Vicenza e provincia, feudo d’Achille

Cari elettori vicentini, domenica 12 ottobre siete stati esclusi dal voto per la Provincia, ma non vi sentirete per questo defraudati: non ha mai contato molto, per voi. Però come scippo di democrazia non è stato male: dovevano abolirle, le disutili Province, e invece il governo Renzi col sottosegretario Delrio è riuscito nel capolavoro di mantenerle intatte, ma privandovi del diritto di eleggere i vostri rappresentanti. Per carità, erano i partiti a mettere i loro uomini anche prima, la differenza è solo che lorsignori non hanno nemmeno più il disturbo di dover far campagna elettorale.

E infatti il neo-presidente, il sindaco del capoluogo Achille Variati del Pd, ha vinto grazie ad un accordo sottobanco (sottobanco?) con altri due vecchi arnesi della partitocrazia locale: il consigliere regionale Costantino Toniolo (Ncd) e il coordinatore provinciale di Forza Italia, Dino Secco. Un bella “trasversalata” di democristiana memoria per spartirsi quel che diventerà, con Variati che somma le cariche di sindaco e mister Provincia, un feudo: con Achille feudatario di centrosinistra (che detterà legge in Fiera col 66%: ma agli imprenditori liberali e liberisti va bene, ‘sta roba?), e i compari di centrodestra come vassalli e valvassori a prendersi qualche caréga. Il 63% è un risultato deludente per l’Achillone: significa che non stati pochi i franchi tiratori che hanno messo la crocetta sulla leghista Milena Cecchetto, che può dirsi soddisfatta con un dignitosissimo 36%.

A Vicenza città il vicesindaco Bulgarini sarà sempre più Vice: sempre più con le mani libere, sempre più padrone di scorrazzare ed evoluire fra un palazzo e l’altro. Tanto, il Partito Democratico ha il sondino staccato, e la maggioranza non costituisce un problema. L’unico che poteva avere le credenziali per costituire un polo alternativo interno alla maggioranza, l’assessore all’urbanistica Toni Dalla Pozza, molto probabilmente veleggerà verso un posto in consiglio regionale: dove ha poche rogne, visibilità facile, lauto stipendio. E farà al duo Variati-Bulgarini il gradito favore di togliersi dai piedi.

Benvenuti nel regno feudale di Variati III (tre volte sindaco), o Variati I (capo Provincia per la prima volta), detto il Democristianizzatore. Facce nuove (!) per istituzioni vecchie.

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