento e la marcia della Fondazione verso l’uscita del tunnel. Si parla della vischiosità e inadeguatezza della convenzione con il Comune per l’utilizzo dell’anfiteatro – leggi: spartizione dell’Arena fra opera lirica e concerti rock-pop. Che ha visto negli ultimi anni questi ultimi aumentare sempre più di numero, creando enormi difficoltà sia sul piano artistico che su quelle tecnico a chi ha come missione quella della rappresentazione dell’opera nell’anfiteatro romano.

Si parla del peso evidentemente non ancora eliminato dai conti del Museo Amo, con l’onerosissimo contratto di affitto per la sede di palazzo Forti. Soprattutto, si punta il dito su quello che era e rimane il “buco nero” di tutta la storia recente della Fondazione Arena, la società interamente controllata Arena Extra, della quale è amministratore unico Francesco Girondini. Questo quotidiano on line aveva messo a fuoco la complessa questione poche settimane dopo il commissariamento della gestione Tosi-Girondini e aveva espresso fiducia sul fatto che Carlo Fuortes aprisse tutte le finestre, facesse luce in tutti gli angoli bui.

Nove mesi più tardi, non sembra che così sia accaduto. Il commissario Sole ha detto di avere chiesto alla Fondazione “almeno” un bilancio preconsuntivo 2016 e un preventivo 2017 di Arena Extra, per potere capire bene la situazione. E naturalmente ha perfettamente ragione. Ma delle due l’una: o pecca di ingenuità, oppure gli sono sfuggiti un paio di passaggi nella nota integrativa al bilancio consuntivo 2015 di Fondazione Arena, quello licenziato da Fuortes nel giugno scorso. Vi si trova (pagg. 102 e 103) che uno dei motivi di ritardo nella presentazione del bilancio è stato “il recepimento dei dati consuntivi dell’esercizio chiuso al 31.12.2015 della controllata Arena Extra srl”. E vi si trova anche che attendere non è servito a più di tanto: i dati inseriti nella nota, infatti (pagg. 119 e 120), provengono niente più che da un “progetto di bilancio al 31.12.2015 predisposto dall’amministratore unico della società”. Un’anomalia che Vvox aveva già notato a suo tempo.

Ora, se nel giugno 2016 Fuortes non è riuscito a ottenere da Girondini un bilancio formale e ufficiale di Arena Extra per il 2015, si possono immaginare i problemi per avere, come richiesto da Sole, addirittura un preconsuntivo 2016 e un preventivo 2017 di questa “misteriosa” società con capitale sociale di 90 mila euro e utile a fine 2015 di 5 mila euro, nei cui conti però è incastonata un’immobilizzazione da 12 milioni di euro, ad attivo molto ipotetico della Fondazione Arena. Insomma, i bilanci di Arena Extra – che ha gestito e gestisce la concessione dell’anfiteatro per decine di concerti rock più o meno importanti – sono un’incognita di cui l’unico ad avere qualche contezza è Francesco Girondini (in foto).

Il quale dal 15 aprile 2016 non è più sovrintendente dell’Arena, ma continua ad essere amministratore della controllata. Con i poteri del Consiglio d’indirizzo, che gli assegna la legge, Fuortes ha nominato a sorpresa un sovrintendente di sua fiducia, ma non ha cambiato l’amministratore di Arena Extra. E viene da chiedersi perché. Forse attende un “aiuto” dalla Procura veronese, dopo che lo scorso maggio una relazione dell’Anac (su esposto dei 5 Stelle) aveva ravvisato un conflitto d’interesse nel doppio ruolo di Girondini. Ad oggi, però, non sia ha notizia di mosse dei pm. Il tempo passa, e Arena Extra resta un porto delle nebbie.

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