25 Aprile, la Resistenza da storicizzare

Smitizzare senza negarne il valore, esaltare senza rimuoverne le ombre: come fa Gramola nella Cronistoria sui partigiani vicentini

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Nonostante il gran numero di pubblicazioni sulla Resistenza che continuamente vedono la luce, una storia della Resistenza italiana è ancora da scrivere. Ne è prova ulteriore il primo volume, dei tre previsti, dal titolo “Cronistoria della Resistenza armata vicentina 1943 – 1945“, curato da Benito Gramola e concernente la Brigata Pasubio di Marozin e il Gruppo di brigate “A. Garemi”. Il titolo è significativo: “Cronistoria”, non “Storia”. Come dire che anche in un ambito geografico ristretto come quello vicentino siamo ancora, a più di settant’anni di distanza, alla ricerca e alla determinazione dei “fatti”, cioè del materiale base che consente allo storico di fare Storia.

Ma perché questo ritardo storiografico? In primo luogo perché moltissimi documenti non sono ancora stati studiati, anzi, non sono ancora venuti alla luce. Pensiamo alla documentazione contenuta negli archivi americani e inglesi, per non parlare dei documenti conservati negli archivi russi e di quelli chiusi negli archivi privati che verranno resi disponibili magari dopo decenni dalla scomparsa dei protagonisti.

In secondo luogo perché la Resistenza è stata utilizzata per troppo tempo come arma impropria nel dibattito politico: la Resistenza non è ancora uscita dalla cronaca per entrare finalmente nella storia e le polemiche di questi giorni ne sono una scontata conferma.

In terzo luogo perché per troppo tempo la Resistenza è stata sacralizzata e, per speculare contrapposizione, demonizzata, mai cioè pienamente storicizzata, vale a dire smitizzata senza negarne i valori ed esaltata senza nasconderne le ombre. Da questo punto di vista il lavoro di Gramola è una opportuna lezione di metodo perché mostra di quanta lunga e paziente fatica abbiano bisogno i fatti stessi per diventare tali, cioè tessere utili alle ricostruzioni storiche.

E’ questo il merito fondamentale del lavoro di Gramola: egli ci ricorda che i fatti non sono il dato da cui partire, ma il risultato cui si perviene dopo un lungo percorso di analisi e di confronto di un’infinità di documenti, di testimonianze e di libri. Infatti non viene prima il dato, l’evento e, dopo, l’analisi critica. Il fatto diventa “vero” dopo che è stato ripulito da incrostazioni ideologiche, da errori materiali e da errori intenzionali, perché esistono anche quelli. Ecco dunque la fatica intelligente, critica, di Gramola per accertare nomi, date, circostanze della lotta armata vicentina.

Un secondo merito di questo volume sta nell’aver utilizzato senza censure tutta la bibliografia disponibile sui singoli episodi. Gramola, cioè, ha citato tutti coloro che hanno scritto su di un determinato evento senza mai censurare giudizi diversi e magari opposti alle sue opinioni. Questo significa edificare ponti di confronto e non muri di sterile autoreferenzialità. C’è da augurarsi, dunque, che i successivi due volumi vengano pubblicati quanto prima.

Ph: resistenzatradita.it

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