Bad bank, cosa succede agli obbligazionisti BpVi e Vb

Il decreto del governo promette il ristoro totale. Il parere di Conte (Codacons) e del legale Calvetti

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Secondo il decreto-legge 99 del 25 giugno, i crediti deteriorati, veri o presunti, e i contenziosi legali di Banca Popolare di Vicenza e Veneto finiranno in una “bad bank” che potrà contare su una garanzia statale di 5 miliardi di euro, estendibile fino a una quindicina. La “good bank” incorporata da Intesa, invece, è costituita dalle attività bancarie in ordine, dal personale e dalle filiali, nonchè dai titoli degli obbligazionisti senior. In particolare, sotto il profilo delle garanzie non ci sono solo quelle a beneficio di Intesa: «lo Stato si impegna anche a ristorare l’80% del valore delle obbligazioni subordinate cui si aggiunge un 20% coperto direttamente da Intesa. Il che significa – spiega Franco Conte, avvocato, presidente di Codacons Veneto – che alla platea degli azionisti subordinati identificata dal provvedimento governativo verrà rimborsato il 100% del valore del titolo sottoscritto. Questo è uno dei motivi che mi fa considerare positivamente il decreto varato dal governo che però ha la colpa di essere tardivo».

OBBLIGAZIONISTI SENIOR
Ad avere effettivamente diritto al 100% del valore del titolo saranno solo coloro che hanno acquisito le obbligazioni subordinate direttamente allo sportello della banca. Si tratta dei cosiddetti acquirenti retail come li definisce Investireoggi.it. Ora, avere aperto i cordoni della borsa solo per i retail è il frutto dalla asserita scelta del governo di tenere fuori dai rimborsi i cosiddetti investitori istituzionali (banche, finanziarie, fondi di investimento, fondi pensione, fondi sovrani e via dicendo) che sono i soggetti che rimarranno col cerino in mano. Tuttavia sulla loro identità, sulle somme in ballo, sulla possibilità che anche questi ultimi possano fare causa allo Stato lamentando un trattamento difforme da quanto previsto per gli altri obbligazionisti senior, «moltissimo rimane da capire – fa sapere ancora Conte – perchè bisogna ancora vedere come si dispiegheranno sul piano economico e giuridico gli effetti di un decreto il cui testo rimane comunque complesso».

OBBLIGAZIONISTI JUNIOR
Situazione ben diversa per tutti gli altri obbligazionisti, i junior, che hanno acquistato i titoli seguendo una strada diversa, magari tramite intermediari bancari o non che siano. Questa categoria potrà puntare al ristoro anche del capitale inizialmente investito «mettendo in campo tutti quegli strumenti giuridici atti a dimostrare che il risparmiatore, sia nel caso abbia acquistato obbligazioni subordinate, sia nel caso abbia acquistato azioni, sia stato ingannato sulla reale natura del prodotto finanziario. Poiché ora la controparte non è più una coppia di banche esangui, ma un soggetto garantito dal pubblico – rimarca ancora Conte – potrebbe essere ben più agevole per i risparmiatori traditi riavere il maltolto».

OTTIMISMO LEGALE
Anche Sergio Calvetti, l’avvocato trevigiano noto per patrocinare un nutrito gruppo di soci di BpVi e Vb  nei contenziosi civili e penali avviati contro gli ex vertici dei due istituti, valuta positivamente il decreto. Con una premessa tecnica: «bisogna spiegare bene la differenza tra un azionista, che è alla grossa l’acquirente di una quota della banca, e l’obbligazionista che è invece il proprietario di un bond, alias obbligazione, ovvero di un prestito alla banca. Sulle prime – racconta ancora Calvetti – avevo pensato di ricorrere contro quel decreto, ma ad una attenta lettura ho realizzato che scritto com’è aumenta le chances di ristoro per i risparmiatori truffati se si agisce bene in sede legale». Calvetti si dice addirittura ottimista: «il decreto ha liberato le banche dalle perdite quotidiane accumulate in due anni di gestione. Cosa che si desume analizzando da vicino i dati sul patrimonio di sorveglianza. Ancora, l’avvio della procedura di liquidazione coatta è in qualche modo un ambito assimilabile a quello della bancarotta, il che, trattandosi di reato più grave rispetto a quelli contestati all’oggi, dilata i tempi della prescrizione e permette agli inquirenti di avere più tempo per andare a fondo. Per questo sono un po’ più ottimista anche da questo punto di vista delle indagini penali».

