Pedemontana incartata, i silenzi di Zaia

La giunta veneta al momento non risponde ai rilievi della Corte dei Conti ma anche a quelli di Salini e Sics. Zanoni (Pd) annuncia battaglia

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Dopo la bacchettata giunta dalla Corte dei Conti, la Superstrada pedemontana rimane una fonte di preoccupazione per la giunta Zaia. Se da una parte quest’ultima sta facendo filtrare messaggi che dovrebbero rassicurare l’opinione pubblica sull’esito positivo della complicatissima vicenda politica, amministrativa ed economica, dall’altro i segnali all’orizzonte non rimangono dei migliori. Frattanto il Pd attacca e annuncia una interrogazione a stretto giro, a firma del consigliere regionale Andrea Zanoni

TIMIDI SPIRAGLI
Alla fine della settimana scorsa, stando almeno al Giornale di Vicenza, è arrivato l’ok del Nucleo per la vigilanza sugli investimenti (il Nuvv), al nuovo schema di accordo col soggetto privato incaricato di realizzare la Spv. Tuttavia il Nuvv è un soggetto che di fatto promana dalla giunta. Mentre dopo i durissimi rilievi mossi dalla Corte dei Conti su possibili danni erariali, l’amministrazione regionale ha cercato di correre ai ripari, annunciando di volere rimuovere l’addizionale Irpef con cui finanziare il rilancio della Spresiano Montecchio, attualmente al palo per l’incapacità finanziaria di Sis di procedere coi lavori. La maggioranza e ancora più il team tecnico-giuridico di cui Zaia si è dotato quale cabina di regia sull’opera sono rimaste nel silenzio più assoluto, senza imbastire la minima replica ai giudici contabili, che da diversi mesi stanno passando al microscopio il progetto e i contratti alla base della grande infrastruttura pensata per alleviare il traffico tra il Trevigiano e il Vicentino.

SILENZIO SUI RILIEVI DI SICS E IMPREGILO
Ma non si tratta dell’unico ambito rispetto al quale il presidente Zaia dovrà fare chiarezza. All’inizio dell’anno infatti la Sics srl, la società di ingegneria che aveva redatto il primo progetto della Spv, aveva indirizzato una letteraccia alla giunta: un vero e proprio esposto nel quale erano messi nero su bianco una serie di presunte opacità sull’intero iter amministrativo. Vvox.it ne aveva dato conto il 26 gennaio. Nell’esposto firmato dal legale rappresentante di Sics, il geometra Giuseppe Capocchi, viene distillata una lunga serie di accuse che riguardano la natura del contratto, gli obblighi del concessionario e addirittura la asserita presenza di contratti simulati. Fattispecie che quanto meno sul piano potenziale hanno anche una rilevanza penale. La risposta al momento si è limitata ad una laconica lettera firmata dall’ingegnere Elisabetta Pellegrini, responsabile tecnico della unità di progetto sulla Spv, la quale rispetto alla missiva della Sics spiega che «non si comprende chiaramente nella esposizione».
L’altra grande incognita sulla Pedemontana peraltro rimane la lettera di intimazione che a marzo ha inviato alla regione la Salini-Impregilo, primo vincitore del bando di concessione per Spv e poi obbligato a farsi da parte dopo aver perso un lungo contenzioso davanti alla giustizia amministrativa proprio contro Sis. Il colosso delle costruzioni fa sapere ai vertici di palazzo Balbi che il nuovo accordo in via di firma tra la stessa Regione e Sis, in forza delle modifiche recentemente introdotto, dovrebbe essere rimesso a gara, e non rinegoziato semplicemente col privato. Così si legge nella lettera: «Si intima alla Regione Veneto… di revocare in autotutela tutti gli atti eventualmente già illegittimamente adottati» e si «… diffida la Regione in persona del Presidente e legale rappresentante dal procedere all’adozione di qualsivolglia ulteriore atto finalizzato alla modifica del rapporto concessorio con il Consorzio Sis per la Pedemontana Veneta». Si tratta dell’avvisaglia di un contenzioso legale epocale che potrebbe avere anche altri rivoli giudiziari, compresa una inchiesta penale.

ESPROPRI, CONTO ALLA ROVESCIA
A fronte di questa situazione al momento è difficile capire se, come auspicato da Zaia, Corte dei Conti e Autorità anticorruzione (Anac), concederanno il nulla osta al nuovo accordo con Sis voluto da palazzo Balbi. Ma che cosa dovesse succedere se i due soggetti dovessero prendersi molto tempo per decidere o addirittura optassero per un no, Zaia non lo ha mai spiegato. Se a ciò si aggiunge che il privato, così riferisce il GdV di sabato 20 maggio, ha tempo solo fino a dicembre per pagare espropriati e subfornitori, allora non possono essere sottaciuti i dubbi di chi identifichi la decisione di Zaia di affidare il proprio destino alla decisione di Anac e Corte dei Conti, quasi come un mettere le mani avanti qualora l’opera patisse un clamoroso stop.

IL PD ALL’ATTACCO
Dubbio che si pone anche Zanoni il quale annuncia una interrogazione al riguardo: «Vogliamo comprendere esattamente – attacca il consigliere – come mai il governatore non abbia mai preso posizione pubblicamente sia in merito ai rilievi della Sics, sia in merito alla replica dell’ingegnere Pellegrini. Allo stesso tempo Zaia non ha mai chiarito a dovere come mai tema così tanto un contenzioso contro Sis derivante dalla rescissione del contratto con l’attuale concessionario e tema invece assai poco la quasi certa azione civile che la Regione patirà proprio su iniziativa di Salini. Purtroppo – conclude Zanoni (nel riquadro) – anche la maggioranza che sostiene il presidente si è trincerata in un silenzio fatto di frasi di circostanza che non chiariscono un bel nulla».

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