Regioni: supercazzole e veri sprechi

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Scrivevamo qui che Ale Moretti, europarlamentare Pd con tanta voglia di presidenza regionale veneta, è l’unico essere senziente a difendere i tagli agli enti locali della manovra finanziaria del governo Renzi. Ci scusiamo con lei e con i lettori: c’è anche Debora Serracchiani. La governatrice piddina del Friuli, sempre precisina, intervistata dal Corriere della Sera non la butta là come l’Ale: rilancia spavalda, fa la lanciatrice di secchiate d’acqua sul fuoco e s’intorcola in fumose supercazzole pur di non ammettere l’evidenza: e cioè che si taglia a tutti indistintamente. Sentite qua che campionessa: «È una manovra straordinaria, la prima che sfida davvero la crisi (…) Il perché delle proteste? Temo che tra i miei colleghi sia prevalso un senso di legittima preoccupazione e anche il timore per le poche informazioni finora avute. Ma dobbiamo impegnarci per arrivare a un punto di equilibrio diverso. È una missione collettiva dalla quale nessuno può chiamarsi fuori (…) Non ho mai usato il verbo tagliare. Preferisco parlare di riqualificazione della spesa (…) Siamo tutti preoccupati ma credo che troveremo un punto di equilibrio migliore per tutti». Debora batte Ale 1-0.

P.S. Vero è che, come scrive Sergio Rizzo sul Corsera, con la riforma del Titolo V della Costituzione (una sottospecie di devoluzione federale di poteri alle Regioni, approvata dal centrosinistra) le spese dei “venti Stati indipendenti” è schizzata del 22%. Ma il punto è: non tutte le Regioni sprecano, ungono, dissipano, cialtroneggiano. Il motivo del malcontento, per esempio in Veneto, è la linearità dell’accetta, non i dipendenti in eccesso del Molise (75%) o della Valle d’Aosta (71%, citando studi della Confartigianato). Piuttosto, nessuno punta il dito contro gli esborsi-capestro dei project financing nella sanità, vero tesoro degli enti regionali. Per non parlare, va da sé, dei soldi buttati dallo Stato centrale. En attendant Moretti e Serracchiani, su questo.

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