Sblocca Italia salva solo Orte-Mestre. Chissà perché

Nel decreto Sblocca-Italia sarebbe contenuto un comma ad hoc finalizzato a sbloccare un singolo progetto: quello dell‘autostrada Orta-Mestre. Nel volume “Rottama Italia. Perché il decreto Sblocca-Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro”, curato da Altreconomia e disponibile gratuitamente sul sito di informazione, una quindicina fra giornalisti ed attivisti si alterna in una spietata disanima del decreto approvato con fiducia lo scorso settembre. Fra i vari articoli emerge, per le sue implicazioni venete, quello del redattore di Altreconomia Luca Martinelli (“Il diavolo nel comma: la Orte-Mestre”) in cui il giornalista analizza il comma 2 dell’articolo 4 dello Sblocca-Italia. Comma che già secondo l’Ufficio Studi della Camera dei Deputati, servirebbe a bypassare la sentenza della Corte dei Conti che dall’anno scorso blocca il progetto dell’opera.

La magistratura contabile aveva di fatto impedito la possibilità di un progetto di finanza per questa grande opera concepita nel lontano 2001 da “Management Engineering Consulting”, una società controllata da Vito Bonsignore, già democristiano di fede andreottiana e ora esponente di spicco del Nuovo Centrodestra – il partito del ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi. Tale progetto prevederebbe il collegamento della città laziale di Orte con la veneta Mestre, con la costruzione ad hoc di un nuovo percorso autostradale di oltre 400 chilometri. Quale fosse l’interesse della politica veneta attorno a questo progetto è già in parte emerso nell’ambito dell’inchiesta Mose.

E non casualmente: la costruzione di questa nuova arteria muoverebbe almeno 10 miliardi di euro, spalmati lungo cinque regioni dell’Italia centro-settentrionale. E proprio sul finanziamento il progetto si era incagliato, avendo chiesto i privati la defiscalizzazione dei capitali investiti in questa costruzione. Defiscalizzazione che comporterebbe quasi 2 miliardi di ammanco fiscale alle casse dello Stato. Defiscalizzazione, appunto, bloccata dalla Corte dei Conti. Ora, grazie al decreto sblocca-Italia, la partita è riaperta. E fra comitati di protesta già costituiti e rassicuranti dichiarazioni del ministro Lupi, non resta che concludere che «l’imperativo, del resto, è uno solo: l’importante è fare; fare per fare; fare tanto per fare. Senza pensare che un giorno, a qualcuno, toccherà di pagare il conto».

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