Wow, Renzi taglia. Cioè tassa gli enti locali

Il taglio dell’Irap sui dipendenti ci voleva, eccome se ci voleva. L’azzeramento dei contributi ai nuovi assunti dà una boccata d’ossigeno alle aziende, seguro. Mantenere l’elargizione degli 80 euro in busta paga male non fa, al portafogli della classe media impoverita. Insomma, la manovra di Renzi è un toccasana, perché taglia e non tassa: applausi dagli industriali, ormai più renziani di lui, e dagli italiani tutti, nelle fantasie del Pd formato nuova balena bianca.

Poi però, se uno va a vedere le carte del governo, scopre il bluff. A parte che qualche gabella è stata comunque infilata (sui fondi pensione a cui i dipendenti hanno devoluto il Tfr), 8 miliardi su 36 vengono da tagli agli enti locali: Regioni, Province e Comuni. Significa meno servizi ai cittadini. Ma che radiosa novità: pensate un po’, girare il conto alla periferia l’hanno fatto tutti i governi, ma proprio tutti tutti.

Poi vabé, pur di far quadrare le cifre il beneamato Renzi è pure ricorso all’aumento del deficit: che per uno Stato sovrano che rappresenta il garante d’ultima istanza della ricchezza nazionale, non sarebbe neppure un sacrilegio. Il fatto antipatico è che contemporaneamente vogliamo restare (ingabbiati e senza sovranità finanziaria) in Eurolandia, dove i numeri stabiliti dalla Merkel e da un signore finlandese di nome Katainen contano più di aziende, cittadini, comunità, territori. Della nostra vita insomma. Ora, della vita reale, possiamo pure immaginare che gliene cali poco, a lorsignori che problemi economici non ne hanno, pagati da Pantalone come sono. Ma di quei poveracci di amministratori locali, specie se iscritti al Pd come i neo-presidenti provinciali Enoch Soranzo a Padova o Achille Variati a Vicenza o il sindaco Manildo a Treviso, davvero non gliene frega una mazza, a Renzi, Padoan & C? Evidentemente no. Largo al nuovo, mi raccomando. Capirai che nuovo…

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