Pedemontana, BpVi: «quel credito senza garanzia a Tellatin»

Nell’azione di responsabilità contro i passati vertici spunta un finanziamento all’azienda di un ex consigliere d’amministrazione. Finita poi in concordato

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Una carambola inedita tra le opere pubbliche venete e la vicenda della Banca Popolare di Vicenza, con il Gruppo Adige Bitumi a fare la fine del boccino impazzito che si beve i punti del filotto: è quella che si legge tra le pieghe delle oltre 340 pagine che costituiscono l’atto per l’azione di responsabilità dell’attuale management di BpVi nei confronti degli ex amministratori dell’istituto, primo tra tutti Gianni Zonin. Il quale non è solo, perché nel mirino dell’odierno amministratore delegato dell’istituto berico Fabrizio Viola, per l’asserita mala gestio degli anni passati, ci finisce, tra i tanti, pure Paolo Tellatin, ex membro del cda della banca, ma anche patron di Adige Bitumi. «Tra le operazioni oggetto di censura – queste le parole esatte estrapolate dalla citazione in giudizio – figurano altresì quella a favore della… Gruppo Adige Bitumi spa… sub-holding facente capo a Paolo Tellatin, uno degli storici consiglieri di BpVi… A decorrere dal 2009 momento iniziale della nostra contestazione – si legge ancora – … sino al maggio 2015, Gruppo Adige Bitumi ha progressivamente incrementato la propria esposizione debitoria nei confronti della banca da un importo di circa 15 milioni a quasi trenta milioni».

ACCUSA
Quello messo nero su bianco dall’attuale vertice BpVi è un vero cahier des doléances che per l’ex componente del cda parla di una serie di delibere che va dal 2009 al 2013 grazie alle quali il gruppo, che ha sede legale a Mezzocorona in Trentino, ottiene un ampliamento delle linee di credito. Emblematico è in questo senso un altro passaggio in cui si spiega che l’allora consiglio di amministrazione di BpVi il 10 aprile 2013 concedeva «senza alcuna garanzia in contropartita e nonostante il rating segnalasse un profilo di rischio molto alto, nuova elasticità per cassa per 2,4 milioni di euro» per fornire (in questo caso è Viola a citare un documento allegato all’azione di responsabilità) «sostegno temporaneo finalizzato a un riequilibrio finanziario per un’eventuale fattorizzazione dei crediti vantati VS società Autostrade». Detto più facile, la fattorizzazione (o factoring) nel lessico finanziario anglosassone è una particolare cessione del credito giustificabile da vari motivi, tra i quali la necessità di dare una certa sicurezza ai flussi di cassa aziendali. L’atto di citazione non entra nel dettaglio della operazione perché rimanda ad un altro allegato. Ma conclude così: Adige Bitumi «in data 6 febbraio 2014 entra in concordato sicché il credito della banca pari a 32 milioni di euro è passato a incaglio con una perdita oggi quantificabile… di euro 18 milioni».

LIASON POLITICA
Tellatin «rimasto in carica dal 3 dicembre 2002 al 9 luglio 2013» è anche un uomo vicino alla politica. È Vvox il 20 dicembre dell’anno scorso a dare conto di un finanziamento di 3000 euro partito proprio da una società della galassia Tellatin e diretto a Massimo Giorgetti, consigliere regionale azzurro finito in un vortice di polemiche per avere proposto un aumento della attività estrattiva, settore collegato a quello in cui operano le società facenti capo proprio a Tellatin. Ancora, le stesse società operano anche con alcune compagini autostradali riferibili alla Regione Veneto come la Cav. Ma soprattutto Adige Bitumi dal 2016 è subappaltatore di Sis, il consorzio ispano-piemontese che tra mille polemiche e difficoltà sempre maggiori sta cercando di portare a compimento la Pedemontana Veneta sulla linea Montecchio-Spresiano.

INCROCIO PEDEMONTANO
Le due società non se la passano bene. Per la Sis la situazione non è per nulla rosea: è la stessa Regione Veneto, che pure spinge a più non posso per la Spv, a preconizzare uno scenario da insolvenza conclamata: «Va… presa in considerazione anche l’eventualità… non improbabile… che il concessionario venga di conseguenza a trovarsi in condizione di insolvenza, con l’apertura di una procedura concorsuale a suo carico e con possibili… e… probabili… ricadute pregiudizievoli sulle imprese subappaltatrici e sugli altri operatori che sono a vario titolo coinvolti nella realizzazione dell’intervento».
Per Adige bitumi la procedura per il concordato è addirittura una realtà da almeno tre anni. Per di più, come spiega Il Sole 24 Ore del 12 febbraio 2014, tra i soggetti cui la galassia di Tellatin è stata costretta a cedere asset immobiliari per far cassa c’è quel gruppo trevigiano, le Costruzioni Generali Carron, il cui patron Diego Carron è uno dei dodici big della imprenditoria veneta che nell’estate del 2016 firmano una lettera aperta ai media, in cui si chiede il completamento della Pedemontana veneta.

CERTEZZA
Ora, quanto abbia contato il credito concesso da BpVi per la sopravvivenza di Adige Bitumi, l’atto d’accusa della banca non lo scrive. Quello che è sicuro, però, è che se il gruppo veneto-trentino avesse tirato le cuoia, sui cantieri della Montecchio-Spresiano (in foto uno scorcio del cantiere in Valle dell’Agno) non avrebbe potuto mai lavorare.

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