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Essere felici è un obbiettivo che ogni Paese deve perseguire. Questo il messaggio che l’Onu vuole lanciare celebrando proprio oggi la giornata mondiale della felicità. I danesi sembrano aver carpito tutti i segreti e si sono aggiudicati il World Happiness Report 2016. Si vi state chiedendo dove si trova l’Italia, è solo 50esima e viene dopo stati come l’Uzbekistan o il Nicaragua.

Gruppi di ricerca di psicologi, ma anche di biochimici e genetisti, ogni anno si esercitano a cercarne le radici, o forse il suo segreto. La chiave della felicità potrebbe essere in fin dei conti più facile di quanto si creda: risiede in attività semplici, creative e rilassanti come dipingere, scrivere poesie o canzoni, provare una nuova ricetta, lavorare a maglia o all’uncinetto, come dimostra uno studio dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, pubblicato recentemente sulla rivista The Journal of Positive Psychology. E ci sarebbe anche un’età per la felicità, secondo altri ricercatori californiani, che avrebbero individuato il suo picco dopo i 40 anni, nonostante gli acciacchi e il declino cognitivo. Le età critiche, quelle più stressanti della nostra vita, sono infatti tra i 20 e i 30 anni, poi mano a mano che si entra nella mezza età, ogni anno o decade che si aggiunge significa maggiore felicità, dice la ricerca della University of California San Diego School of Medicine, pubblicato su Journal of Clinical Psychiatry.

La scienza si chiede anche se la felicità sia innata, e i ricercatori coordinati da Meike Bartels e Philipp Koellinger, dell’universita’ di Vrije ad Amsterdam, hanno individuato tre varianti genetiche coinvolte nella felicità, di cui due legate ai sintomi della depressione e 11 punti del genoma correlati a nevrosi. Si tratterebbe quindi di una sorta di mappa dei geni – ospitata sulle prestigiose pagine della rivista scientifica Nature – che hanno un ruolo nella sensazione di benessere delle persone, ancora però tutto da esplorare e comprendere meglio.