Vvox, il Veneto che guarda oltre

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L’aggettivo “nuovo” è da maneggiare con cura. Un sacco di gente dà aria alla bocca riempiendosene come a voler nascondere il contrario, ovvero il fatto che molte idee spacciate per nuove sono in realtà vecchie come il cucco. La politica è piena di nuovismi fasulli, idem il mondo dell’imprenditoria. E anche i media non scherzano: nuovo qua, nuovo là, e poi se vai a vedere si tratta della solita pappa rimescolata.

Vvox ha l’ambizione di essere un’autentica novità per due motivi. Uno è l’abbattimento del confine fra giornalismo togato e quello che gli anglosassoni chiamano citizen (o street) journalism: il giornale viene scritto anche e soprattutto da chi lo legge. Una cosa nient’affatto inedita fra inglesi e statunitensi che il giornalismo lo hanno inventato, ma ancora lunare, praticamente un miraggio, qui in Italia. Non che i soloni english speaking abbiano sempre ragione, ma qui ce l’hanno: far parlare direttamente i protagonisti della realtà, con quella disintermediazione tra l’altro tipica del web, rende più vera l’informazione. Naturalmente un senso professionale all’agenda di notizie ci vuole, ma senza più lo steccato tra il noi e il voi: la notizia, l’opinione, il punto di vista lo portate voi. Che vi chiamiate con un nome noto oppure no.

Vvox sarà, più che un giornale, un luogo di ritrovo, come si dice, social: vogliamo che l’azione (notizie) vada di pari passo con l’interazione (commenti, dialogo, confronto, incontro, scontro: basta che ci parliamo, ragazzi). Non per questo perderemo di vista il rigore e l’attenzione ai fatti: la missione che ci siamo dati è spiegarli. Quindi analisi, inchiesta, approfondimento prima di tutto. Però togliendosi la puzzetta al naso di chi ti spiattella l’editoriale del giorno non ammettendo critiche: conosco certi augusti colleghi che ci fosse una volta che non bacchettino, anche a sangue, i lettori che osano smontare i loro grandi immortali articoli. Qui accoglieremo a braccia aperte non solo chi ci apprezza – troppo facile – ma pure chi ci contesta, perchè la libera critica è il sale della vita pubblica.

L’altro motivo è un’altra rottura col passato: la gerarchia rigida fra alto e basso, fra attualità istituzionale e di cronaca e la fitta società di associazioni, aziende, culture e anche singole personalità che siano in qualche modo d’eccezione. Fermo restando la rilevanza di ciò che rappresenta il bene pubblico, sperimenteremo un approccio slegato dai generi: la dignità di una produzione o di una comunità che non vanno tutti i giorni sulle prime pagine, deve essere la stessa dei soliti quattro figuri che ci vengono piazzati sotto gli occhi ogni dì che Dio manda in terra. Perchè questo significa ricerca, e non fermarsi all’ovvio, al già sentito e strasentito. D’altronde, abbiamo una testa giovane, come giovane è chi anima la società editrice Me-Young.

Il campo su cui arerà Vvox sarà anzitutto il territorio in cui nasciamo, il Vicentino, ma lo sguardo sarà a tutto il Veneto. Scusate la presunzione, ma ci sembra che mancasse  una voce diversa in questa parte d’Italia e di mondo così dinamica economicamente, tutto sommato socialmente viva, e tuttavia povera di strumenti d’espressione aggiornati ai tempi, soprattutto indipendenti (destra, sinistra, centro? schemi senza senso per chi informa correttamente: l’Ottocento è finito da un pezzo e anche il Novecento non si sente tanto bene). Perciò concedetemelo: saremo la voce del Veneto che guarda oltre. Assieme a voi che contribuerete, si capisce.

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  • Stefano Balbi

    In bocca al lupo!

  • Makkone62 *****

    Spaccate tutto!!! 😉

  • Diego

    Speriamo in bene!