«Siccità, Regione affronti problema del prelievo da falde»

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«L’Assessore Bottacin evidentemente soffre di “replica precoce”, visto che risponde senza leggere o capire i comunicati, attribuendomi delle dichiarazioni che non ho mai rilasciato». Con queste parole, affidate ad una nota, la consigliera regionale di Alessandra Moretti Presidente, Cristina Guarda, replica all’assessore all’ambiente, spiegando come «in una nota precedente, citando gli ultimi dati forniti dalla stessa Arpav, precisavo che il tema del prelievo dalle falde da parte del settore industriale è una realtà con cui è necessario fare i conti e ponevo al centro del “problema siccità” una responsabilità di tutti, e quindi non solo degli agricoltori, nella gestione delle acque. E invece Bottacin ribatte con tono irridente, parlando di altro. Visto che Bottacin mi taccia di allarmismo – puntualizza Guarda – vada a parlare con le categorie agricole, che stanno denunciando gravi difficoltà nella gestione delle colture, parlando di una siccità mai vista in questo periodo, tanto da pensare di richiedere lo stato di emergenza».

«Di tutto parla l’Assessore meno che del problema che ho voluto sottolineare e su cui pochi puntano l’attenzione: l’uso dell’acqua non superficiale ma prelevata dalle falde e la garanzia del bilancio idrico delle stesse. Se i consumi di acqua di falda superano la capacità di ricarica, a maggior ragione il problema si aggrava. È fuori discussione la necessità di intervenire per l’acqua superficiale – sottolinea la consigliere regionale – ma allo stesso modo si potrebbero intraprendere percorsi per la tutela e la gestione del patrimonio idrico sotterraneo, da cui il comparto industriale preleva acqua in grandissima quantità, pur restituendola, in parte e per quanto possibile depurata, ai corsi dei fiumi. Per questo penso che quanto ho affermato non sia una provocazione nei confronti dell’Assessore, ma uno stimolo a una doverosa riflessione sullo sfruttamento da parte dei diversi settori». Pertanto, in conclusione, Guarda auspica che «si riconosca la dignità del comparto agricolo, vittima della siccità più di chiunque altro, e delle sue rinunce; inoltre, chiedo che si avviino o vengano ripresi progetti a tutela dell’acqua delle nostre falde».

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  • sator

    Finalmente qualcuno che centra il problema: nessuno dico nessuno, ovvero né geni civili né arpav controlla minimamente le centinaia di pozzi agricoli e industriali (oltre alle altre centinaia di abusivi) che bucano le falde mettendole in comunicazione tra loro (inquinamenti vari…) prelevando quantità enormi d’acqua pregiata, fottendosene di limiti e stati di crisi, proprio perché difficilmente controllabili. Qui le colpe della regione sono evidenti in quanto negli ultimi anni le norme hanno favorito i sotterfugi per giustificare le trivellazioni. Evidente la presenza in tal senso delle lobbies di geologi e pozzaioli.