Renzi contro il Fiscal Compact? Ma ci faccia il piacere

Nel merito, l’ex premier ha ragione. Ma allora perchè la sua riforma costituzionale non prevedeva l’abolizione del pareggio di bilancio?

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Il sociologo britannico Nikolas Rose nel suo “Powers of freedom Political Thought” dedica un intero capitolo al rapporto tra numeri e politica. Rose mette in evidenza la non sempre innocenza della politica quando ricorre al linguaggio dei numeri. Come avviene quando si stabilisce che il deficit di bilancio non può superare il 3% del Pil: una regola che si può non rispettare, ma che comunque non ammette bilanciamenti con principi o norme concorrenti. Fino al Trattato di Lisbona il percorso dell’Ue si era caratterizzato per la prevalenza della politica sul potere tecnocratico. Dopo lo scoppio della crisi nel 2008, i numeri diventano il modo per imporre le decisioni scritte nei Trattati, rivestendole nel contempo di una patina di neutralità. La governance europea è stata profondamente modificata e nei numeri come il pareggio di bilancio (obiettivo di medio termine), la percentuale di riduzione di debito pubblico è stato assegnato un ruolo che mette nell’angolo la dialettica democratica.

La situazione di emergenza finanziaria iniziata nel 2008 ha reso necessaria la nascita di fondi per sostenere gli Stati, perché non bisogna mai dimenticare che la crisi ha costretto le banche centrali a ridurre i tassi d’interesse e a comprare i cosiddetti “titoli tossici”, cioè obbligazioni senza valore. Gli Stati sono intervenuti trasformando il debito privato in debito pubblico. Alla crisi dei debiti sovrani si è risposto, oltre che con riforme, creando fondi d’intervento e norme ad hoc. In particolare il Mes (meccanismo europeo di stabilità) conosciuto come Fondo Salva-Stati e il Trattato sulla Stabilità, Coordinamento e Governance nell’Unione Economica e Monetaria conosciuto come Fiscal Compact, che è un trattato internazionale e quindi fuori dal diritto europeo. Fuori vuol dire che per l’Ue non ha la forza di diritto costituzionale come quella che hanno i Trattati dell’Unione, e infatti è incompatibile con il Trattato di Lisbona, che a sua volta ha recepito il Trattato di Maastricht (che significa debito annuo al 3% del Pil, che fra parentesi non ha alcuna base scientifica, essendo un limite elaborato nel 1980 da un funzionario francese, tal Guy Abeille).

Ora Renzi parla di stracciare il Fiscal Compact dopo che il suo partito ne recepito il pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012. Renzi sotto l’aspetto giuridico poteva strapparlo già quando governava. Meglio tardi che mai, ma ci sono alcuni problemi. Il primo è che il Fiscal Compact è collegato al Mes disciplinato da un regolamento Ue. Se uno Stato è in crisi e deve essere aiutato facendo intervenire il Mes, questo è possibile solo se lo Stato ha approvato il Fiscal Compact. Quindi certamente puoi stracciare il Fiscal Compact per incompatibilità con il Trattato di Lisbona, ma se hai bisogno dell’aiuto del MES per i problemi di finanza pubblica poi non lo potrai più attivare. A maggio scorso il debito pubblico è aumentato di 34 miliardi rispetto a maggio 2016.

Rientrano comunque nel diritto europeo altri strumenti approvati dopo il 2008. Uno è il Two Pack, che riguarda il coordinamento delle politiche economiche, con l’esame da parte della Commissione Ue di ciascuna legge di bilancio formulando un parere prima che la legge vada in Parlamento. L’altro è il Six Pack, che comprende 5 Regolamenti e una direttiva attraverso cui si rafforza la sorveglianza dei bilanci degli Stati e il coordinamento delle politiche economiche. Dalle considerazioni precedenti deriva che abolire il Fiscal Compact vuol dire anche modificare i modificati 4 articoli della Costituzione, incidere su un eventuale intervento del Mes, agire sul famoso Patto di Stabilità e Crescita nonché sul Patto Euro Plus.
Appaiono condivisibili le dichiarazioni di Renzi su Fiscal Compact, ma sono palesemente strumentali. Tanto più che nel suo progetto di riforma della Costituzione non risultava affatto eliminato il pareggio di bilancio.

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  • pachiara

    Questa è una perfetta metafora del traditore della Patria Renzi (quello che a detta della Bonino ha accettato di far attraccare i barconi della morte di qualsiasi provenienza e bandiera nei porti italiani portando al disastro il Paese) e ne rappresenta in pieno la natura trombonesca, cialtrona, velleitaria, superficiale, meschina e assolutamente venefica per il disgraziato popolo italiota.