Biennale Venezia, la Cgil: «mai abbandonati i lavoratori stagionali»

Zambon, responsabile Filcams: «anzi, spesso ci siamo occupati anche delle persone non iscritte»

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Il tema delle condizioni di lavoro degli stagionali della Biennale è diventato problematico «una ventina d’anni fa quando quell’ente che versava in condizioni economiche non floride e con le visite che si assottigliavano», non senza sacrifici tra i dipendenti, fu costretto ad assoggettare quei lavoratori, un tempo pubblici, alla categoria del commercio privato. «Nessuno nasconde che ci siano difficoltà quotidiane» ma sostenere che il sindacato abbia abbandonato quei lavoratori, come hanno fatto questi ultimi in un articolo su questo quotidiano online, è «fuorviante». È questo il pensiero di Monica Zambon, segretario per Venezia e provincia di Filcams, la federazione della Cgil che segue gli addetti del commercio

«Ad essere onesti il sindacato non ha mai fatto mancare il proprio sostegno a queste persone – continua la Zambon – Spesso ci siamo fatti carico anche delle istanze di persone non iscritte. Il problema è che alcuni di loro per anni hanno chiesto che fossero sancite delle garanzie circa la prelazione sul posto di lavoro». Ovvero la sicurezza che terminata la stagione (la Biennale non è sempre interamente operativa) al lavoratore, che non dipende direttamente dall’ente culturale bensì da agenzie interinali che a loro volta rispondono alla chiamata della Biennale, fosse «assicurato una sorta di diritto di prelazione su quel dato posto di lavoro ad ogni nuova stagione. Cosa che nessuno – prosegue il segretario – può fornire in questo momento».

Zambon d’altro canto interviene sulla scelta della Biennale di stabilizzare una trentina di lavoratori in possesso di laurea breve, competenze nell’uso delle tecnologie e padronanza della lingua straniera, una scelta che alcuni esponenti della vecchia guardia critica aspramente. «Nessuno nega che sarebbe stato positivo da parte della Biennale organizzare di corsi per fornire» anche ai non diplomati «la possibilità di formarsi a dovere. Ma come è possibile sapendo che seppur indirettamente sono in forza alla Biennale solo per alcuni mesi l’anno? Va peraltro sottolineato che i neo-assunti provengono comunque dal bacino di stagionali cui periodicamente si è attinto per rinforzare i ranghi della Biennale».

La querelle tra stagionali e l’ente artistico (che è diritto privato ma che è di fatto assimilabile ad un ente di diritto pubblico) va in scena da almeno un paio di lustri. Per ottenere un po’ di ascolto e un po’ di visibilità l’anno scorso un manipolo di loro durante la visita del segretario confederale nazionale di Cgil, Susanna Camusso, in campo Santa Margherita, si erano avvinghiati alle transenne del palco allestito dal sindacato per consegnare alla stessa Camusso una lettera in cui avevano sintetizzato le loro doglianze. «Tra mille sacrifici – rimarca Zambon – siamo riusciti a evitare che quei sessanta, ancora da precari, non venissero comunque espulsi da quel circuito». Ma i lavoratori contestano peraltro comportamenti da parte di chi coordina il loro lavoro (la Biennale pur interpellata continua a non rispondere) al limite del consentito. «Se ci sono eventuali malversazioni o peggio mobbing – taglia corto Zambon – chi è oggetto di tali condotte si rivolga noi. Valuteremo con tutte le attenzioni del caso procedendo con ogni azione conseguente».

Sul piano generale però rimane una questione in sospeso. In Paesi che vantano una tradizione culturale o turistica assodata come Germania o Francia, specie quest’ultima, assumono molti più dipendenti pubblici e li mettono a sistema in una serie di circuiti che comprende musei, festival, centri culturali e altro. In Italia politica e sindacato hanno mai remato in questa direzione? E come mai una città come Venezia, unica al mondo e che macina milioni di turisti all’anno non riesce a far rientrare gli stagionali in un qualche circuito complesso? «Questo è certamente un tema apertissimo. Il confronto con la Francia – spiega Zambon – è eloquente in questo senso. In realtà nonostante la grandissima quantità di ingressi annui i dipendenti della categoria dei servizi, del turismo e del commercio non se la passano bene. Viviamo in un momento in cui bisogna continuamente lottare per i propri diritti. E anche a fronte di una crisi economica che perdura questa battaglia è molto molto ardua».

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