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«È imbarazzante che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra. Ma i vari assessorati regionali comunicato fra loro?». È la domanda ironica del Consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni dopo che nei giorni scorsi il governatore Zaia ha decretato lo stato di crisi a causa della siccità. «La Regione continua a emanare disposizioni sui prelievi nei corsi d’acqua, ma sulle falde rimane inerte – spiega Zanoni – anzi, agisce in maniera opposta, continuando a dare il via libera a centinaia di impianti di prosecco in pianura, con relative autorizzazioni di pozzi che vanno a “pescare” proprio dalle falde. Eppure a febbraio 2016, in occasione del bilancio previsionale, era stato approvato un ordine del giorno, del quale ero primo firmatario, che impegnava la Giunta ad attuare politiche di prevenzione e tutela dagli effetti della siccità, fornendo mezzi ed adottando misure in grado sia di migliorare urgentemente la raccolta e la distribuzione delle acque potabili e di irrigazione, sia di evitare lo spreco di risorse idriche. Ma non è la prima volta che gli uffici di palazzo Balbi vanno in corto circuito tra loro: basti pensare al caso del dossier Pfas con Zaia che sosteneva di essere stato tenuto all’oscuro dai suoi assessori».

«In ogni caso – insiste il Consigliere del PD – non è pensabile di intervenire ancora con provvedimenti di emergenza e a suon di ordinanze. Occorre programmare una seria politica di risparmio idrico, di controllo delle captazioni, di programmazione oculata degli invasi alpini, di bilancio idrico e di rilascio del deflusso minimo vitale. Da anni, infatti, i fiumi si seccano non soltanto in piena estate, come, per fare un esempio, il Limbraga a Treviso. Con i cambiamenti climatici in atto è semplicemente assurdo che la Regione Veneto continui a puntare tutto su una coltivazione come il prosecco che, a differenza di altre, come frumento e medica, richiede addirittura nuovi pozzi irrigui. Non serve a niente decretare lo stato di crisi – conclude Zanoni – se poi si fanno scelte politiche che vanno in direzione opposta. Non c’è altro tempo da perdere: la Regione riunisca al più presto un tavolo di lavoro con tutti i soggetti interessati: province, comuni, consorzi, associazioni dei coltivatori e ambientaliste».