Confessioni di una “slave” veronese

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

«Fin da piccola ho capito che il mio rapporto di dolore era diverso da quello degli altri». In un lungo servizio a firma di Anna Mazzotti sull’ultimo numero di Vanity Fair, una donna veronese di 45 anni, separata con due figli, racconta della sua iniziazione al ruolo di “slave” e di come avvengano gli incontri tra schiava e padrone. «La slave non è una povera disgraziata che si lascia usare come portacenere e tirare al guinzaglio», spiega la donna. Semmai, come scrive Davide Turrini sul Fatto Quotidiano, il segreto del rapporto di dominazione e sottomissione sembra essere la «consensualità» tra i due soggetti che concordano lo svolgersi dell’atto bdsm.

Più reale è il piacere che prova la donna nel portare a termine ciò che il master le chiede, «tanto più intenso» sarà il piacere per il dominante. «Un vero dominante ti protegge, ti accudisce, nell’organizzazione dell’appuntamento si occupa tutto lui», racconta la signora veronese. Alla slave spetta invece il compito di concentrarsi sulla preparazione e il soddisfacimento delle sue richieste. Niente amore e relazioni romantiche: «cerco emozioni, non principi azzurri».

Tags: ,

Leggi anche questo

  • pachiara

    A parte il fatto che ‘sta roba è uscita una settimana e passa fa, che fa schifo il tutto, che si comprende bene il grado di degrado a cui siamo arrivati, spunta però quasi spontanea la battuta:” perchè non si candida a sindaco all’insegna dello slogan “slave dei veronesi” “? Come ai tempi di Ilona Staller molti la voterebbero indubbiamente.