Decalogo Montanari, gli esempi di Arena e Basilica Palladiana

Le dieci proposte dello storico dell’arte possono sembrare ovvie solo perchè se ne parla sempre. Ma non vengono realizzate (quasi) mai

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Tomaso Montanari è uno dei pochi storici dell’arte italiana della sua generazione che, in possesso di una straordinaria preparazione scientifica, riesca a trasmettere la sua materia con ineguagliabile chiarezza e appassionante coinvolgimento. Inquadra in una prospettiva storica i fenomeni della creatività artistica collegandola alle vicende esistenziali degli autori. La lucidità intellettuale del suo pensiero è avvalorata dalla dirittura morale della sua azione, cosa che lo rende credibile anche quando si lascia prendere dalla foga del dire o trascinare dall’émpito della discussione. Peculiarità, queste, che gli consentono di scuotere le coscienze ponendole di fronte alle loro responsabilità.

Ed è a proposito della politica culturale ch’egli interviene nei pubblici dibattiti, accalorandosi quando, smessi i panni del cattedratico, sente il dovere come cittadino di denunciare gli scempi perpetrati a danno dei beni comuni, non tutelati e difesi dalle istituzioni, che devono anche valorizzarli. E’ la sua non offuscata coscienza civile a spingerlo a prendere posizione contro chi ritiene che la cultura sia una faccenda privata, che si soddisfa lasciando campo libero ad arbitrarie operazioni, non, invece, un valore collettivo, perseguito da amministratori dotati di particolari competenze.

Se ci si guarda intorno, si scopre che c’è poco da sperare da amministratori che gestiscono i beni culturali senza capire nulla di arte, di musica, di teatro. Si pensi alla crisi che ha colpito l’Arena di Verona e i suoi dipendenti per l’inettitudine di sovrintendenti cortigiani. E quale crescita culturale c’è da aspettarsi da chi continua ad ospitare in Basilica Palladiana mostre di sicuro successo, ma estranee al nostro territorio, confezionate a scatola chiusa da scaltri imprenditori che fanno lauti guadagni per sé e creano una reputazione di facciata ad ambiziosi committenti?

In tempi in cui le imprese culturali sono per lo più frutto di improvvisazione, Montanari nel suodecalogo delle ovvietà dice cose che appaiono ovvie solo perché vengono continuamente messe all’ordine del giorno, inserite in programmi elettorali mai realizzati. La cultura non è un fatto esclusivamente privato, patrimonio dell’individuo che la coltiva nel suo aureo isolamento, ma un impegno comune per migliorare la qualità della vita del cittadino. Giusto mettere le strutture pubbliche a disposizione di un mercato che sappia costruire una più ampia cultura, sbagliato consentire al libero mercato di praticare a suo capriccio operazioni di ogni genere.

Ora che gli assessorati alla cultura sono diventati assessorati alla crescita – non si capisce quale –, è utile richiamarli a comportamenti che vengono sempre meno praticati. Con l’aria che tira oggi, è difficile dire che cosa sia cultura, capire come e dove venga praticata. Un decalogo di presunte ovvietà serve, eccome, ad orientare chi non riesce più a riconoscere i soggetti stessi della cultura, gli artisti che si proclamano tali.

Tra tante peregrine proposte, ininfluenti sul nostro tessuto culturale, esiste a Vicenza una realtà concreta e incontestabile, in linea con il decalogo Montanari, criticato da chi è al corto di argomentazioni: l’Orchestra giovanile di musica classica dell’Olimpico finanziata dal pubblico e dal privato. É un esempio di come le istituzioni pubbliche, lasciando fare agli esperti, abbiano ottenuto in poco tempo risultati di eccellenza e aperto una strada a giovani seriamente impegnati. La professionalità di molti ha prevalso sulle ambizioni di pochi.

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