Primarie Pd in Veneto, Tonella: «renziani veri votino me»

In uno scontro molto poco combattuto, il candidato più a sinistra sfida il concorrente Bisato: «con lui l’establishment, io innovatore»

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Pochi lo sanno, ma il 30 aprile il Partito Democratico in Veneto eleggerà il suo nuovo segretario e l’assemblea regionale. Un fatto di una certa importanza, dato che il Pd sarebbe, anzi è la maggiore forza d’opposizione al governatore leghista Zaia, ed è senza una guida dall’anno scorso. A scontrarsi (si fa per dire, come vedremo) Alessandro Bisato, sindaco di Noventa Padovana, il candidato renziano sostenuto da gran parte dell’establishment (Puppato, Rotta, Santini, Fracasso, Filippin, Baretta, Sbrollini, Salemi, Moretti e l’ex segretario Roger De Menech), e dall’altra parte Giovanni Tonella, capogruppo Pd a Treviso e sostenitore di Andrea Orlando, lo sfidante di Renzi. Nato a Macerata nel 1975, già professore di scienze dell’amministrazione a Padova e oggi insegnante di liceo, la sua corsa è in salita: come nel resto del Paese, la maggioranza pare essere già in mano ai renziani. Ma il fatto di non avere alle spalle la schiera di parlamentari e consiglieri regionali della maggioranza interna, fa di Tonella, almeno a suo dire, il candidato più outsider. Paradossalmente, più renziano nel senso delle origini: contro la vecchia classe dirigente.

Lei però, Tonella, era nei cosiddetti “giovani turchi”, la componente che voleva dare il benservito alla vecchia guardia ma da sinistra.
Mi definisco un uomo di sinistra, un socialdemocratico europeo con tratti ecologisti e libertari. “Giovani turchi” era un’etichetta giornalistica per identificare la componente di sinistra del Pd “Rifare l’Italia”, in cui c’erano Orfini, Fassina e Orlando.

I rottamatori di sinistra.
No, noi eravamo più cattivi.

Orfini è diventato un pretoriano di Renzi, Fassina è in Sinistra Italiana, lei come Orlando è rimasto nel Pd. Siete più coerenti voi, rispetto alle vostre idee?
Noi siamo coerenti, io sono coerente. Ma in ogni caso, ai “giovani turchi” preferisco le ragazze curde. Vere eroine.

Sappiamo, sappiamo (e ne abbiamo anche scritto, qui). Scusi però, ma vi ponete mai il problema che al cittadino comune, di componenti e correnti gliene possa importare meno di zero?
I nomi e le etichette le danno i giornalisti.

Ah, quindi è colpa nostra.
Parlo per me: io non voglio alimentare, in queste primarie, le divisioni nel centrosinistra, ma semmai unire.

Primarie dall’esito già scritto, a quanto pare.
Non credo sia scontato, non sono fatalista. Ogni individuo è libero di scegliere fino al 30 aprile.

Se lo dice lei.
E le dico di più: ci sono aspetti significativi che possono indurre anche un renziano, un renziano vero, a votarmi.

Urca. Me li dica subito.
In Veneto non si tratta di votare per Renzi o Orlando o di giudicare un’azione di governo, ma un partito che per due anni è sparito. Un renziano doc può votare un innovatore anti-establishment, proprio perchè in quanto tale dovrebbe essere interessato al cambiamento della classe dirigente, preferendo l’azione di rottura. Renzi ha fatto così, no? E’ partito dal basso.

Insomma, qui le parti sarebbero rovesciate: un vero renziano dovrebbe votare contro il candidato renziano, Bisato.
Bisato è una persona che stimo, e che voterei. Il problema è il giro che ha dietro. Ci sono esponenti che prima erano bersaniani, poi sono diventati renziani, e che sono lì da sempre.

Trasformisti, si dice.
Questo può essere un elemento che dovrebbe far riflettere un renziano autentico. Anche se, intendiamoci, non c’è solo l’aspetto generazionale per me, ma anche altri, a partire dalla competenza. Anche nella mozione Renzi si parla di “partito pensante”: ecco, io ho un profilo più intellettuale.

Alcuni maggiorenti che la appoggiavano sono usciti dal Pd per entrare nei Democratici e Progressisti (Mdp), come il consigliere regionale Ruzzante, il parlamentare Zoggia, l’ex sindaco di Padova Zanonato. Hanno sbagliato?
Aiutano il meccanismo di frantumazione del centrosinistra, nel quale Renzi ha una grande responsabilità. Io ho cominciato a fare politica coi Comitati Prodi, in un ciclo di unificazione che portò all’Ulivo.

Mi dice le differenze politiche fra lei e Bisato, al di là dell’appartenenza?
Per quanto riguarda il partito, io do più centralità ai militanti, mentre lui mi sembra si preoccupi troppo delle prerogative dei parlamentari. Ma non vorrei far polemica con Bisato.

Correte uno contro l’altro, ci saranno pure delle idee diverse, altrimenti che primarie sono?
Mah, non ho visto grandi differenze… A me pare di essere più duro sulla Pedemontana, anche se poi ci siamo avvicinati… Lui è per la revisione del progetto, io per rifare il tracciato ed estromettere il concessionario privato. Ma ripeto, non vedo diversità gigantesche…

Sull’autonomia che mi dice? Principio da salvare e referendum modalità da bocciare, oppure no?
Il referendum è propagandistico e inutile, serve a Zaia per coprire la sua incapacità di governare utilizzando le televisioni locali per farsi campagna promozionale. Si faccia un’analisi sulle competenze esclusive e concorrenti e si vada al negoziato con Roma, che è l’unica via. La Lega non vuole l’autonomia, vuole i voti dell’autonomia. Zaia non fa nulla, e non si accorge di nulla: non si è accorto della Pedemontana, del Mose, dei project, anche nella sanità. Fa comunicazione, quella sì.

Mentre il Pd in questi anni neanche quella, visto che mi diceva che non c’è stato.
L’errore del Pd è stato di non costruire un’alternativa, di non fare opposizione dura, e di arrivare alle elezioni trovandosi a gestire una situazione all’ultimo momento…

…candidando una Moretti-Ladylike che vi ha fatto piombare nell’abisso. E l’avete ancora lì.
Guardi, anche su questo: è stato cambiato il capogruppo in Regione (che era appunto la Moretti, travolta dal caso “vacanze in India”, ndr), anche se troppo tardi è stato un fatto positivo. Il problema è quando i candidati sono scelti da Roma, anzichè dagli amministratori del Veneto: sono questi che devono prendere in mano il partito. Non i parlamentari scelti dall’alto.

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