Veneto power, mappa dei poteri forti/1

Il turbine generato dall’indagine sul Mose e dalle inchieste sorelle segnerà uno spartiacque per il Veneto. I colpi patiti dai vari Galan, Mazzacurati, Brentan, Baita, Chisso e compagnia orchestrando, ridisegneranno la geografia del potere in Veneto. Soprattutto in quel ganglio cruciale in cui si intersecano politica, economia, finanza, alta burocrazia, istituzioni, servizi, massoneria, Opus Dei. I cosiddetti “poteri forti” recentemente citati dal premier Renzi. Una galassia aggregata di poteri che ha fatto sentire per anni la sua influenza sulla regione, ma che oggi sta mutando assetto e forma. In questo momento non ci sono più punti di riferimento certi e solidi: il Veneto è in una fase liquida. Nella quale Galan non è stato sostituito dal governatore leghista Luca Zaia, che del berlusconiano non ha né la fisionomia né il modus operandi. E sempre Galan, non è stato sostituito, per lo meno finora, da un nascente establishment targato Pd che ha come suo nome di maggior peso, e con ciò si è detto tutto, Alessandra Moretti.

Sul piano imprenditoriale fra le casate più importanti ci sono i trevigiani Benetton e i bellunesi Del Vecchio. Si tratta di due realtà distinte ma decisamente influenti. I Benetton, un tempo prìncipi della maglieria nella Marca (il loro business pur ancora vivo si è ridimensionato per effetto della crisi), hanno interessi enormi nel mondo delle concessioni autostradali. Tanto per dire una vicenda esemplare che descrive il loro peso, si può ricordare il duro scontro col ministero dell’Ambiente, che ha visto un intervento diretto addirittura dell’ex ministro dell’ecologia Corrado Clini, veneto pure lui, anzi veneziano, proprio in una vicenda che coinvolge in pieno la big family di Ponzano Veneto. Come raccontano i media nazionali, proprio Clini, mentre il suo governo è agli sgoccioli, si fa endorser di un decreto che de facto impone allo Stato, in caso di grandi contenziosi, di non chiedere immediatamente il danno previo risarcimento pecuniario, ma prima di tentare la via della riparazione del danno. Un cambio di orientamento che alcuni osservatori bollano come soluzione cucita addosso ai trevigiani proprio nell’ambito del contenzioso che vede Autostrade per l’Italia opposta alla amministrazione centrale statale.

Altra storia è quella di Leonardo Del Vecchio, che per inciso è l’uomo più ricco d’Italia dopo i Ferrero. Il re degli occhiali nonché patron di Luxottica e detentore del 3% di Generali, è anche uno dei più convinti sostenitori del premier democratico Matteo Renzi, almeno stando all’Huffington Post Italia. Un imprimatur che pesa non solo in terra veneta ma anche, e molto, a Roma. Non a caso l’ex amministratore delegato del gruppo bellunese, Andrea Guerra, è stato in predicato come possibile ministro del governo Renzi.

Proseguendo nella lettura dell’immaginario atlannte dei veneti eccellenti, un posto di primo piano lo merita il trevigiano Giuseppe Stefanel, dominus dell’omonimo gruppo tessile. Stefanel, che vanta interessi in vari rami compreso quello immobiliare, è stato per anni nel cerchio magico di Giancarlo Galan, ex governatore azzurro di origine patavine. Un cerchio che ha ospitato anche Irene Gemmo dell’omonima casata industriale vicentina, in una con un altro politico berico di peso, l’ex eurodeputata Lia Sartori, già reggitrice delle nomine dei vertici Ulss e oggi a processo per illecito finanziamento elettorale. Nello stesso girone non può essere dimenticato il doge dell’aeroporto veneziano Enrico Marchi, da pochissimo signore del polo unico aeroportuale con Verona, da sempre il gemello siamese di Galan: si tratta di nomi, anzi di cognomi (incluso quello di Roberto Meneguzzo patron vicentino di Palladio Finanziaria, dimissionario dopo l’arresto), che a vario titolo compaiono nelle cronache giudiziarie dei più importanti quotidiani regionali e nazionali. Un altro personaggio ch’era vicinissimo a Galan è il vicentino Mario Putìn, zar di Serenissima ristorazione, una spa molto addentro al sistema della sanità veneta. Tutti costoro adesso navigano a vista, tenendo un profilo basso, in attesa di vedere come si ricomporrà il risiko del potere regionale.

Per rimanere in provincia di Vicenza, i nomi che contano sono quelli della famiglia Beltrame, proprietaria della nota acciaieria, e soprattutto quella degli Amenduni, sempre acciaieri e padroni del gruppo Valbruna, fino al 2009 i veri maggiorenti a Vicenza (oggi rimane un puntello giusto nel cda della Fiera, con Michele Amenduni consigliere d’amministrazione), e con importanti partecipazioni (passate o presenti) in Mediobanca, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. A proposito di BpVi: il suo presidente Gianni Zonin si può considerare senz’ombra di smentita come l’uomo più potente del capoluogo berico, anche se per sua forma mentis entra di peso nelle questioni e questioncelle solo se investono direttamente qualche suo interesse.

Per finire la panoramica berica vanno menzionate la Maltauro, potentissima holding delle costruzioni rimasta recentemente invischiata nel caso Expo (il patteggiante Enrico Maltauro ne è stato letteralmente buttato fuori, il cugino Domenico è coinvolto nell’inchiesta da qualche giorno, mentre il presidente Gianfranco Simonetto, saldamente al timone, si è fatto notare per una cena di finanziamento elettorale ad Alessandra Moretti del Pd) e la dinastia dei Marzotto, col rampollo Matteo che assomma gli incarichi di presidente del Cuoa e della Fiera di Vicenza pur se con un rinvio a giudizio per evasione fiscale.

A domani su Vvox per la seconda puntata dedicata alla mappa del potere in Veneto.

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