Riscoprire la terra si può: «il Veneto faccia come l’Alto Adige»

Cantiero, conduttore di “Vie verdi”: «settore agricolo e zootecnico ricchissimo e con tante storie originali. Ma non si sa comunicarle»

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Nel Veneto della modernità e dell’industrializzazione, raccontare l’anima rurale della regione è un modo per tenersi ancorati alle origini. È quel che fa Stefano Cantiero su TeleArena. Partito come giornalista economico, inizia il percorso di divulgazione televisiva sulla terra e il settore contadino con “Mondo agricolo”, rampa di lancio per l’attuale “Vie verdi”. Un programma nato e proseguito sotto le ali di TeleArena, cui va di pari passo una forte presenza sul web proprio del conduttore, è diventato un must non solo per gli addetti ai lavori ma per tutti coloro che in tv «e adesso anche sui dispositivi mobili» cercano un angolo di natura e di tradizione. Non solo agricoltura, quindi, ma anche «ecoturismo, turismo enologico, artigianato, produzioni biologiche: ambiti che oggi sono conosciuti comunemente ma che una ventina d’anni fa portai in tv che erano quasi dei perfetti sconosciuti».

E dunque via con le storie dei personaggi incontrati in tanti anni di lavoro, dapprima nella regione che fu della Serenissima e poi nelle Tre Venezie, dove lo stesso Cantiero ha allargato lo spettro della sua ricerca. C’è il ragazzo che «produce integratori naturali partendo dalle alghe, alla pasticceria della Lessinia vicentina che realizza dolci con i frutti del corniolo», una pianta molto usata nel Medioevo e oggi pressoché sparita dalle tavole. Ci sono i giovani «spesso laureati in biologia o in agraria che riscoprono l’uso antico delle erbe officinali o riscoprono le antiche razze bovine. O quelli che essiccano i fiori di iris per farne un distillato straordinario. Gente che oggi ricomincia a fare tutte queste cose anzitutto perché quello era l’insegnamento che era stato trasmesso loro dai nonni. E poi, solo poi, perché da quella idea, se si ha anche fortuna, può nascere una attività che sta in piedi pure sul piano economico».

I veneti, dice dopo anni di osservazione sul campo «sono gente umile, gran lavoratrice, ansiosa di fare bene, di apprendere di migliorarsi. Difetta però nella capacità rendere visibile il suo lavoro». A fianco però c’è un altro Veneto, quello profondamente segnato dalla modernità, dalla perdita di alcuni valori identitari e di comunità, un Veneto segnato dai schei. «Purtroppo – spiega l’autore di Vie verdi – si tratta di una cattiva attitudine che si è fatta sentire moltissimo negli anni ‘70 ed ‘80», quelli del boom forsennato, «e che per certi versi sta dispiegando ancora i suoi effetti».

Non a caso subito dopo il popolare conduttore decide di toccare un tabù, quello del vino. «Sia chiaro, è uno straordinario biglietto da visita per la nostra regione: nessuno si sogna di mettere in discussione il primato dell’Amarone o del Prosecco. Ma vedere che si continuano a sbancare fianchi collinari o peggio fianchi di bassa montagna per piantare viti e a ancora viti non mi convince. Quella non è più viticoltura ma industria agricola. E lo dico in considerazione del fatto che quegli sbancamenti che richiedono ingenti investimenti non li puoi fare se non hai le spalle grosse. Il tutto tra l’altro capita perché a causa del riscaldamento globale ormai in questa stagione accade sempre più spesso di trovarsi a mille metri e misurare sul termometro 25-26 gradi. Aree un tempo troppo fredde per le viti sono quindi diventate accessibili in questo senso». Detto in altre parole Cantiero chiede di fare molta attenzione al fenomeno della monocoltura spinta della vite, per le distorsioni ambientali ed economiche che ciò può generare.

«In tanti anni di lavoro ho potuto constatare la ricerca del miglioramento della qualità nell’allevamento. I nostri sono i più controllati al mondo. Poi però dal Brennero passa di tutto tanto che», causa la politica al ribasso dei prezzi che non sembra mai fermarsi, «si può dire che sebbene la crisi colpisca un po’ tutti oggi come oggi gli allevatori stanno peggio degli agricoltori». Il Veneto tra l’altro è un caso particolare poiché «primeggia dal punto di vista industriale e da quello della manifattura». Ha una agricoltura e una zootecnia, specie nel Veronese, di grandissimo peso. Al contempo però è la prima regione in Italia come fatturato turistico e vanta bellezze paesaggistiche e naturalistiche di pregio, ma è pure la regione, assieme alla Lombardia, più cementificata. Tante contraddizioni difficili da tenere unite. «Io – spiega il conduttore – non tirerei in ballo troppo la politica, il discorso è più profondo. È una questione di senso ed antropologica. Occorre una unitarietà, anzi una comunione di intenti nel segno della tradizione. Va recuperata la verità delle origini». E qu si sente l’eco di Luigi Meneghello, Dino Buzzati o anche Marco Paolini.

Ma c’è un ma. Tutta questa attenzione ad una sorta di arcadia perduta non rischia di trasformarsi in un consolatorio amarcord in salsa green che in realtà lascia le cose come stanno? «L’obiezione è legittima. Ma solo dando conto di queste persone e di queste storie si riesce a dare attenzione e rispetto a questa realtà, che poi è quella dalla quale tutti noi veniamo. E poi si tratta di realtà che stanno un po’ alla volta riprendendo piede per tutta una serie di fattori. Non diventi milionario? Va bene. Ma dove sta scritto che l’arricchimento sia il fine ultimo dell’esistenza?». Cantiero è fiducioso che esista una prova tangibile di questa inversione di tendenza: «sì, basti vedere l’Alto Adige. In quella terra le istituzioni e le comunità si sono battute per la salvaguardia delle tradizioni e per evitare lo spopolamento della montagna, la fonte di quelle tradizioni. Mi si obietta che lì la cosa è accaduta perché c’è l’autonomia con i suoi soldi. Non è vero: il Veneto è molto più ricco e quella scelta non l’ha fatta».

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  • pachiara

    Caro Milioni e caro Contiero: ho vissuto per molti anni in Alto Adige e dunque penso di poter dire la mia: non c’entra nulla la ricchezza o altre cose, tipo autonomia. E’ del tutto fuorviante. Il Veneto non poteva – avvicinarsi forse, ma solo da lontano – fare come il Sud Tirolo perchè questa terra cari i miei due, è una Heimat, ossia una patria vera e propria da difendere o con le armi o con la furbizia politica (come hanno fatto gli altoatesini, però dopo aver messo le bombe – forse Milioni e cantiero manco lo sanno – sotto vari tralicci facendo venire la fifa blu agli italiani democristiani di allora). E per gente con i coglioni come appunto i sudtirolesi non c’è trippa per gatti: è casa loro e proprio per questo la difendono a spada tratta. E salvaguardano il territorio passo dopo passo: è loro ed è terra benedetta, con un solo partito che riflette lo spirito della gente. Mica come in Veneto con parolai, cazzari, piddini e via dicendo che di Heimat manco sanno il significato. Altro che autonomia: qui gli italiani sono come i Comanches nella riserva. Tutto il resto sono chiacchiere.