RISPARMIATORI, NON SPECULATORI
Ma non per tutti la situazione volge al sereno. Non mancano gli investitori e gli analisti indipendenti che considerano artificiosa e surrettizia la scelta del governo di restringere il ristoro garantito solo ai cosiddetti retail. Non sono pochi i risparmiatori, le cui storie cominciano a essere raccontate pure sui social network, che sostengono di avere investito i risparmi in obbligazioni subordinate delle popolari venete con l’intento tipico del cassettista che ha puntato all’investimento non speculativo soprattutto dopo le rassicurazioni di tutto il mondo bancario circa la solidità dei due istituti veneti. Ora quel decreto, con un tratto di penna, azzera il valore delle obbligazioni e i piccoli introiti garantiti dalle conseguenti cedole. Ne deriva che il ristoro annunciato dal governo potrebbe rivelarsi un bluff, perché l’indennizzo si applica non tanto alle obbligazioni acquistate direttamente in banca ma a quelle acquistate direttamente al momento della prima negoziazione, avvenuta prima del 2010. «Quei titoli, almeno nella forma della loro prima emissione in mano non li avrebbe praticamente nessuno – ci dice un obbligazionista che vuole restare anonimo – perché anche coloro che come me in tutta Italia, e sono tantissimi, li hanno acquistati senza fini speculativi, li hanno comunque acquistati in un secondo momento e tramite la intermediazione di vari soggetti come le banche».
Dai dati pubblicati sulla stampa si evince che l’ammontare delle obbligazioni junior vale 1 miliardo di euro o poco più. Dato che la cifra non è enorme, come mai Intesa non se le è prese in pancia come è accaduto per le senior? Gli obbligazionisti si stanno convincendo che il decreto di fine giugno abbia codificato questa previsione solo per garantire il profitto al gruppo bancario. Di contro, per coloro che versano in condizioni economiche disagiate sarebbe pressoché impossibile imbarcarsi in cause legali. A costoro non rimane che la flebile speranza che il parlamento corregga la stortura quando il parlamento convertirà il decreto in legge.

LA DIFFERENZA CON GLI AZIONISTI
Il presidente leghista della Regione Veneto, Luca Zaia, contrario al decreto, alle agenzie di stampa ha dichiarato: «Ci sono azionisti che sono azionisti, cioè che hanno fatto speculazione e trading, e altri che non sono azionisti, ma hanno affidato i risparmi di una vita alle banche. Vorrei chiedere che differenza c’è tra un obbligazionista che avrà un ristoro del 100% e quei pensionati che hanno perso tutti i loro averi, convinti che comprare azioni fosse come comprare obbligazioni». A distanza gli risponde Conte: «dov’era Zaia quando noi ci schieravamo contro la trasformazione in spa delle popolari imposta dal governo e dall’Europa in fretta e furia? All’epoca lui era in prima fila alle assemblee a dire sì a quella trasformazione, che noi all’epoca prevedemmo come sciagurata. È troppo comodo chiedere di far la voce grossa contro l’Europa nascondendosi dietro le sottane del governo, visto che quando Bruxelles s’è impuntata imponendo la trasformazione in spa delle due popolari Zaia, si è subito allineato alla volontà della Ue».

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  • Paolo Maria Ciriani

    ma agli obbligazionisti che avevano sottoscritto le ultime emissioni (2016 e 17) garantite dallo Stato cosa sarà rimborsato?