Alta tensione (politica) sulla centrale a Vittorio Veneto

Tra presunti conflitti d’interesse e intrecci azionari, la vicenda dell’impianto idroelettrico sul fiume Meschio deflagra a palazzo Ferro Fini

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«Occorre capire bene se sulla procedura di quella centrale idroelettrica incomba o meno lo spettro del conflitto di interessi. E non avendo avuto risposte al riguardo dalla giunta Zaia stiamo interpellando l’Anac». Ad esprimersi in questi termini è il consigliere regionale Andrea Zanoni (Pd) parlando di un impianto che nel Comune di Vittorio Veneto è soggetto in queste settimane ad una pre-autorizzazione della commissione Via (valutazione di impatto ambientale). Uno dei suoi componenti, la geologa Roberta Tedeschi, avrebbe a che fare con la società proponente. Accusa che viene rispedita al mittente dalla diretta interessata, che preannuncia azioni legali a tutela della propria onorabilità.

PREAMBOLO
Il sindaco democratico di Vittorio Veneto, Roberto Tonon, più di un mese fa indirizza una nota alla Regione Veneto (protocollo 2090 in data 12 giugno 2017) nella quale testualmente si legge: «A seguito della riunione del Comitato tecnico regionale di Via del 31 maggio 2017 si informa che la dottoressa Roberta Tedeschi, uno dei sei componenti esperti esterni del comitato stesso… risulta essere rappresentante della ditta Hpe hydropower enviroment srl il cui progetto è sottoposto alla procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale o Via». E così l’impianto previsto sul Meschio (nel riquadro una veduta del fiume) in località San Giacomo di Veglia a Vittorio Veneto diventa un casus belli.

ZANONI ALL’ATTACCO
A palazzo Ferro Fini il 15 giugno Zanoni parte lancia in resta e indirizza alla giunta regionale una interrogazione in cui menzionando le prescrizioni Ue in materia chiede lumi sull’accaduto: «Gli Stati membri dell’Unione provvedono affinché l’autorità o le autorità competenti assolvano ai compiti derivanti dalla presente direttiva in modo obiettivo e non si ritrovino in una situazione che dia origine a un conflitto di interessi (…) Il nostro gruppo già l’8 marzo con un’ altra interrogazione aveva segnalato situazioni analoghe. Tuttavia dall’esecutivo capitato dal governatore leghista Luca Zaia non abbiamo ricevuto uno straccio di risposta. Motivo per cui ho preparato un esposto all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione».

LA REPLICA DELLA GEOLOGA
La Tedeschi però non ci sta e replica a sua volta così, ai taccuini di Vvox: «Il 15 giugno 2016 sono stata presente alla Conferenza di servizi di autorizzazione unica convocata dal Comune di Vittorio Veneto su richiesta della società Hpe srl a supporto del progettista». Più tardi «il 21 ottobre 2016 ho ricevuto incarico quale esperto esterno presso il comitato Via il cui decreto di nomina è del dicembre 2016. Come previsto dalla legge regionale numero 4 del 18 febbraio 2016 la disciplina sulla incompatibilità e sul conflitto di interessi prevede che io non eserciti l’attività professionale nel territorio di competenza del comitato tecnico Via per i progetti sottoposti a tale procedura». Di seguito una seconda puntualizzazione: «In occasione della trattazione dell’argomento in sede di comitato Via ho dichiarato al presidente la mia incompatibilità e sono uscita dalla sala. In riferimento a questi fatti ho letto alcuni articoli sui giornali. E sto valutando con i miei avvocati l’eventualità di una o pià azioni legali per diffamazione a mezzo stampa». Detto in altre parole la geologa spiega che la sua nomina presso il comitato Cia, o commissione Via che dir si voglia, è successiva alla consulenza tecnica precedentemente fornita in una singola occasione a beneficio di Hpe. «Anche perché – sottolinea la professionista considerando che le critiche siano fuori bersaglio – non è corretto affermare che io sono rappresentante dell’impresa Hpe bensì sono solo stata consulente del progettista».

