Pfas, le tavole inedite sui solventi a Trissino

Mentre a Vicenza arriva la commissione parlamentare ecomafie, a Venezia scoppia il caso “riservatezza” sui verbali della omologa regionale presieduta da Brusco (M5S)

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Domani 14 settembre a Vicenza nella sede della prefettura si riunisce in seduta esterna la “Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”, comunemente nota come commissione parlamentare ecomafie. Al centro dei lavori ci sarà il caso Pfas del quale si era già occupata in passato redigendo un durissimo documento conclusivo. L’organismo presieduto dal deputato democratico bolognese Alessandro Bratti arriva in un momento particolare: da pochi giorni infatti è divenuta operativa la “cugina” regionale della ecomafie, che però ha una durata limitata a due mesi e approfondirà solo il tema Pfas, i temutissimi derivati del fluoro al centro di un caso di contaminazione che ha interessato il Veneto centrale.

I primi vagiti della commissione regionale, nonostante l’ottimismo del presidente Manuel Brusco del M5S (la presidenza è appannaggio delle minoranze) sono stati contrassegnati anche da alcuni contrasti tra maggioranza di centrodestra e opposizione di centrosinistra sulla pubblicità dei verbali di seduta. La cui divulgazione sarebbe stata inibita ai componenti poiché tenuti ad un vincolo di riservatezza in ossequio allo Statuto regionale. «Al momento, per ragioni di opportunità – spiega il presidente Brusco, confermando l’orientamento volto al riserbo scelto al momento dai componenti – non posso entrare nel merito delle obiezioni sollevate da alcuni consiglieri, fermo restando che sarà mio dovere interpellare gli uffici per una ulteriore verifica rispetto alla pubblicità dei verbali». La grana è giuridica, perché il vincolo alla riservatezza sulle informazioni ambientali potrebbe cozzare col dettato di una serie di norme, a partire da quelle europee, che sulla libertà di accesso alla documentazione in materia ambientale sono molto stringenti.

Ma è anche politica, perchè la commissione, non solo su input del centrosinistra ma proprio del M5S, era nata per fare chiarezza sugli anfratti più nascosti della vicenda Pfas. E la trasparenza invocata a più riprese potrebbe a questo punto venire meno. Pe la verità a favore del vincolo di riservatezza durante la seduta dell’11 settembre si era spesa a lungo la dottoressa Micaela Colucci, funzionaria del settore assistenza legislativa del Consiglio Regionale. Un orientamento, va precisato, condiviso dalla maggioranza di centrodestra. Ora bisogna capire se l’orientamento degli uffici verrà in qualche modo ulteriormente passato al vaglio. Lo stesso vincolo di riservatezza era stato preso in considerazione quando un’altra commissione speciale, quella sui crac bancari delle ex popolari regionali, iniziò i sui lavori. E anche il quel frangente i dissidi sul riserbo non mancarono.

Ma sui Pfas c’è un’altra questione spinosa, e giunge da Trissino, il Comune dell’Ovest Vicentino che ospita l’industria chimica Miteni, la fabbrica finita al centro del caso. Sotto il sedime o nelle prossimità del sedime della stessa Miteni ci sarebbero altre sostanze altamente tossiche: i solventi clorurati dei quali in passato si era occupata anche la Provincia di Treviso. Sulle ragioni di quelle presenze poco o nulla si sa. Tuttavia l’indiscrezione, mai smentita, aveva già fatto capolino sui media (recentemente di solventi si era occupato pure il Mattino di Padova). Ma dalle carte in possesso dell’amministrazione comunale trissinese, che Vvox.it può mostrare per la prima volta, risulta un aspetto singolare: le tavole redatte dalla Copernico Srl, la società incaricata da Miteni di verificare lo stato del suolo, evidenziano sì la presenza di solventi clorurati, nonché di benzotrifloruri (i cugini “poveri” dei pfas già al centro di un altro caso che interessò negli anni ‘70-80 la Miteni quando si chiamava Rimar ed era sotto il controllo della Marzotto), ma senza indicarne l’unità di misura. Le indiscrezioni trapelate a margine dell’inchiesta della magistratura condotta dai Carabinieri del Noe di Treviso, e coordinata dalla Procura di Vicenza parlano di un aspetto, quello dei solventi, che avrebbe interessato persino gli stessi militari.

Rimane da capire quindi se la commissione Ecomafie e la commissione regionale Pfas siano informate di quanto agli atti del comune di Trissino. L’argomento potrebbe essere affrontato presto in Regione quando i membri della commissione guidata da Brusco sentiranno i vertici della Miteni, cui potrebbe essere chiesto di fornire documentazione inedita. Di qui la prudenza di alcuni funzionari della Regione che temerebbero il risentimento della società qualora alcuni dati sensibili fossero divulgati dai soggetti che hanno titolo di accedervi (in foto una manifestazione No Pfas a Trissino nel maggio del 2017).

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