Silenzio da Ancetti e dall'Ordine dei giornalisti. Idem dall'Anm. E invece in ballo c'è molto di più del singolo caso

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Non conosco il motivo, sempre che ce ne sia uno, e neanche mi interessa. Non vi è motivo al mondo che possa giustificare un’azione e una modalità del genere.

Il procuratore di Vicenza, dr. Cappelleri, incontra i giornalisti. Nessuno lo obbliga a farlo. Ha evidentemente piacere che la stampa riporti ai cittadini le sue opinioni. Si presentano nel suo ufficio tre giornalisti, in rappresentanza del Giornale di Vicenza, di TvA, del Corriere del Veneto. Ma il signor procuratore ha un ghiribizzo: il giornalista del Giornale di Vicenza non è ben accetto. Viene invitato a uscire.

Gli altri due, vergogna a loro!, restano. Vergogna somma per chi rappresenta TvA, che, di fatto, condivide l’editore con il GdV. Un minimo di dignità, di spina dorsale, avrebbe comportato una semplice, banalissima reazione: o tutti o nessuno. Se il signor procuratore sceglie con chi parlare, si scelga un addetto stampa e gli detti i comunicati. E invece i due sono rimasti lì. Quello di TvA a coprire quello del Corriere del Veneto.

Il Cdr del GdV scrive e pubblica un dignitoso comunicato di protesta. Dal direttore del giornale non una riga. Avrà preferito, ma non ne sono tanto sicuro, fare quello che qualsiasi direttore dotato dei giusti attributi deve fare in un caso del genere: fiondarsi nell’ufficio del procuratore e guardarlo dritto negli occhi. Il giornale avrà ben bisogno di una certa compiacenza da parte della Procura, ma non so se la Procura possa ignorare il ruolo della stampa, finora molto, molto, molto benevola. Ricordarglielo non era un diritto, ma un dovere.

E poi c’è il sindacato dei giornalisti. Si è interessato della questione? Eccome! Ha persino pubblicato nel suo sito il comunicato della redazione e si è rovinato. Ha scritto: solidarietà al collega. Ma quale solidarietà al collega! Qui non è in ballo un affronto a un collega che, poverino, ci sarà rimasto male. Qui il problema è il ruolo della stampa in un Paese di corporazioni.

Ruolo della stampa di cui dovrebbe occuparsi principalmente l’Ordine dei Giornalisti, o no? E invece, sul caso, silenzio assoluto. Ecco, volesse tornare ad avere un ruolo, è su problemi come questo che vorremmo vedere l’Ordine battersi a viso aperto. Cominciando col denunciare la cosa al Consiglio Superiore della Magistratura, nella speranza (spes ultima dea) che, oltre alla spartizione dei posti tra le correnti, abbia a interessarsi del ruolo dei magistrati in una società democratica.

Ci sarebbe poi una Associazione Nazionale Magistrati, ma temo che sia troppo impegnata a occuparsi di ferie e di età pensionabile per perdere il suo tempo prezioso per tutelare il buon nome della magistratura.

E veniamo al signor procuratore. Avesse fatto una cosa del genere un parlamentare, un presidente di Regione, un sindaco, sarebbe nato un putiferio. Si sarebbe gridato dai pulpiti più disparati all’arroganza, all’attentato alla democrazia. Lo fa Cappelleri e la cosa finisce in un comunicato del Comitato di Redazione. C’è evidentemente qualcosa che non va.

Non va anzitutto la sudditanza psicologica che i più coltivano nei confronti dei magistrati, e di cui molti magistrati si fanno forti per sentirsi al di sopra di ogni critica e di ogni sospetto.

Non va l’opacità che regna sovrana nel rapporto tra pubblica opinione, i suoi intermediari che sono i giornalisti e le Procure. Se ci fosse chiarezza, se fosse noto, chiaro, stabilito e osservato il limite che c’è tra quello che si può e si deve sapere e quello che non si deve sapere, i giornali non sarebbero sotto il costante ricatto di un rubinetto che può aprirsi o chiudersi a seconda delle simpatie, più o meno interessate, degli operatori di giustizia. Con qualche giornale che, trasformatosi deliberatamente nell’ufficio stampa di qualche Procura, pubblica anche le notizie che dovrebbero essere riservate e viene a conoscenza, prima degli altri e spesso prima delle persone interessate, delle iniziative della magistratura.

Non va la diffusa allergia a ogni tipo di critica che si nota in molti magistrati, per i quali parrebbe che l’unica espressione consentita sia una delle frasi più ipocrite del nostro frasario nazionale: ho piena fiducia nella magistratura. Una espressione che dovrebbe non solo non allietare e consolare i destinatari, ma fargli venire l’orticaria. Perché se è detta in buona fede è un’intollerabile istigazione a sbagliare, se è detta per convenienza è una solenne presa per i fondelli.

Esimio dott. Cappelleri, ripeto, qualsiasi sia il motivo, la brutta figura è la sua.

  • adriano verlato

    Ineccepibile. Avessi scritto sull’argomento non mi sarei discostato dagli argomenti prodotti da Zoso. Aggiungo solo che la sudditanza c’è , eccome. Di più, trovo che il non dover rendere conto a chicchessia del loro operato, i controlli sono solo sulla carta, è cosa fuori dal tempo e dal buon senso.

  • Paolo Maria Ciriani

    finalmente qualcuno con le palle! lucida, rigorosa, ma comunque nei limiti del rispetto comunque dovuto a chiunque, indipendentemente che sia o meno un magistrato!