Fiera Vicenza: scusi Marzotto, permette 10 domande?

Da bambini ci hanno insegnato, a noi che siam provinciali educati all’antica, che i debiti vanno pagati. Ora, non sappiamo esattamente come donna Marta ha tirato su il figliolo, ma noi ci sentiamo in credito con Matteo Marzotto. Al presidente della Fiera di Vicenza (nonché del Cuoa di Altavilla Vicentina) avevamo fatto nove domande, poi salite a dieci quando c’eravamo intestarditi ad approfondire quella sciocchezzuola dell “accreditamento” all’Onu – le virgolette son d’obbligo – della suddetta Fiera. Gliele avevamo fatte conoscere urbi et orbi, pubblicamente, sulle pagine online su cui scrivevamo fino a quest’estate. Ora che siamo tornati in pista, non gli faremo certo il torto di riporle nel cassetto: non sia mai. Le trova in calce. Chissà se un giorno avrà un’oretta per rispondere. Magari con un’intervista faccia a faccia, come si usa fra persone civili e che nulla hanno da temere.

Ma prima, cari lettori, volevamo tornare ancora una volta – e giuriamo che è l’ultima, salvo sorprese – su questa benedetta faccenda dell’unica società per azioni fieristica al mondo accreditata all’Ecosoc, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Che in base al Capitolo X dello Statuto (art. 61-72) promuove studi e relazioni su questioni sociali, culturali, educative e sanitarie di respiro internazionale, fa raccomandazioni per sostenere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, convoca conferenze internazionali, prepara progetti di convenzione da sottoporre all’Assemblea Generale. Già tutto questo ci pare un tantinello sproporzionato e fuori tema per un’impresa di diritto privato che mira al profitto com’è la Fiera. Tant’è che – lo facevamo già notare in passato – ad essere accreditate all’Ecosoc sono le Ong (le Organizzazioni Non Governative), per definizione senza scopo di lucro. Ma il dr. Marzotto ci aveva resi edotti del fatto che la Fiera è accreditata tramite, attraverso, per l’intermediazione (through, in inglese) di Cibjo, la Confederazione Mondiale del Gioiello presieduta da Gaetano Cavalieri, questa sì negli elenchi ufficiali Ecosoc. Assieme, fra 2.774 Ong in “special consultative status”, alla Fondazione Opera Campana dei Caduti o all’Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa. Della Fiera, purtroppo, nessuna traccia. Eppure un comunicato ufficiale di viale del’Oreficeria con data 14 maggio 2013 e luogo New York spiegava che Fiera Vicenza Spa si accreditava “per il riconosciuto impegno sul fronte della Corporate Social Responsability della filiera internazionale del gioiello”.

Un anno dopo, cioè quest’anno, esattamente il 9 giugno 2014, il signor Andrei Abramov, Chief NGO Branch, scriveva a Cavalieri a nome dell’Onu una lettera complimentandosi per quanto sia stata «ispirata e intelligente» l’idea di «includere la Fiera di Vicenza, azienda leader nella fornitura di servizi, nella Agenda del Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) correlata con il programma CIBJO». Tale programma, spiegava sempre Abramov, consiste nella “formazione a livello mondiale per espandere il settore dei preziosi”, il cui successo dipende “dall’ottenimento delle infrastrutture fisiche” che ne rendono possibile la realizzazione. «Chiaramente – continua Abramov – la Fiera di Vicenza ha tutte le capacità e competenze per fare esattamente questo, e in quanto tale è divenuta parte critica e integrante della nostra joint venture». Insomma, lui è entusiasta della “collaborazione” fra Cibjo e Fiera vicentina. Ma non usa mai la parola “accreditamento”, riferendosi a quest’ultima. Come mai?

