Arena Extra, il benservito della Fondazione a Girondini

Il sovrintendente Polo ha raggiunto l’equilibrio finanziario, anche se il patrimonio resta in passivo. Inquietante la scoperta di Bertucco

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A norma di statuto, l’amministratore unico di Arena Extra è nominato senza limiti di tempo, fino a revoca dell’assemblea dei soci. Tecnicamente, questo spiega perché il titolare di questo incarico sia tuttora Francesco Girondini, nonostante non sia più sovrintendente di Fondazione Arena (socio unico di Arena Extra) dall’aprile 2016 e nonostante da quasi un mese il suo grande sponsor, Flavio Tosi, non sia più sindaco di Verona.

Diciamo tecnicamente, perché naturalmente esiste sempre il civile istituto delle dimissioni, ma non risulta che Girondini abbia avuto o abbia alcuna intenzione di farne uso. A quanto pare, però, il tempo ormai sta per scadere: secondo indicazioni attendibili raccolte da Vvox, il socio unico a breve convocherà se stesso, per una singolare “assemblea” (le virgolette sono inevitabili, data la situazione) che avrà all’ordine del giorno il benservito a Girondini.

Non è detto che in contemporanea si procederà alla nuova nomina. Il passaggio è infatti delicato, perché esiste una valutazione dell’Anac, l’Agenzia Anticorruzione, secondo la quale il doppio incarico a suo tempo ricoperto da Girondini (sovrintendente e amministratore) avrebbe avuto un qualche profilo di incompatibilità per possibile conflitto d’interessi.

Indicazione singolare, visto che la Fondazione controlla al 100 per cento Arena Extra, ma è chiaro che ora ci si penserà bene prima di proporre per il doppio ruolo l’attuale sovrintendente, Giuliano Polo. Senza contatore che la prossima chiusura del commissariamento (il via libera al prestito agevolato nell’ambito della Legge Bray è ormai imminente) potrebbe portare in tempi rapidi alla ricostituzione del Consiglio d’Indirizzo e quindi alla nomina del nuovo sovrintendente (ruolo per il quale, peraltro, Polo è in pole position).

In attesa degli sviluppi, ancora una volta sale alla ribalta della cronaca l’oggetto misterioso Arena Extra, vero e proprio convitato di pietra della lunga e spesso convulsa crisi della Fondazione, del quale ci siamo varie volti occupati (sia l’anno scorso, che pochi mesi fa). Ad accendere i riflettori (per quanto lo riguarda non è una novità, essendo il tema da lunga pezza un suo cavallo di battaglia) è stato il consigliere comunale di minoranza Michele Bertucco, che tra le pieghe del bilancio di Fondazione Arena ha trovato un accantonamento prudenziale di 1,68 milioni per un per contenzioso tributario in relazione proprio ad Arena Extra.

È l’effetto di un’ispezione della Guardia di Finanza avvenuta nei primi mesi di quest’anno, che significativamente non contesta operazioni recenti, ma punta il dito contro un “affare” che risale a quattro anni fa. Per le Fiamme gialle, infatti, la famigerata cessione dalla Fondazione alla società controllata di costumi, bozzetti e vario materiale d’archivio non fu cessione di ramo d’azienda ma di beni. Operazione quindi da assoggettare a Iva, non a imposta di registro, come invece avvenne.

Al di là dell’aspetto tecnico, colpisce questo ritorno a uno dei momenti cruciali nella storia recente della crisi della Fondazione Arena, avvenuto dopo la stagione del centenario, alla fine del 2013. Molti hanno visto quella cessione come un “maquillage” finanziario per mettere le stampelle a conti che stavano rapidamente peggiorando, grazie a un’iniezione di attivo patrimoniale di almeno 7 milioni, al netto degli ammortamenti. Soldi virtuali, che mai sono passati da Arena Extra alla Fondazione, e sono stati in grado di dare solo un momentaneo ristoro a un bilancio già avviato a precipitare rovinosamente, di fatto rinviando di un anno l’evidenza del crac.

Quella posta (indicata in oltre 12 milioni) rimane da allora nel patrimonio attivo e crea non poche inquietudini per la sua “virtualità”. Non al sovrintendente Polo, che ritiene assorbito dalle manovre iniziate con il piano di rilancio e continuate con la gestione 2016 anche questo elemento, considerato uno degli effetti della crisi. E guarda piuttosto alla possibilità che ora, una volta archiviata l’amministrazione Girondini, Arena Extra diventi davvero il braccio operativo di Fondazione Arena nella gestione dell’anfiteatro, secondo l’idea di riunificazione operativa e perfino artistica a suo tempo lanciata già a primavera dal sovrintendente, nel corso di un dibattito all’Università di Verona.

Polo può vantare l’equilibrio dei conti, ottenuto grazie al piano di risanamento (costo del personale giù di 3 milioni e più) e a una politica di radicale contenimenti dei costi, ma la situazione generale rimane più che delicata. Il debito sta lentamente scendendo (da 28 a 26,6 milioni), è calato fortemente l’indebitamento con le banche (ora di poco superiore a 2 milioni) ma il patrimonio disponibile è sempre fortemente in passivo, né l’utile di 360 mila euro è servito a riportarlo sotto la soglia di – 10 milioni di euro. In queste condizioni, basta un esercizio che non chiuda in positivo per agitare lo spettro di un possibile commissariamento. Ma danno fiducia gli ormai sicuri 10 milioni della Legge Bray, la boccata di ossigeno in arrivo dal Ministero, con FUS aumentato di circa un milione e mezzo e anche la speranza che una cifra analoga arrivi dal Tar, cui la Fondazione si era rivolta per le decurtazioni al FUS del 2014-2015.

Si vedrà. Restiamo dell’idea che prima di nominare Consiglio d’Indirizzo e sovrintendente sarebbe prudente e opportuno attendere la fine della stagione. Questione di un mese o poco più, con il vantaggio di poter ragionare a bocce ferme non solo su quello che è stato fatto, ma anche sui risultati ottenuti.

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