PERMESSI E PARTECIPAZIONI
Se si analizza nel dettaglio l’assetto proprietario della “Hpe hydropower enviroment” emergono alcuni aspetti singolari, almeno secondo i dati della Camera di Commercio di Treviso. La srl infatti ha due azionisti. Con il 70%, socio di maggioranza è l’imprenditore Fioravante Casagrande, molto noto nel comprensorio vittoriese: il mobilificio Capodopera e la Artisport sono due delle realtà più conosciute nelle quali Casagrande vede una sua partecipazione. Nella compagine di Hpe assieme a Casagrande, col 30% delle quote, risulta anche tale Erminio Paolo Canavese di Sacile in provincia di Pordenone. Ora sempre dai documenti camerali si può riscontrare come quest’ultimo detenga il 70% di Sparta srl. Si tratta di una società di consulenza e di progettazione ambientale della quale la dottoressa Tedeschi è direttrice generale, vicepresidente del consiglio d’amministrazione, e anche socia al 30%. Cercata per una replica su questi dati, chi scrive non ha però più trovato telefonicamente la Tedeschi.
Ancora: tra le partecipazioni dell’imprenditore Casagrande figura pure “La Serika”, una srl che stando agli archivi regionali nel 2016 ha depositato svariate richieste di autorizzazione per altrettanti impianti idroelettrici. Uno è previsto a Cordignano sempre nel Trevigiano, mentre altri quattro sono in agenda in provincia di Belluno lungo il fiume Piave e più precisamente nel Comune di Santo Stefano di Cadore; uno di questi poi insiste per una parte anche sul territorio comunale di San Pietro di Cadore. Alla fine si può parlare di cinque richieste che se sommate a quella di Hpe diventano 6.

PROFESSIONISTI NEL MIRINO
La vicenda della Hpe va considerata in un quadro più generale. Da una parte ci sono le polemiche che da anni agitano la politica regionale in merito alla commissione Via. I detrattori della attuale disciplina e di quella adottata per almeno una quindicina d’anni sostengono che la presenza di professionisti esterni sia da evitare. Il motivo: ik possibili conflitti d’interesse dovuti al cosiddetto meccanismo delle porte girevoli. Meccanismo per cui un professionista, che magari fino a qualche mese prima vestiva magari pure i panni di funzionario della pubblica amministrazione, a seconda delle circostanze esce dalla commissione per poi rientrarvi poco dopo quando la pratica che lo riguarda è stata evasa, continuando però a parlare con gli stessi commissari esterni che a loro volta potrebbero dichiarare a loro volta una situazione di incompatibilità per altre pratiche: si tratta di un intreccio che quanto meno sul piano ipotetico espone l’organo tecnico regionale al rischio dello scambio di favori tra membri della medesima commissione. Il problema è noto da anni. Zaia durante la precedente consiliatura aveva assicurato un giro di vite, anche per una questione di risorse: le pratiche vagliate dai soli funzionari pubblici, già ben retribuiti peraltro, hanno un costo pressoché nullo. Se però si sommano i gettoni di presenza dovuti agli esterni i costi salgono. Vvox aveva già affrontato l’argomento nell’aprile del 2015. Vinte le elezioni però il governatore ha lasciato praticamente intatto lo status quo.

INCENTIVI POCO VERDI
C’è poi il tasto dolente delle centraline idroelettriche, che scontano i vizi amministrativi riscontrabili anche per le pratiche relative alle altre fonti rinnovabili. Dal 2010 tiene banco la querelle infinita sull’impatto ambientale e su quello economico di queste opere piccole o grandi che siano. Al netto degli scandali giudiziari i contributi statali sono essenziali per la remunerazione del capitale investito nonché per l’utile del privato dal momnento che questo rivende a terzi l’energia prodotta, anche dalle dalle piccole centrali, la quale energia senza aiuti pubblici sarebbe fuori mercato. Oltretutto tali aiuti derivano da un prelievo sulla bolletta dei cittadini e delle imprese. Non si tratta quindi, denunciano gli ecologisti, di un incentivo alle energie alternative, ma di un vero e proprio “pizzo legalizzato” che negli anni è costato (e continuerà a costare) svariati miliardi di euro. Gli interessi in gioco sono altissimi. E la problematica in passato aveva anche acceso il dibattito interno alla Confindustria bellunese, molto sensibile all’argomento proprio per la ricchezza d’acqua della provincia dolomitica.

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