Ora, non vorremmo far perdere tempo prezioso nè al presidente Marzotto nè al direttore generale Corrado Facco, che specie quest’ultimo ne ha poco dovendo viaggiare spesso, a volte anche oltre oceano. E allora, per tagliare la testa al toro, chiediamo umilmente di poter vedere un attestato di accreditamento. Vuoi che l’Organizzazione delle Nazioni Unite nel suo Consiglio Economico e Sociale non rilasci una carta ufficiale “to grant” (concedere, accordare) alla Fiera di Vicenza l’agognato status? Noi, che per quanto provinciali il nostro mestiere ci incaponiamo a farlo, ne abbiamo scovato uno: è l’accreditamento dell’1 agosto 2013 dell’OISTE, l’Organisation Internationale pour le Sécurité des Transactions Electoniques. Son 6 pagine, firmate sempre dall’Abramov di cui sopra, in cui si legge come e perché è stato ottenuto il riconoscimento (“to grant”, appunto: nel caso specifico, lo “special consultative status”). La Fiera, il suo, ce l’avrà senz’altro, che scherziamo? Male che vada, potremmo sempre chiedere al gentile Abramov di farcene avere una copia. Oppure al nuovo padrone incontrastato della Fiera, il neo-presidente della Provincia Achille Variati.

Le 10 domande a Matteo Marzotto

1. Lei è stato scelto nel dicembre 2013 come presidente della Fiera dopo la presidente pro tempore del vicepresidente Stefano Stenta, seguita alle dimissioni di Paolo Mantovani. Cosa non ha funzionato secondo lei nella gestione Mantovani?

2. La sua nomina in Fiera si è sommata alla presidenza del Cuoa, e tutto ciò nonostante su di lei penda un rinvio a giudizio per evasione fiscale. Non le sembrano troppe, due cariche in contemporanea nello stesso territorio, e con la spada di damocle di un processo per un reato contro il pubblico erario?

3. Il bilancio della Fiera deve fare letteralmente i conti con 4,4 milioni di oneri del mutuo (da 33 milioni di euro) per il nuovo padiglione. Questo a fronte di una riduzione delle metrature. Può spiegare dettagliatamente come si ripagherà l’investimento, e di chi è la responsabilità dei metri in meno?

4. Il piano industriale licenziato quest’anno ricalca il vecchio piano Ditri, che prevedeva l’annullamento di Vicenza Oro Spring, l’esposizione orafa primaverile. Lei ha dichiarato di voler rimodularla. A che punto è, ed in cosa consiste concretamente la rimodulazione della fiera di maggio, a parte il riferimento d’immagine all’Italian way of life?

5. Con il World Trade Center di Dubai è stata create una joint venture in cui la Fiera di Vicenza è in minoranza al 49%. Esistono altri esempi di fiere occidentali che accettano intese simili, e su quali basi progettuali e numeriche Lei può assicurare ai soci, in stragrande maggioranza pubblici, che l’operazione si ripagherà e porterà profitti entro il 2017?

6. L’anno scorso divampò la polemiche su consulenze e servizi esterni. A quanto ammonta, carte alla mano, questo capitolo di spesa, quali sono le voci di cui si compone, e come e perché sono variate nell’ultimo triennio? Ricordo che sono soldi al 98% dei cittadini.

7. Fino all’anno scorso la Fiera era usa affidarsi alle trattative private dirette per gli appalti, ad esempio sugli allestimenti degli stand. Quest’anno per il Boutique Show, invece, c’è stata una gara. Può spiegare i motivi di questo cambio di marcia? Sarà un indirizzo esteso a tutti gli appalti, e con quale soglia?

8. Ai recenti licenziamenti di dipendenti della Fiera sta facendo seguito una ricollocazione dei licenziati altrove, magari nelle stesse ditte a cui esternalizzerete le loro mansioni, come avevate previsto per non lasciarli sulla strada?

9. Le visite delle Fiamme Gialle negli uffici della Fiera chi o cosa riguardano? Cosa vi è stato comunicato in merito?

10. Il presidente di Cibjo, Gaetano Cavalieri, e la professoressa Alba Cappellieri del dipartimento design del gioiello del Politecnico di Milano, hanno ricevuto consulenze o hospitality da parte della Fiera di Vicenza?

Tags: , ,

Leggi anche questo