Finanza, confessioni di un ex “squalo”

«La banca è l’usuraio più diffuso»: a dirlo non un esponente della sinistra radicale o del M5S, ma un ex dirigente bancario “pentito”. Quella di Vincenzo Imperatore, per più di vent’anni manager nei più importanti istituti bancari, è una vera e propria confessione: nel suo Io so e ho le prove – Confessioni di un ex manager bancario, da poco uscito per la casa editrice Chiarelettere, vengono descritte «le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare».

Il punto di vista non è però quello di un analista, ma quello di un testimone – di uno che, usando le parole dell’autore, «quel sistema ha contribuito a costruirlo». Questa particolare prospettiva permette di svelare alcuni retroscena della vita delle filiali italiane. Per esempio quello del cosiddetto “72H”, una sorta di protocollo applicato quando un cliente si presenta in banca dopo aver scoperto un’irregolarità nella polizza o nel contratto sottoscritto. In tale situazione il direttore della filiale sarebbe autorizzato ad attingere ad un fondo (da i 500 ai 10 mila euro) al fine di “sedare” il cliente imbufalito ed evitare quindi una possibile vertenza. Il tutto, appunto, entro “72 ore”.

Imperatore afferma di aver deciso di uscire dal giro nel 2009, dopo lo scoppio della crisi dei subprime. Ora il suo mestiere è quello di consigliare società e privati cittadini a come difendersi dalle banche. «Il sistema è marcio. Ma la soluzione è tenere tutte le carte, trattare sempre sulle precentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazione, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente».

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