Venezia in B, obiettivo nuovo stadio

I motivi dell’irresistibile ascesa del presidente italo-americano Tacopina

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Dalla serie D alla B in due anni. La scalata del Venezia Football Club al calcio che conta è sorprendente. Due anni fa la società nemmeno esisteva: l’atto costitutivo risale al 21 luglio 2015, appena in tempo per una (tardiva) iscrizione al campionato di Serie D. Categoria in cui è ammesso dalla Federazione secondo il criterio della «tradizione sportiva della città», applicato nei casi ripescaggi in ognuna delle categorie professionistiche e nella ripartizione dei diritti televisivi. In pratica: ad ogni società è assegnato un punteggio in base ai campionati storicamente disputati ed ai titoli conseguiti e, nel caso, consente ad un club di ricominciare dalla 4a serie anziché dalla 3a categoria.

Il Venezia che ha conquistato sabato scorso la Serie B con tre turni d’anticipo è l’erede della tradizione della omonima società fondata nel 1907 e che, dal 2000 in poi, è passata per fallimenti, rifondazioni, mancate iscrizioni al campionato e passaggi di proprietà avventurosi. Giusto per dare un’idea: gli ultimi tre presidenti sono un russo (Jurij Korablin) e due americani (James A. Daniels e Joe Tacopina).

L’ultimo è l’artefice del rilancio del calcio lagunare. Joseph Tacopina ha 51 anni, è un avvocato penalista di New York di origini italiane con la fissa del calcio. È nel football nazionale da quasi dieci anni. Nel 2008 tenta di acquistare il Bologna, senza riuscirci. Nel 2011 fa parte della cordata americana capitanata da Thomas DiBenedetto che diviene proprietaria della Roma e diventa vicepresidente del club giallorosso. Due anni dopo lascia la Roma e, insieme al magnate canadese Joey Saputo, finalmente compra il Bologna. Riporta subito la squadra in Serie A, ma il 20 settembre 2015, in disaccordo con Saputo si dimette dalla carica di presidente con una buonuscita di 3,5 milioni di euro.

Il 6 ottobre diventa azionista di maggioranza e presidente del Venezia. Ha un programma ambizioso e parte con il piede giusto. Vince con due giornate di anticipo il girone di Serie D e ottiene la promozione in Lega Pro. Assume un allenatore, Filippo Inzaghi, che ha un grande passato di attaccante ed ha allenato il Milan in Serie A. Lo affiancano nella gestione due personaggi ben noti nel calcio, il dg Dante Scibilia e il ds Giorgio Perinetti. In squadra ci sono giocatori con esperienza di massima serie come il difensore Domizi, il centrocampista Bentivoglio, l’attaccante spagnolo Geijo. La formula funziona, a metà campionato i neroverdi arrivano al primo posto e via via staccano i concorrenti.

In gennaio Tacopina dichiara alla Gazzetta dello Sport: «il nostro obiettivo è la Serie A. Dico di più: le posizioni di vertice. Il mio sogno è portare qui lo scudetto». Insomma a Venezia non si scherza. Ora però viene il difficile. Perché allestire una squadra che possa vincere la serie cadetta o almeno puntare alla promozione può costare molto e comunque in B non è mai detta l’ultima parola.

Il Venezia poi ha un grosso handicap: lo stadio. Gioca nel vecchio Penzo a Sant’Elena, che, costruito nel 1913, è il secondo impianto più vecchio in Italia. Scomodità a parte, ha una capienza di appena 7.450 posti, inferiore quindi a quella minima (10.000) prevista dalle norme federali. Certo, la Lega può concedere una deroga, come ha fatto con il Tombolato di Cittadella. In Lega Pro però la media (non ostante il campionato di vertice) è stata di soli 2.968 spettatori. L’esaurito non c’è stato nemmeno nel derby con il Padova.

È evidente che, per arrivare dove spera Tacopina, ci vuole uno stadio nuovo che non può non essere in terraferma. A Tessera, ovviamente, come si progetta dai tempi di Zamparini, che, si dice, abbandonò il Venezia nel 2002 proprio perché non riusciva a realizzare il nuovo impianto.

Il presidente assicura che sta sviluppando il progetto in sintonia con il sindaco Brugnaro e fa sognare i tifosi con un nuovo stadio da 25.000 posti, «con copertura in vetro di Murano». Pare ci sia un problemino non da poco con l’Anac, essendo i terreni confinanti con l’aeroporto Marco Polo, ma Tacopina è fiducioso di inaugurare il nuovo Penzo in due anni e mezzo.

Il ritorno in Serie B della squadra del capoluogo regionale è un buon segno per il calcio veneto. Promozione o meno del Verona, salvezza o meno del Vicenza, comunque le presenze nelle prime due categorie quanto meno non calano.

Ph: Facebook Venezia FC

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