Gli statisti Zaia e Moretti: e poi dice che uno diventa populista…

Il governatore leghista del Veneto fa il disincantato, evocando il colpo di spugna su BpVi e Vb. La renziana pur di difendere Renzi violenta ogni logica politica

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«Attaccare @matteorenzi per ciò che fanno i senatori è assurdo. Fosse stato per noi il senato andava abolito!»: Alessandra Moretti, 17 marzo. «In questo paese oltre alla possibile prescrizione c’è un altro problema: che nessuno viene condannato. Sono 205 mila gli azionisti veneti che hanno perso tutto e io stento a credere che alla fine si troverà un responsabile o saranno acclarate responsabilità», Luca Zaia, 18 marzo. Ma che bella gara al ribasso, tutta quanta veneta: orgoglio local a mille. Era dalla campagna elettorale per le regionali 2015 che la Ale e il Luca non ci sollazzavano con perle come queste: lucide, acute, originali. Ideali da assumere dopo i pasti per favorire la digestione. Utili a demolire ogni residuo dubbio sull’adeguatezza della nostra classe dirigente politica (di quella economica e finanziaria, dopo l’affondamento delle banche popolari, in questa occasione non vogliamo parlare: rischiamo ormai la dipendenza da anti-emetici). Affermazioni da scolpire a futura memoria. Elettorale, si capisce.

La Moretti parla del voto del Senato che ha salvato dalla decadenza l’ex giornalista Augusto Minzolini, condannato in via definitiva per aver speso 65 mila euro di soldi della Rai per scopo personali. Politicamente, un quarto grado di giudizio che decreta come l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sia poco più che una scritta nelle aule di tribunale. Graziano Delrio, renziano non stupido, l’ha ammesso, dichiarando che lui invece avrebbe votato no al salvataggio: «non devono esistere privilegi di fronte alla legge» (La Repubblica, 19 marzo). La mancata governatrice del Veneto, ultrà renziana dopo essere stata bersaniana, con la sagacia a cui ci ha assuefatto taglia la testa al toro: non ci fosse stato la superflua Camera alta del Parlamento, la pattuglia di senatori renziani pro-Minzolini non avrebbe potuto votare. Ergo, non ci sarebe stato motivo di prendersela con loro, nell’assunto che dietro la loro scelta ci sia uno scambio di voti Lotti-Minzolini fra il loro capo e Berlusconi. Ma che mirabile argomentare. A parte il fatto che a noi risulta che la riforma costituzionale che lei sosteneva (senza leggerla, evidentemente) non prevedesse l’abolizione del Senato, ma appunto la sua riforma, il fine ragionamento della Moretti è un po’ come dire che se non ci fosse la strada su cui correre, un ubriaco alla guida non potrebbe provocare un incidente. Come possono essere stati così ciechi quella volta, i veneti, a non incoronarla loro presidentessa? Stolti, stolti…

Ma poi, con quel realismo un po’ cinico che fa tanto concretezza e pragmatismo, arriva Zaia a dire le cose come stanno sul crollo di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: finirà a tarallucci e vino. Eh sì, poveri (in tutti i sensi) soci azionisti: dove pensate di vivere, in un Paese serio, dove i reati vengono perseguiti in tempo e i colpevoli assicurati alla giustizia? Suvvia, si stenta a crederlo. A parte la lentezza pachidermica ed estenuante dei processi (e nel nostro caso, specie per la BpVi, pure delle indagini) che fanno sempre temere l’impunibilità per prescrizione, qui proprio i responsabili non si troveranno. Da cosa desume cotanto pessimismo, il presidente leghista della Regione? Sfiducia nella magistratura? Non sarebbe il solo a nutrirla. Ma primo, si dà il caso che lui sia un rappresentante delle istituzioni, noto fra l’altro per non essere mai caduto in eccessi neo-berlusconiani contro altri poteri dello Stato; secondo, se le banche stanno facendo di tutto per razzolare quanti più assensi all’offerta conciliatoria – onde evitare di collassare sotto una slavina di cause legali – come glielo spiega Zaia a Viola, al fondo Atlante e al governo che i risparmiatori, disperando di veder fatta giustizia, potrebbero non avere alcuna fiducia nel futuro dei due istituti, e tanti saluti al salvataggio? Uno Zaia inusitatamente controcorrente, non c’è che dire. Forse troppo. Non sia mai che qualcuno lo sospetti di voler giustificare un colpo di spugna finale. Anche questo sarebbe arcitaliano.

Conclusione: ci chiedono ogni giorno, ogni momento, a ogni piè sospinto di avere fiducia o di ritrovarla. Nelle banche, nei partiti, nelle autorità, nel sistema. Ai missionari della Fiducia, quanto meno a quelli in buona fede, chiediamo allora: ma perchè dovremmo darla se poi a farsene interpreti o addirittura a gestirla, pagati coi soldi delle nostre tasse, ci ritroviamo le Moretti e gli Zaia? No, vi prego: dateci una buona ragione. Una sola. Una che sia una. Com’è che faceva la battuta di Totò? “E poi dice che uno si butta a sinistra”. Ecco, oggi, poi dice che uno si butta sul populismo…

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  • Paolo Maria Ciriani

    Al-Man ! non ti capisco salvo che tu non faccia un discorso assolutamente qualunquista. Cosa centrino Zaia e Moretti con il problema delle banche proprio non capisco. O fai una propaganda pentastellata?
    …ma definire poi la Moretti con l’appellativo di “statista” mi sembra veramente fuori luogo !!! Hai forse battuto la testa da qualche parte ???!!!???

    • Al Man

      Ah l’ironia, questa sconosciuta…

      • Paolo Maria Ciriani

        chiedo scusa per l’apparente errore d’ortografia, ma probabilmente nella battitura il CP non ha preso l’apostrofo e nella rilettura m’è sfuggito! errata corrige:”c’entrino” …. poi non avevo compreso che il discorso fosse in chiave satirica/umoristica. OK !