«Vicenza, cooperativa fa lavorare migranti a 500 euro al mese»

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Pubblichiamo una nota del portavoce del comitato di cittadini PrimaNoi, Alex Cioni.

Sulle pagine del Giornale di Vicenza è uscita un’interessante intervista a Enzio Miotti, socio fondatore di Dimensione Impresa, una società che in provincia di Vicenza ha in carico 140 sedicenti profughi di cui alcuni sono stati inseriti in aziende sotto la formula degli stage a 500 euro al mese. L’intervista ha provocato la reazione stizzita del portavoce del comitato di cittadini PrimaNoi, Alex Cioni, il quale ha affermato che le parole di Miotti rappresentano «la quintessenza dell’ipocrisia» in quanto ha precisato che non esiste alcun business e che i costi vivi per la gestione dei migranti sono talmente alti da ridurre al minimo il profitto. «Ci toccherà fargli una colletta per arrivare a fine mese, mentre alla sua dipartita verso miglior vita verrà eretto un busto in suo onore per la sua opera meritoria verso la comunità vicentina», commenta sarcasticamente Cioni.

Il rappresentante del comitato spiega che i costi cui le cooperative e le società come quella di Miotto sono soggette, ricadono effettivamente nel piano spesa della gestione dei migranti ma negare che ci sia un affare lucroso nella gestione dell’accoglienza, «significa dimenticare artatamente quanto accaduto in questi anni, vedasi l’inchiesta di mafia capitale a Roma o di Ecoficina in Veneto». In effetti, non sarebbero così tante le cooperative e le società che si reinventano professionisti dell’accoglienza, anche quando non lo sono, «se non esistesse la concreta possibilità di fare tanti soldi in poco tempo, il che sarebbe legittimo se il fatturato prodotto -sostiene Cioni- derivasse da un servizio oggettivamente utile alla comunità».

L’aspetto che più infastidisce il comitato PrimaNoi riguarda il cosiddetto ricollocamento lavorativo dei richiedenti asilo: «siamo alla dimostrazione palese dell’utilizzo dei migranti come manodopera da sfruttare a basso costo che inevitabilmente producono una concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori italiani. Le centinaia di migliaia di migranti che arrivano dalle coste libiche rappresentano, come diceva Marx, il tipico esercito industriale di riserva pronto ad entrare nelle filiere della produzione a prezzi stracciati coperti da dei contratti fittizi come spesso risultano essere gli stage».

Il ragionamento del portavoce del comitato fa leva altresì sulle difficoltà dei giovani italiani a trovare un’occupazione: «non è vero che non ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare, almeno non sempre è così, ma ci sono lavori che gli italiani non sono disposti a fare per pochi euro all’ora. Con ogni evidenza, siamo al cospetto di una sovrana ingiustizia verso il popolo italiano, perchè le società come quella di Miotto creano le condizioni ideali per una sostituzione dei lavoratori italiani con una nuova manodopera disposta a tutto pur di sopravvivere, anche a fare per 3 euro all’ora ciò che un giovane veneto difficilmente farebbe», ha concluso il portavoce di PrimaNoi.

Tags: ,

Leggi anche questo